Trump annuncia la fine "imminente" della guerra con l'Iran, ma Teheran respinge ogni condizione

Il presidente rivendica successi militari e minaccia ritorsioni sullo Stretto di Hormuz, mentre il Pentagono apparentemente lo contraddice e segnala che le operazioni sono appena iniziate. L'Iran esclude il dialogo e promette resistenza.

Trump annuncia la fine "imminente" della guerra con l'Iran, ma Teheran respinge ogni condizione
Fonte: Casa Bianca

A dieci giorni dall'inizio delle operazioni militari contro l'Iran, il presidente Donald Trump ha dichiarato in conferenza stampa da Doral, in Florida, che la guerra finirà "molto presto", precisando però che non accadrà questa settimana. "Abbiamo già vinto per molti aspetti, ma non abbiamo vinto abbastanza", ha affermato, sostenendo che in dieci giorni le Forze Armate statunitensi hanno raggiunto obiettivi previsti inizialmente solo dopo un mese: la distruzione della marina e dell'aeronautica iraniane, lo smantellamento dei sistemi antiaerei, dei radar e delle telecomunicazioni. Secondo Trump, sono stati colpiti oltre 5.000 siti nel Paese.

La sua stessa Amministrazione, però, invia segnali contraddittori. Poco prima delle parole di Trump, un account ufficiale del Pentagono ha pubblicato su X un post con la frase "We have Only Just Begun to Fight", seguito da: "Questo è solo l'inizio." La settimana scorsa lo stesso Trump aveva ipotizzato una durata di quattro-cinque settimane, un orizzonte ben diverso dalla vittoria imminente evocata ieri. Al quadro già contraddittorio si aggiungono le divergenze con Israele: secondo i media israeliani, l'idea di dichiarare velocemente vittoria per preparare un'uscita dal conflitto non sarebbe gradita a Gerusalemme, dove i vertici militari premono per intensificare le operazioni.

La risposta di Teheran: "I piani americani sono falliti"

Di fronte alle dichiarazioni di Trump, Teheran ha risposto con toni di sfida. Le Guardie Rivoluzionarie hanno replicato che "saranno loro a decidere quando finirà la guerra". Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, intervistato dalla PBS NewsHour, ha definito l'offensiva un "fallimento" ed escluso ogni ripresa del dialogo: "Pensavano di ottenere un cambio di regime in due o tre giorni. Hanno fallito."

La stessa linea è emersa dal consigliere diplomatico Kamal Kharazi, che alla CNN ha dichiarato di non vedere "più spazio per la diplomazia". Il Viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha lasciato però aperto uno spiraglio, precisando che l'Iran accetterebbe un cessate il fuoco solo a condizione di ricevere garanzie definitive contro nuove aggressioni, e che Cina, Francia e Russia hanno avviato contatti con Teheran per una tregua.

La nuova Guida Suprema e l'ipotesi truppe di terra

A complicare la prospettiva di una soluzione rapida c'è la successione alla guida dell'Iran. Trump si è detto "deluso" dalla nomina di Mojtaba Khamenei a nuova Guida Suprema, succeduto al padre ucciso nei raid iniziali, auspicando una nuova leadership "dall'interno del Paese". Per ottenere il risultato, sul piano militare, il presidente americano non ha escluso l'invio di truppe di terra: secondo diverse testate americane, avrebbe anzi espresso interesse per un contingente incaricato di mettere in sicurezza le scorte iraniane di uranio arricchito. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha confermato questa settimana ai membri del Congresso che il materiale nucleare "dovrà essere messo in sicurezza da qualcuno".

Sul fronte diplomatico, sempre ieri Trump ha invece avuto un colloquio telefonico di un'ora con il presidente russo Vladimir Putin, il primo dall'inizio della guerra. Secondo il Cremlino, Putin avrebbe presentato "diverse proposte" per porre fine al conflitto; Trump ha descritto la telefonata come "molto positiva", chiedendo a Putin di essere "più utile ponendo fine alla guerra in Ucraina".

Americani preoccupati dei prezzi della benzina e durata del conflitto

Il dato più preoccupante per la Casa Bianca, in vista delle midterm di novembre, arriva però dall'opinione pubblica americano. Un nuovo sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato ieri rivela che solo il 29% degli americani approva i raid, dato invariato rispetto al 27% registrato all'inizio delle operazioni. Il 67% degli intervistati, incluso il 44% dei repubblicani, prevede un ulteriore aumento della benzina, il 60% ritiene che il coinvolgimento militare si protrarrà a lungo e il 49% prevede un impatto negativo sulle proprie finanze. Due terzi del campione, compreso un repubblicano su quattro, giudica che Trump non abbia spiegato con chiarezza gli obiettivi dell'intervento.

Sondaggio Reuters/Ipsos — Iran
Dettagli Sondaggio Nazionale Reuters/Ipsos — Marzo 2026
Solo il 29% degli americani approva gli attacchi all'Iran; il 67% prevede un aumento dei prezzi della benzina.
Approva o disapprova gli attacchi militari USA all'Iran?
Tutti gli adulti
% tra tutti gli adulti intervistati
Disapprova
71%
Approva
29%
I prezzi della benzina nel prossimo anno miglioreranno o peggioreranno?
Tutti gli adulti
% tra tutti gli adulti intervistati
Peggioreranno
67%
Non peggioreranno
33%

Elettori repubblicani
% tra gli elettori repubblicani
Peggioreranno
44%
Non peggioreranno
56%

Elettori democratici
% tra gli elettori democratici
Peggioreranno
85%
Non peggioreranno
15%
Il coinvolgimento militare USA in Iran si protrarrà per un periodo prolungato?
Tutti gli adulti
% tra tutti gli adulti intervistati
Sì, periodo prolungato
60%
No
40%
Trump ha spiegato chiaramente gli obiettivi del coinvolgimento militare USA?
Tutti gli adulti
% tra tutti gli adulti intervistati
No, non chiaramente
64%
Sì, chiaramente
36%

Elettori repubblicani
% tra gli elettori repubblicani
Sì, chiaramente
75%
No, non chiaramente
25%

Elettori democratici
% tra gli elettori democratici
No, non chiaramente
90%
Sì, chiaramente
10%
La guerra in Iran avrà un impatto prevalentemente negativo sulle finanze personali?
Tutti gli adulti
% tra tutti gli adulti intervistati
Impatto negativo
49%
Altro / Non sa
51%

Elettori repubblicani
% tra gli elettori repubblicani
Impatto negativo
33%
Non sa
33%
Altro
34%

Elettori democratici
% tra gli elettori democratici
Impatto negativo
66%
Altro / Non sa
34%
Metodologia: 28 febbraio – 3 marzo 2026 | Campione: 1.021 adulti | Margine di errore: ±3 punti percentuali | Metodo: sondaggio online | Fonte: Reuters/Ipsos
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