Trump accusa gli alleati europei: "Riprendetevi lo Stretto di Hormuz da soli"
Francia, Spagna e Italia hanno negato basi o spazio aereo agli Stati Uniti. Intanto il prezzo della benzina alla pompa ha superato i 4 dollari al gallone per la prima volta dal 2022.
Donald Trump ha lanciato oggi un messaggio inequivocabile agli alleati europei: gli Stati Uniti potrebbero chiudere la guerra contro l’Iran senza riaprire lo Stretto di Hormuz, lasciando ad altri il compito di garantire il transito del petrolio. È la terza volta in pochi giorni che il presidente lo afferma pubblicamente.
"A tutti quei Paesi che non riescono a ottenere carburante per i jet a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di partecipare alla 'decapitazione' dell’Iran, dico: comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza. Altrimenti andate a prendervi lo Stretto", ha scritto su Truth Social. Gli alleati, ha aggiunto, dovranno "imparare a combattere da soli". Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito il concetto, senza indicare la riapertura dello Stretto come una priorità per Washington: "Altri Paesi dovrebbero prestare attenzione quando parla il presidente".
Pochi minuti dopo, Trump ha anche attaccato la Francia per aver negato il transito nel proprio spazio aereo a un volo militare americano diretto in Israele con un carico di munizioni. "La Francia è stata MOLTO INUTILE. Gli Stati Uniti se ne ricorderanno". Il segretario di Stato Marco Rubio aveva già sollevato la questione con il suo omologo francese al G7 di venerdì, ricevendo un rifiuto.
L'Alleanza Atlantica sotto pressione
Da quando Stati Uniti e Israele hanno avviato le operazioni militari contro l’Iran il 28 febbraio scorso, i Paesi della NATO si sono divisi al proprio interno lungo linee che riflettono calcoli politici interni e diverse sensibilità sul diritto internazionale. Il caso più netto è quello della Spagna, che ha chiuso il proprio spazio aereo ai voli militari americani e bloccato l’uso delle basi statunitensi sul territorio nazionale. Il primo ministro Pedro Sánchez ha definito la guerra americana "illegale" ed è diventato uno dei critici più duri di Trump in Europa.
L’Italia ha negato l’atterraggio a velivoli americani diretti in Medio Oriente in una base in Sicilia, ma Roma ha spiegato che si è trattato di un problema tecnico: l’aereo era già in volo quando è arrivata la richiesta, senza tempo per una valutazione. "Le relazioni con gli Stati Uniti restano solide", ha dichiarato il governo italiano. La Polonia, nel frattempo, ha fatto sapere di non avere in programma lo spostamento delle proprie batterie Patriot verso il Medio Oriente, nonostante le pressioni americane.
Portogallo e Germania hanno adottato posizioni intermedie. Lisbona ha autorizzato l’uso della base di Lajes, nelle Azzorre, ma solo per rifornimento e transito, escludendo missioni offensive. "Il Portogallo non parteciperà a questo conflitto", ha dichiarato il Ministro degli Esteri Paulo Rangel.
Berlino non ha vietato l’uso della base di Ramstein, il principale hub americano in Europa, che un accordo del dopoguerra rende disponibile agli Stati Uniti finché le operazioni non violano il diritto vigente. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, pur mantenendo aperta la base, ha però criticato apertamente l’offensiva americana: "Quello che sta facendo Trump non è de-escalation, ma una massiccia escalation dall’esito incerto".
La Romania è, fino ad ora, l’unico Paese ad aver messo a disposizione le proprie basi senza riserve. "Un divorzio politico tra Unione Europea e America sarebbe una catastrofe per l’intero mondo occidentale", ha dichiarato il primo ministro rumeno Ilie Bolojan al quotidiano francese Le Figaro.
La tensione con gli alleati ha spinto il Segretario di Stato Marco Rubio a mettere in discussione il futuro dell’Alleanza Atlantica. Intervistato da Al Jazeera, Rubio ha avvertito che Washington potrebbe "riconsiderare" il proprio rapporto con la NATO a guerra finita. "Se la NATO significa solo che noi difendiamo l’Europa quando viene attaccata, ma loro ci negano le basi quando ne abbiamo bisogno, non è un accordo vantaggioso per noi", ha detto.
Benzina a 4 dollari al gallone
Le conseguenze del conflitto, intanto, si fanno sentire sempre di più anche nelle tasche degli americani. Secondo i dati dell’AAA, il prezzo medio della benzina ha superato stabilmente i 4 dollari al gallone, con un aumento del 35% rispetto a un mese fa, quando era a 2,98 dollari. Non accadeva dal 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, che il prezzo superasse questa soglia.
La causa principale di questo aumento è, ovviamente, proprio la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio. Il blocco ha spinto il greggio oltre i 100 dollari al barile. Secondo un sondaggio di Morning Consult, il 48% degli americani ritiene Trump responsabile dell’aumento dei prezzi. L’87% degli intervistati da Reuters/Ipsos si aspetta ulteriori rincari se la guerra continuerà, e più della metà afferma che i prezzi alla pompa di benzina hanno già inciso sul proprio bilancio familiare.