Trump attacca papa Leone XIV e pubblica una immagine IA che lo ritrae come Gesù Cristo
Il presidente accusa il pontefice americano di essere troppo liberale e si attribuisce il merito della sua elezione. Il papa aveva condannato la guerra in Iran come frutto di un "delirio di onnipotenza".
Il presidente Trump ha lanciato domenica sera un attacco senza precedenti contro papa Leone XIV, accusandolo di essere "debole sul crimine" e "disastroso in politica estera", in un lungo messaggio pubblicato sul suo social network Truth Social. Lo scontro tra i due americani più potenti del mondo segna un'escalation nel conflitto tra Casa Bianca e Vaticano sulla guerra in Iran.
Trump, di ritorno in aereo dalla Florida dove aveva assistito a un incontro di arti marziali miste a Miami, ha scritto di non volere "un papa che pensa sia accettabile che l'Iran abbia un'arma nucleare" e di non volere "un papa che critichi il presidente degli Stati Uniti". Sceso dall'Air Force One, ha ribadito ai giornalisti: "Non sono un fan di papa Leone. È una persona molto liberale". Poi ha aggiunto che il pontefice "a quanto pare approva il crimine".
L'attacco è arrivato dopo che Leone XIV, nel corso di una veglia di preghiera per la pace nella Basilica di San Pietro sabato sera, aveva pronunciato una delle sue più dure condanne della guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele in Iran e in Libano. Il papa aveva dichiarato che la fede è necessaria "per affrontare insieme questo momento drammatico della Storia" e aveva chiesto ai leader mondiali di sedersi "al tavolo del dialogo e della mediazione, e non al tavolo dove si pianifica il riarmo e si decidono azioni omicide". Leone XIV non aveva nominato Trump né gli Stati Uniti, ma il tono e il contenuto del suo discorso apparivano diretti al presidente americano e ai funzionari della sua amministrazione, che hanno giustificato la guerra anche in termini religiosi.
Nel suo messaggio, Trump è andato ben oltre la questione iraniana. Ha accusato il papa di essersi opposto all'operazione militare americana in Venezuela, dove l'amministrazione ha destituito il presidente Nicolás Maduro a gennaio. Si è poi attribuito il merito dell'elezione stessa di Leone XIV, scrivendo: "Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano". Secondo Trump, la Chiesa avrebbe scelto un papa americano, nato Robert Francis Prevost a Chicago, solo perché riteneva fosse il modo migliore per gestire i rapporti con il presidente. Trump ha anche elogiato il fratello del papa, Louis, per il suo sostegno al movimento MAGA, e ha concluso chiedendo a Leone XIV di "smetterla di corteggiare la sinistra radicale" e di "concentrarsi sull'essere un grande papa, non un politico".

Lo scontro tra i due si è intensificato nelle ultime settimane. Il 7 aprile, quando Trump aveva minacciato attacchi massicci contro centrali elettriche e infrastrutture iraniane dichiarando che "un'intera civiltà morirà stanotte", il papa aveva definito quelle parole "inaccettabili" e contrarie al diritto internazionale. A marzo, il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva invitato gli americani a pregare per la vittoria "nel nome di Gesù Cristo". Leone XIV aveva risposto avvertendo che Gesù "non ascolta le preghiere di chi fa la guerra, ma le respinge", e che "persino il Santo Nome di Dio, il Dio della vita, viene trascinato nei discorsi di morte".
Dopo l'attacco del presidente, diversi cardinali e alti prelati americani hanno preso le difese del pontefice. L'arcivescovo Paul Coakley, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha dichiarato di essere "amareggiato" dalle parole del presidente, sottolineando che "il papa non è un suo rivale, né è un politico. È il Vicario di Cristo". Il cardinale Robert McElroy, intervenuto alla trasmissione 60 Minutes della CBS, aveva definito il regime iraniano "abominevole", aggiungendo però che quella in Iran è "una guerra di scelta" e che gli Stati Uniti rischiano di entrare in un ciclo di "guerra dopo guerra dopo guerra". Il gesuita americano James Martin, scrittore ed editorialista per la rivista America, ha commentato sui social media che l'attacco di Trump è "senza freni, senza carità e anticristiano".
Secondo il Monde, anche i vescovi americani più conservatori, vicini ai valori del movimento MAGA, si sono mostrati critici sulla guerra in Iran e in Libano. La preghiera per la pace del papa è stata seguita da numerose diocesi e parrocchie americane, nonostante la maggioranza dei cattolici praticanti abbia votato per Trump nel 2024. Secondo i dati AP VoteCast, il presidente aveva ottenuto il 55% del voto cattolico.
Le tensioni tra Casa Bianca e Vaticano hanno anche un risvolto diplomatico. Secondo quanto riportato da diversi media americani, il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby avrebbe convocato il nunzio apostolico Christophe Pierre al Pentagono per spiegargli che la Chiesa cattolica dovrebbe schierarsi con gli Stati Uniti, avvertendo che il suo "paese ha il potere militare di fare ciò che vuole". Sia Washington che Roma hanno smentito la natura ostile dell'incontro, ma fonti anonime citate da diversi media ne confermano i toni aspri. Il vicepresidente JD Vance, cattolico, ha detto di non essere a conoscenza dell'incontro. Alcuni esponenti del clero americano sperano che la fede cattolica di Vance e del segretario di Stato Marco Rubio li renda più ricettivi ai messaggi del papa.
Christopher White, ricercatore associato all'università di Georgetown, ha spiegato che Leone XIV non si pone come un "anti-Trump": "La Chiesa non ha un esercito né un potere economico. Tutto ciò che ha è il suo potere morale". Come ha osservato padre James Martin, sempre al Monde, il fatto che papa Leone sia americano cambia le dinamiche: "Non si può più dire, come alcuni facevano con papa Francesco, che non capisce gli Stati Uniti. Quella scusa per non ascoltarlo non è più valida".
