Trump annuncia colloqui con l'Iran e sospende gli attacchi, ma Teheran smentisce tutto

Il presidente americano rivendica intese su programma nucleare, missili e riapertura dello Stretto di Hormuz. L'Iran ufficialmente respinge il dialogo e attribuisce il dietrofront alla forza della propria risposta militare. Ma i mediatori regionali sono al lavoro per un vertice a Islamabad.

Trump annuncia colloqui con l'Iran e sospende gli attacchi, ma Teheran smentisce tutto

Dopo giorni in cui il Medio Oriente ha trattenuto il fiato, oggi la crisi tra Washington e Teheran ha preso una piega inattesa. Il presidente Donald Trump ha annunciato la sospensione per 5 giorni di qualsiasi attacco contro le infrastrutture energetiche iraniane, assicurando che nelle ultime 48 ore si sono tenute "conversazioni approfondite e costruttive" con l'Iran. Da Teheran, però, è arrivata una smentita secca e coordinata: nessun negoziato è in corso, e il passo indietro americano non è il frutto della diplomazia ma della deterrenza militare iraniana. Due narrazioni opposte della stessa giornata, con la verità probabilmente a metà strada.

Trump ha dichiarato ai giornalisti che i suoi inviati — Steve Witkoff e il genero Jared Kushner — hanno trattato con un dirigente iraniano di alto profilo, che ha evitato di identificare per non "metterlo in pericolo", descrivendolo come "l'uomo più rispettato" del Paese ed escludendo che si tratti della nuova Guida Suprema. Secondo Axios, che cita un funzionario israeliano, l'interlocutore misterioso sarebbe Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ex generale dei Pasdaran e figura chiave nella gestione dello sforzo bellico durante la guerra dei dodici giorni di giugno. Una fonte a conoscenza delle trattative, però, ha ridimensionato il quadro: contatti diretti tra Ghalibaf e il team americano non risultano ancora avvenuti.

Crisi USA-Iran — Infografica
Crisi Medio Oriente · 23 marzo 2026

Trump sospende gli attacchi. L'Iran nega i colloqui.

Quadro rapido della crisi: numeri chiave, versioni contrapposte, cronologia e impatto su summit e mercati.
5
giorni
Sospensione attacchi
48
ore
Ultimatum su Hormuz
20%
petrolio
Quota globale che transita dallo Stretto
Washington vs Teheran
Washington
«Colloqui produttivi, intesa su punti chiave»
  • Iran rinuncerebbe al nucleare
  • Stop arricchimento uranio
  • Riapertura Stretto di Hormuz
  • Moderazione sui missili
Teheran
«Nessun negoziato, Trump ha fatto marcia indietro»
  • Dietrofront = deterrenza iraniana
  • Annuncio per calmierare il greggio
  • Hormuz chiuso «agli aggressori»
  • No trattative fino a obiettivi raggiunti
Sequenza essenziale
Giorni precedenti Trump intima di riaprire Hormuz entro 48 ore o minaccia attacchi massicci.
Risposta Iran Minaccia di colpire impianti nel Golfo e in Israele. Missile su Dimona.
Sab.–Dom. Turchia, Egitto e Pakistan avviano una mediazione tra le parti.
Lunedì 23 marzo Trump sospende gli attacchi per 5 giorni. L'Iran smentisce colloqui diretti.
Prossimi giorni Possibile vertice a Islamabad.
9 aprile Data prevista per la fine del conflitto, secondo fonte israeliana.
Delegazioni e impatto finanziario
Vertice Islamabad
Delegazioni attese — FT, Axios
Turchia Egitto Pakistan
USA
Witkoff · Inviato speciale
Kushner · Consigliere
Vance · Vicepres. (possibile)
Iran
Ghalibaf · Pres. Parlamento
Altri · Da confermare
Mercati
Reazione immediata alla pausa militare
Futures azionari USA
In rialzo dopo la sospensione degli attacchi.
Prezzo del petrolio
In calo sulla prospettiva di de-escalation.
Indice de-escalation — Deutsche Bank
Groenlandia
38
Liberation day
55
Crisi Fed
48
Crisi Iran
92
Picco più marcato in 12 mesi. Combina Treasury, popolarità, inflazione e S&P 500.

Le rivendicazioni americane

Trump ha elencato quelli che, a suo dire, sarebbero i punti già concordati durante questi negoziati preliminari: l'Iran si impegnerebbe a non perseguire l'arma nucleare – cosa che va detto, non ha mai ammesso di voler fare –, a interrompere l'arricchimento dell'uranio e a consegnare le scorte esistenti di uranio altamente arricchito; avrebbe inoltre mostrato apertura verso una moderazione del proprio programma missilistico, nonché verso la riapertura dello Stretto di Hormuz. "Se manterranno questi impegni, il conflitto finirà", ha aggiunto il presidente. Nessuno di questi punti è stato però confermato dalla controparte.

Questa mattina il vicepresidente Vance ha parlato anche con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dei possibili termini di un accordo. Trump, dal canto suo, ha voluto rassicurare: "Israele sarà molto soddisfatto di quello che abbiamo. Questa sarà la pace giusta per Israele".

Le ambizioni dichiarate, del resto, vanno ben oltre la de-escalation. Secondo il Telegraph, Trump ha affermato che Washington prevede "un cambio di regime molto significativo" in Iran, con "forse una leadership congiunta" che coinvolga anche gli Stati Uniti. Lo Stretto di Hormuz — da cui transita il 20% delle spedizioni globali di petrolio — sarebbe in quel caso controllato "da me e dall'ayatollah", ha aggiunto Trump. Il presidente ha dichiarato di avere "tre ottimi candidati" per guidare il Paese, senza nominarli, e ha definito ancora una volta "inaccettabile" l'attuale Guida Suprema Mojtaba Khamenei, evocando il precedente del Venezuela, dove la vicepresidente Delcy Rodríguez ha sostituito Nicolás Maduro dopo la sua cattura.

Il muro iraniano

Da Teheran la risposta è stata per ora quella di un muro compatto. Il NMinistero degli Esteri ha negato l'esistenza di colloqui con Washington, pur riconoscendo gli sforzi regionali per allentare la tensione. Un alto funzionario diplomatico, citato da Iran Military News, ha precisato che la Repubblica islamica non accetterà trattative "finché i suoi obiettivi nella guerra non saranno raggiunti" e che lo Stretto di Hormuz "resterà chiuso agli aggressori". L'emittente di Stato IRIB ha scritto che "Trump, temendo la risposta iraniana, ha fatto marcia indietro sul suo ultimatum", mentre l'agenzia stampa Tasnim vicina alle Guardie Rivoluzionarie ha accusato il presidente americano di aver orchestrato l'annuncio per far scendere il prezzo del petrolio.

Trump ha liquidato le smentite come il prodotto di una "cattiva comunicazione interna" alla leadership iraniana, insistendo sul fatto che i suoi interlocutori rappresentano il regime. Ma la distanza tra le due versioni resta il dato politico più rilevante della giornata.

La rete dei mediatori

Dietro le dichiarazioni pubbliche si muove comunque una diplomazia più silenziosa. Turchia, Egitto e Pakistan hanno fatto da tramite tra le due parti nelle ultime 48 ore, trasmettendo messaggi attraverso canali separati. Il Ministero degli Esteri egiziano ha confermato che il Ministro Badr Abdelatty ha partecipato domenica a una telefonata con Witkoff, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e i colleghi di Pakistan, Turchia e Qatar, insistendo sulla necessità di "contenere gli effetti più ampi del conflitto".

Una fonte vicina alle discussioni ha descritto la chiamata di domenica come un momento di "disponibilità da entrambe le parti", con i mediatori impegnati a organizzare una telefonata tra Ghalibaf e il team di Trump: se confermata, potrebbe aprire la strada a un faccia a faccia. Secondo il Financial Times e Axios, le delegazioni si stanno già preparando per un possibile vertice a Islamabad, con Ghalibaf alla guida della parte iraniana e Witkoff, Kushner e forse il vicepresidente J.D. Vance per quella americana. Una fonte israeliana citata da Ynet ha indicato il 9 aprile come la data in cui gli Stati Uniti prevedono la fine del conflitto — in tempo per consentire a Trump una visita in Israele nel giorno dell'Indipendenza.

Lo sfondo della crisi

Il dietrofront di lunedì arriva dopo giorni di escalation serrata. Trump aveva intimato all'Iran la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 48 ore, minacciando in caso contrario attacchi massicci contro le infrastrutture energetiche del Paese. Teheran aveva replicato promettendo di colpire impianti energetici in Israele e nei Paesi del Golfo — una minaccia che per gli Stati della regione, dipendenti dalla desalinizzazione per l'acqua potabile, ha un peso molto concreto.

L'annuncio della sospensione degli attacchi ha avuto effetti immediati sui mercati: i futures azionari americani sono risaliti e il prezzo del petrolio ha perso quota. Che la pressione dei mercati abbia pesato sulla decisione di Trump lo suggerisce anche un indice elaborato dalla Deutsche Bank, che misura le spinte economiche e politiche verso la de-escalation combinando rendimenti dei Treasury, popolarità presidenziale, aspettative di inflazione e andamento dell'S&P 500. Il picco attuale è il più marcato degli ultimi dodici mesi — superiore a quelli del "liberation day" sui dazi di aprile e della crisi sulla Groenlandia di gennaio.

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