Stati Uniti e Iran in stallo sui colloqui nucleari, cresce il rischio di una nuova azione militare
Washington rifiuta la richiesta di Teheran di spostare i negoziati da Istanbul a Oman e di cambiarli da multilaterali a bilaterali.
Gli Stati Uniti hanno comunicato oggi all’Iran che non accetteranno la richiesta di Teheran di modificare luogo e formato dei colloqui previsti per venerdì. Lo hanno riferito ad Axios due funzionari americani, sottolineando che lo stallo potrebbe bloccare la via diplomatica e spingere il presidente Trump a ricorrere a un’azione militare.
I due Paesi avevano concordato di incontrarsi venerdì a Istanbul, con la partecipazione di altri Paesi del Medio Oriente in qualità di osservatori. Ieri, però, i rappresentanti iraniani hanno chiesto di spostare i colloqui in Oman e di tenerli in formato bilaterale, per garantire che si concentrassero esclusivamente sulle questioni nucleari e non su altri temi, come i missili balistici, che sono invece una priorità per gli Stati Uniti e per gli altri Paesi della regione.
I funzionari americani hanno preso in considerazione la richiesta di cambiare sede, ma oggi hanno deciso di respingere la proposta. Un alto funzionario statunitense ha dichiarato ad Axios: «Gli abbiamo detto che è questo o niente, e loro hanno risposto: “Ok, allora niente”». Lo stesso funzionario ha aggiunto che, se gli iraniani sono disposti a tornare al formato originale, gli Stati Uniti saranno pronti a incontrarsi questa settimana o la prossima.
«Vogliamo raggiungere rapidamente un vero accordo, altrimenti verranno prese in considerazione altre opzioni», ha dichiarato l’alto funzionario, alludendo alle ripetute minacce di azione militare da parte di Trump. La missione iraniana presso le Nazioni Unite non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.
L’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner, genero e consigliere del presidente Trump, sono comunque attesi in Qatar domani per colloqui sull’Iran con il primo ministro del Paese. Da lì, secondo i piani attuali, torneranno a Miami anziché proseguire per incontrare i rappresentanti iraniani, confermando così la fermezza della posizione americana.