Trump attacca gli ex alleati del mondo MAGA che criticano la guerra in Iran
Il presidente si scaglia contro Carlson, Kelly, Owens, Jones e Greene, definendoli "stupidi" e con "QI basso". Le risposte sono durissime: "È impazzito", "è ora di mettere il nonno in una casa di riposo"
Il presidente Trump ha lanciato un attacco frontale contro alcune delle personalità più influenti della destra americana, gli stessi commentatori e attivisti che hanno contribuito alla sua ascesa politica. In un lungo post su Truth Social pubblicato giovedì, Trump ha preso di mira Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones e l'ex deputata Marjorie Taylor Greene, tutti colpevoli ai suoi occhi di averlo criticato per la guerra in Iran.
Trump li ha definiti "stupidi", "disturbati" e "piantagrane" in cerca di visibilità a sue spese, aggiungendo che "hanno una cosa in comune: un QI basso". Ha scritto di rifiutarsi ormai di rispondere alle loro chiamate e ha sostenuto che le loro posizioni sono "l'opposto del MAGA". Il presidente ha attaccato ciascuno di loro individualmente: ha detto che Carlson "dovrebbe consultare un buon psichiatra", ha definito Owens "pazza", ha descritto Jones come uno che dice "le cose più stupide" e ha ricordato che Kelly gli rivolse domande aggressive durante un dibattito del 2015. Su Owens ha aggiunto che Brigitte Macron "è una donna molto più bella di Candace", un riferimento alle ripetute affermazioni della commentatrice secondo cui la première dame francese sarebbe un uomo. Su Jones, ha ricordato la bancarotta dichiarata dopo la condanna a pagare quasi 1,5 miliardi di dollari per le sue false affermazioni sulla strage della scuola elementare di Sandy Hook. Greene è stata ribattezzata "Marjorie 'traditrice' Brown".
Lo scontro nasce dalla frattura che si è aperta nel movimento MAGA dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Per i critici di Trump all'interno della destra, la guerra rappresenta una violazione della promessa elettorale di non coinvolgere il Paese in nuovi conflitti in Medio Oriente. Le tensioni si sono intensificate dopo che il presidente ha minacciato di annientare "un'intera civiltà", con riferimento all'Iran. Carlson, nel suo programma, ha definito un post pasquale di Trump su Truth Social "spregevole a ogni livello", accusandolo di minacciare crimini di guerra. Owens ha chiesto l'applicazione del 25esimo emendamento, che consente di rimuovere un presidente ritenuto incapace di svolgere le sue funzioni, definendo Trump "un folle genocida". Jones ha invocato la stessa misura nel suo programma InfoWars. Kelly ha dichiarato nel suo podcast di essere "stufa", aggiungendo che "non si può minacciare di cancellare un'intera civiltà". Anche Greene ha chiesto l'applicazione del 25esimo emendamento, definendo le azioni di Trump in Iran "malvagità e follia".
Le risposte al post del presidente sono state immediate e feroci. Owens ha scritto su X: "Forse è ora di mettere il nonno in una casa di riposo". Greene ha replicato che "il presidente Trump è impazzito mentre fa la guerra all'Iran, una promessa elettorale tradita", aggiungendo: "Ho combattuto al fianco di Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens e Alex Jones per far eleggere Trump. E ora se la prende con tutti noi in un unico post delirante". Jones ha dichiarato nel suo programma che "Trump è arrabbiato perché ha torto, è arrabbiato perché è stato incastrato da Israele", aggiungendo poi su X che "il nuovo Trump è un guscio marcio del vecchio Trump" e di non sostenerlo più. Anche figure MAGA non menzionate nel post hanno reagito: il podcaster Tim Pool ha scritto "basta, ho chiuso, questa è stata l'ultima goccia".
La frattura tra Trump e l'universo mediatico della destra si è allargata progressivamente durante il secondo mandato, su diversi temi: i file Epstein, l'intervento in Venezuela e ora la guerra in Iran. Come riporta Wired, nel frattempo alcuni sostenitori rimasti fedeli al presidente hanno chiesto al dipartimento di Giustizia di indagare sugli influencer dissidenti per presunti finanziamenti stranieri non dichiarati. L'attivista Laura Loomer ha definito i post di Owens "la più evidente operazione di influenza straniera mai vista". Un'analisi del New York Times pubblicata mercoledì ha rilevato che migliaia di sostenitori di Trump si sono scagliati contro di lui su Truth Social per la gestione del conflitto con l'Iran.
Il caso rivela un problema politico concreto per i repubblicani. Secondo Wired, una fonte vicina alla rete di influencer del partito ha spiegato che l'amministrazione non ha nemmeno tentato di coordinare i messaggi sulla guerra in Iran con i creatori di contenuti della destra: "La destra online non era favorevole e non c'era nulla che potesse cambiare la situazione. Il meglio che potevano sperare era il silenzio". Le ricerche mostrano che gli influencer di destra hanno avuto un ruolo rilevante nell'ascesa di Trump, e la loro rottura con il presidente rappresenta un segnale preoccupante per i repubblicani, che si preparano già a possibili perdite nelle elezioni di metà mandato.
