Stubb: "L'Occidente si è spaccato, dell'Alleanza Atlantica salviamo il salvabile"

Il presidente finlandese, un anno fa ottimista sui rapporti con Trump, oggi ammette che la frattura tra Europa e Stati Uniti è una realtà. Pesano i dazi, la guerra in Iran e soprattutto l'alleggerimento delle sanzioni alla Russia, che "alimenta la macchina bellica di Mosca".

Stubb: "L'Occidente si è spaccato, dell'Alleanza Atlantica salviamo il salvabile"
Fonte: World Economic Forum

Alexander Stubb, presidente della Finlandia dal gennaio 2024, è diventato negli ultimi due anni una delle voci europee più ascoltate in materia di sicurezza e rapporti transatlantici. Quando un anno fa il Telegraph lo aveva intervistato, Stubb si diceva fiducioso: aveva appena giocato a golf con il presidente Donald Trump in Florida e raccontava di un leader americano disposto ad ascoltare l'Europa e "a perdere la pazienza con Vladimir Putin". Suggeriva agli europei di "calmarsi, fare un bel bagno, andare in sauna" e di dialogare con Washington anziché chiudersi a riccio. Oggi invece il suo messaggio si è ridotto a tre parole: "Salvate il salvabile".

Intervistato nuovamente dal Telegraph a Londra il 22 marzo, Stubb non nasconde il cambio di prospettiva. "Penso di essere più pessimista adesso, in questo senso anche più realista", ammette. Nel frattempo, nessun cessate il fuoco è stato raggiunto in Ucraina, Trump ha imposto dazi all'Europa, ha minacciato di sottrarre la Groenlandia alla Danimarca e ha disprezzato il sacrificio europeo in Afghanistan. L'ultimo colpo è stato l'alleggerimento delle sanzioni petrolifere contro la Russia – l'esatto contrario di ciò che la Finlandia chiedeva – in risposta alla crisi energetica globale innescata dall'attacco americano all'Iran.

Le sanzioni alleggerite "alimentano la macchina bellica russa"

Sul fronte economico, Stubb descrive un quadro che fino a poche settimane fa sembrava favorevole a Kyiv. Prima dello scoppio della guerra in Iran, la Russia affrontava crescita zero, riserve azzerate, tassi di interesse al 16%, inflazione a due cifre e un deficit di bilancio in impennata da 83 a 130 miliardi di dollari. "Ma ora, con il prezzo del petrolio in netto aumento e l'alleggerimento delle sanzioni, non sappiamo più come stanno andando le cose", osserva il presidente finlandese. "Questo avrà un effetto negativo".

Circa 120 milioni di barili di petrolio russo, fino a poco tempo fa bloccati sulle petroliere dalla pressione sanzionatoria americana, sono ora liberi di raggiungere il miglior offerente. Trump ha concesso all'India una deroga speciale per riprendere le importazioni di greggio russo, restituendo a Putin il suo secondo cliente dopo la Cina. Stubb è tranchant: "È una cosa molto dannosa. È molto dannosa per l'Ucraina, perché alimenta la macchina bellica russa". Alla stima del Financial Times secondo cui prezzi più alti e sanzioni più leggere frutteranno alla Russia 150 milioni di dollari in più al giorno, Stubb alza le spalle: "Non mi sorprenderebbe affatto".

Quanto alla possibilità che le sanzioni vengano ripristinate dopo la crisi iraniana, il presidente finlandese non si sbilancia: "Non ho la sfera di cristallo. Semplicemente non lo sappiamo". Riconosce a Trump il merito di aver sanzionato l'anno scorso Rosneft e Lukoil, le due maggiori compagnie petrolifere russe, e di aver usato i dazi per spingere l'India a ridurre gli acquisti di idrocarburi da Mosca, ma non può garantire che quella linea tornerà.

Stubb individua tuttavia anche elementi positivi. I negoziati di pace, assenti un anno fa, sono ora in corso e si lavora a concrete garanzie di sicurezza americane per l'Ucraina di Volodymyr Zelensky. Sul campo, le forze ucraine stanno riconquistando territorio e negli ultimi 3 mesi hanno inflitto oltre 90mila perdite ai soldati russi – cifra "sostanzialmente superiore" a quella subita dall'Ucraina – con l'80 per cento dei decessi causato dai droni. "La capacità militare dell'Ucraina è molto più forte di un anno fa", afferma Stubb, aggiungendo che la Russia non riesce più a reclutare soldati al ritmo con cui li perde.

"L'America non è più un Paese egemone benevolo"

La riflessione più ampia del presidente finlandese riguarda la natura stessa della potenza americana. Un tempo, sostiene, gli Stati Uniti erano un Paese "egemone benevolo" che consultava i suoi alleati prima di intervenire – in Libia, in Iraq, in Afghanistan – e cercava l'approvazione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. "Questa volta gli Stati Uniti hanno agito da soli, o con Israele, senza informare gli alleati". L'uso del passato remoto è eloquente: l'America "era" un Paese egemone benevolo. E oggi? "Non gli darò un aggettivo, ma è un tipo diverso di Paese egemone. È ancora molto forte, ma non si affida più ai suoi alleati allo stesso modo di prima".

Stubb distingue fra l'ideologia MAGA – anti-globalizzazione, anti-istituzioni internazionali, anti-Unione Europea – e la politica America First, che stabilisce un ordine di priorità preciso: primo l'emisfero occidentale (Venezuela, Cuba e la questione groenlandese), secondo l'Indo-Pacifico, terza l'Europa, quarto il Medio Oriente, quinto l'Africa. "Questa è la realtà con cui noi europei dobbiamo convivere", conclude Stubb, invitando a salvare la NATO e la cooperazione in materia di difesa e a "dissentire cordialmente" su dazi e clima.

Nel libro pubblicato a gennaio, The Triangle of Power: Rebalancing the New World Order, Stubb aveva descritto un mondo diviso tra l'Occidente democratico, l'Oriente autocratico e il Sud globale. Due mesi dopo la pubblicazione, ammette che il modello è già superato: il "triangolo" andrebbe ridisegnato come un "rettangolo", perché sotto Trump l'America non è più alla guida di un Occidente unito. "C'è una spaccatura nell'Occidente globale adesso", dice. "Non è una rottura né la distruzione del partenariato transatlantico, ma è uno spostamento. C'è una crepa tra Europa e Stati Uniti che, da convinto filoamericano e atlantista, deploro. Ma è una realtà con cui bisogna fare i conti".

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