Trump andrà in Cina per un vertice con Xi Jinping, ma dazi e Taiwan pesano sul tavolo

Il presidente americano partirà il 31 marzo per una visita di tre giorni. Pechino spera di sfruttare la sentenza della Corte Suprema sui dazi per negoziare da una posizione di forza

Trump andrà in Cina per un vertice con Xi Jinping, ma dazi e Taiwan pesano sul tavolo
Official White House Photo by Daniel Torok

Donald Trump si prepara a incontrare Xi Jinping in Cina alla fine di marzo, in un vertice che si annuncia carico di tensioni nel merito. Il presidente americano partirà il 31 marzo per una visita di tre giorni, come ha confermato venerdì un funzionario della Casa Bianca al New York Times. Il governo cinese, che di solito non anticipa i piani per le visite di alto livello, non ha ancora confermato le date. Trump si è mostrato entusiasta: "Ho un ottimo rapporto con il presidente Xi. Andrò in Cina ad aprile. Sarà una cosa pazzesca", ha detto la settimana scorsa, aggiungendo che il vertice dovrebbe "mettere in scena lo spettacolo più grande nella storia della Cina".

Per Pechino, un'accoglienza sontuosa avrebbe un significato strategico preciso. Julian Gewirtz, ex direttore per gli affari di Cina e Taiwan nel Consiglio per la sicurezza nazionale sotto Biden e oggi ricercatore alla Columbia University, ha spiegato al New York Times che "Xi sta mandando un segnale globale: ha gestito con successo gli Stati Uniti attraverso un anno di resistenza" alla guerra commerciale di Trump. Secondo Gewirtz, la Cina vuole che la presenza di Trump dimostri "che anche il paese più potente del mondo ha deciso che i rischi superano i benefici di opporsi alla Cina".

Il potere negoziale di Trump potrebbe però essere indebolito dalla recente sentenza della Corte Suprema, che ha dichiarato illegale una parte consistente dei dazi imposti dal presidente su molti paesi, Cina compresa. La Casa Bianca ha annunciato che manterrà i dazi con nuove giustificazioni legali e Trump ha già introdotto una nuova tassa sulle importazioni del 15 per cento. Nonostante ciò, la battuta d'arresto giudiziaria potrebbe rafforzare la convinzione di Xi di avere guadagnato terreno nella rivalità con Washington. Wu Xinbo, direttore del Centro di studi americani all'Università Fudan di Shanghai, ha dichiarato al New York Times che "questo metterà la Cina in una posizione più vantaggiosa nei prossimi negoziati commerciali con gli Stati Uniti, e la Cina potrà anche spingere gli americani su altri fronti".

Trump arriverà a Pechino con l'obiettivo di ottenere accordi commerciali e di investimento. La sua amministrazione ha anche fatto pressione su Xi perché smetta di limitare le vendite di terre rare, una leva che Pechino ha usato l'anno scorso per ritorsione contro i controlli americani sulle esportazioni e i dazi. Scott Kennedy, ricercatore sull'economia cinese al Center for Strategic and International Studies di Washington, ha osservato al New York Times che "la Cina aveva già ribaltato la situazione con gli Stati Uniti grazie all'uso efficace delle restrizioni sulle terre rare, che ha costretto gli americani a ridurre i dazi e limitare i controlli sulle esportazioni".

Da parte sua, Xi potrebbe puntare a un obiettivo meno specifico ma più ambizioso: un periodo prolungato di stabilità nei rapporti con Washington. Gran parte dell'economia cinese è in difficoltà, nonostante un surplus commerciale record. Xi ha anche dovuto gestire purghe e indagini nelle forze armate: alla fine dell'anno scorso è caduto Zhang Youxia, il generale più alto in grado dell'Esercito Popolare di Liberazione, accusato di corruzione e slealtà. Evan Medeiros, professore alla Georgetown University ed ex direttore per la Cina nel Consiglio per la sicurezza nazionale sotto Obama, ha detto al New York Times che Xi "ha bisogno di tempo per rendere l'economia più resiliente, per riorganizzare l'esercito, e pensa che il tempo con Trump alla Casa Bianca lo aiuterà diplomaticamente".

Il dossier più delicato sul tavolo sarà Taiwan. L'obiettivo principale di Xi potrebbe essere convincere Trump a diluire il sostegno americano, retorico, diplomatico e militare, all'isola democratica che da decenni rifiuta le rivendicazioni di sovranità di Pechino. Secondo Xin Qiang, direttore del Centro di studi su Taiwan all'Università Fudan, i leader cinesi sperano che Trump dichiari almeno che gli Stati Uniti si oppongono a un'eventuale indipendenza formale di Taiwan. Una dichiarazione del genere suggerirebbe che Trump considera Taiwan un problema. Il presidente taiwanese Lai Ching-te ha affermato che l'isola è già di fatto indipendente, escludendo implicitamente una dichiarazione formale di indipendenza.

I funzionari cinesi ritengono improbabile un cambiamento drastico della politica americana su Taiwan, ma sperano di lavorare su Trump nel corso dell'anno, quando i due leader avranno altre due o tre occasioni di incontro. Xin Qiang ha però avvertito che se Trump approvasse un nuovo pacchetto di vendite di armi a Taiwan, dopo gli 11 miliardi di dollari in armamenti approvati a dicembre, le relazioni potrebbero entrare in una nuova spirale negativa e il vertice stesso potrebbe saltare. "L'arbitrarietà e l'incertezza del processo decisionale del presidente Trump rendono molto difficile fare previsioni", ha dichiarato Xin al New York Times. "Ma ho sempre creduto che non farà concessioni su grandi aree strategiche".

Un altro fattore di instabilità è la risposta cinese ai nuovi dazi. Le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono colpite da una serie di tariffe che Washington tratta come cumulabili. La sentenza della Corte Suprema ha eliminato alcuni strati di questa struttura, tra cui un dazio generale del 10 per cento e un altro 10 per cento imposto alla Cina per non aver fermato il flusso di fentanyl e dei suoi precursori chimici verso gli Stati Uniti. Se Trump ripristinasse i dazi annullati con nuove basi legali, la Cina potrebbe reagire tagliando gli ordini di prodotti agricoli americani.

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