Steve Witkoff criticato come inviato di pace di Trump per Russia e Ucraina

Il summit di Anchorage con Putin non ha prodotto risultati tangibili. L’inviato speciale Steve Witkoff, vicino al presidente, viene criticato per lo stile solitario, la mancanza di preparazione e le difficoltà di comunicazione. Ucraina ed Europa contestano le presunte concessioni russe.

Steve Witkoff criticato come inviato di pace di Trump per Russia e Ucraina
U.S. Embassy Jerusalem

Il summit a sorpresa del presidente Donald Trump con Vladimir Putin ad Anchorage avrebbe potuto rappresentare un successo per Steve Witkoff, ex sviluppatore immobiliare diventato negoziatore di riferimento della Casa Bianca per la pace in Ucraina. Ma gli incontri di follow-up tra Putin e Volodymyr Zelensky non si sono mai tenuti, le richieste di cessate il fuoco sono state abbandonate e le minacce di azioni severe sono scomparse.

Secondo Politico, diversi funzionari americani, ucraini ed europei vedono nello stile personale di Witkoff una delle cause dello stallo. L’inviato speciale ha scelto di muoversi in solitaria, senza consultare esperti o alleati, risultando a volte disinformato e impreparato, secondo sette persone a conoscenza delle discussioni interne. Due fonti sottolineano che la sua visione del conflitto è ridotta a una “disputa territoriale”, simile a una trattativa immobiliare.

Negli ultimi sei mesi Witkoff ha incontrato Putin cinque volte, senza però riuscire a tradurre questo accesso privilegiato in progressi concreti. Oltre alla riluttanza del leader russo a fare concessioni sostanziali, molti interlocutori ritengono che il suo approccio abbia complicato i colloqui.

Il team di Witkoff a Washington è piccolo e privo di specialisti di Russia o Ucraina. Cinque fonti riferiscono che l’inviato ha rifiutato di avvalersi delle consuete consultazioni con diplomatici ed esperti, scegliendo uno stile libero paragonato a quello del presidente. Secondo quattro persone vicine all’ufficio, il personale spesso non conosce i suoi spostamenti né le sue attività. Un funzionario americano descrive così il metodo di lavoro: “Farà una visita a Vladimir Putin, dirà un mucchio di cose, non dirà a nessuno cosa è realmente accaduto e poi se ne andrà di nuovo alla sua vita”.

Anche sul fronte russo emergono insoddisfazioni. Una fonte informata dei contatti diplomatici sostiene che Witkoff non riesce a trasmettere correttamente a Trump i messaggi e le linee rosse di Putin. Se da un lato i funzionari del Cremlino apprezzano il fatto che l’inviato sia vicino al presidente e possa parlare a suo nome, dall’altro temono che non comprenda pienamente le posizioni espresse da Putin.

Ad agosto Witkoff si è recato a Mosca nel tentativo di sbloccare i negoziati prima della scadenza fissata da Trump sui dazi al petrolio russo. Tornato negli Stati Uniti, ha riferito che la Russia avesse accettato significative concessioni territoriali e ha convinto il presidente a concedere a Putin il summit bilaterale richiesto da tempo. Tuttavia, gli alleati europei e ucraini hanno interpretato diversamente quelle presunte aperture.

Secondo fonti americane, Mosca avrebbe proposto un compromesso basato sul riconoscimento da parte degli Stati Uniti del controllo russo su Luhansk, Crimea e Donetsk nei loro confini ufficiali, e su Kherson e Zaporizhia alla linea di contatto, ovvero sulle posizioni militari attuali. “Mai prima d’ora c’era stata alcuna discussione su questo, un compromesso sulle regioni”, ha affermato un alto funzionario dell’amministrazione. Per Kiev e i partner europei, però, tale accordo significherebbe legittimare l’occupazione russa e imporre all’Ucraina di abbandonare aree fortificate nel Donetsk.

Parallelamente, altri funzionari hanno cercato di riequilibrare il processo. Keith Kellogg, inizialmente marginalizzato, è riuscito a riottenere un ruolo, anche se è stato escluso dal viaggio in Alaska, scelta che ha deluso gli alleati, i quali ne preferivano l’approccio rispetto a quello di Witkoff. Più fiducia viene riposta nel segretario di Stato Marco Rubio e nel generale Dan Caine, presidente dei Joint Chiefs, considerati più lucidi e affidabili nell’analisi della guerra.

Nonostante le tensioni, le ultime settimane hanno prodotto progressi sul fronte delle discussioni relative alle garanzie di sicurezza che Stati Uniti ed Europa sarebbero disposti a offrire all’Ucraina. Venerdì Witkoff ha incontrato a New York Andriy Yermak, capo dell’ufficio presidenziale di Zelensky, nel tentativo di avviare colloqui tecnici tra russi e ucraini in vista di un possibile summit trilaterale. Gli incontri preliminari dovrebbero affrontare questioni territoriali, garanzie di sicurezza e altri temi sensibili, ponendo le basi per trattative di livello superiore.

Il quadro che emerge è quello di una diplomazia incerta, segnata da contraddizioni interne e divergenze tra Washington e i suoi alleati. Se da un lato Trump affida a Witkoff un ruolo centrale, dall’altro cresce l’insoddisfazione per un metodo giudicato improvvisato, che rischia di indebolire la credibilità degli sforzi americani nel tentativo di porre fine al conflitto.

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