Sparatoria in Minnesota, le autorità statali accusano il governo federale di voler insabbiare le indagini

Le autorità del Minnesota hanno avviato una serie di manovre legali straordinarie per indagare sull’uccisione di Alex Pretti, infermiere 37enne ucciso sabato da un agente della Border Patrol. La vicenda segna una frattura senza precedenti nella cooperazione tra istituzioni federali e statali.

Sparatoria in Minnesota, le autorità statali accusano il governo federale di voler insabbiare le indagini
Chad Davis

Un giudice federale ha ordinato ieri al Dipartimento di Sicurezza Interna (DHS) di non distruggere né alterare le prove relative alla sparatoria. L’udienza prevista per oggi pomeriggio ora locale dovrà stabilire se lo Stato del Minnesota potrà accedere al materiale probatorio e ai nomi degli agenti coinvolti.

Gli investigatori statali avevano ottenuto un mandato da un giudice per accedere alla scena del crimine, ma gli agenti federali si sono rifiutati di rispettarlo, arrivando a bloccare loro fisicamente l’accesso. Il direttore del Bureau of Criminal Apprehension (BCA) del Minnesota ha dichiarato che, in vent’anni di carriera, non aveva mai assistito a un simile impedimento in un luogo dove entrambe le giurisdizioni avevano competenza.

“Siamo in un territorio inesplorato”, ha affermato il procuratore generale del Minnesota Keith Ellison. “Non abbiamo mai dovuto fare nulla di simile”. Il governatore Tim Walz ha aggiunto:

“Chiudere la scena del crimine, rimuovere prove, sfidare un ordine del tribunale… È un punto di svolta per l’America”.

La situazione richiama quanto accaduto dopo la morte di Nicole Renee Good, uccisa il 7 gennaio da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). In quel caso, gli investigatori statali avevano concordato l’inizio di un’indagine congiunta con l’FBI, ma il Dipartimento di Giustizia li aveva esclusi il giorno successivo. L’Amministrazione Trump ha poi sostenuto che non fosse necessaria un’indagine federale e continua a negare al Minnesota l’accesso alle prove.

Le accuse di terrorismo domestico

Intanto, per la seconda volta in meno di un mese, alti funzionari dell’Amministrazione Trump hanno definito “terrorista domestico” un cittadino americano ucciso da agenti federali. La Segretaria alla Sicurezza Nazionale Kristi Noem e il vicecapo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller hanno subito accusato Pretti, infermiere in un reparto di terapia intensiva in un ospedale per veterani, di terrorismo domestico.

“Violenza contro un governo per ragioni ideologiche: questa è la definizione di terrorismo domestico”, ha dichiarato Noem, senza fornire prove a supporto delle sue parole. I genitori di Pretti hanno respinto con forza le sue accuse:

“Le disgustose bugie raccontate su nostro figlio sono riprovevoli. Alex non impugna alcuna pistola quando viene attaccato: ha il telefono nella mano destra e la sinistra alzata, vuota, mentre cerca di proteggere la donna che l’ICE ha appena spinto a terra”.

In effetti, i filmati mostrano Pretti mentre riprende gli agenti e tenta di aiutare una persona a terra. Viene poi colpito con spray urticanti ed immobilizzato per terra prima degli spari. Il DHS sostiene che fosse armato, ma i video non lo mostrano mentre tenta di estrarre o brandire un’arma. Il capo della polizia di Minneapolis ha confermato che Pretti possedeva un regolare porto d’armi.

Nel frattempo Gregory Bovino, comandante della Border Patrol, ha elogiato gli agenti che hanno partecipato all’uccisione dell’uomo pur senza fornire elementi che dimostrassero una minaccia da parte di Pretti che giustificasse un tale atto. Quando la giornalista della CNN Dana Bash ha chiesto ripetutamente prove dell’affermazione secondo cui Pretti volesse “massacrare le forze dell’ordine”, Bovino non ha voluto aggiungere dettagli.

Il nodo del porto d’armi

Il diritto di portare armi in pubblico è diventato un punto centrale della controversia sulla morte di Pretti. Bill Essayli, procuratore federale di Los Angeles e alleato di Trump, ha sostenuto che esista un’alta probabilità che gli agenti siano “legalmente giustificati” nello sparare a qualcuno che si avvicina a loro con una pistola. Ma la National Rifle Association (NRA) ha definito questa posizione come “pericolosa e sbagliata”. Anche l’associazione Gun Owners of America ha ricordato che il Secondo Emendamento “protegge il diritto degli americani di portare armi con se anche durante una protesta”.

Anche il Minnesota Gun Owners Caucus ha chiesto un’indagine “completa e trasparente”, sottolineando che “non sono state presentate prove che indichino un’intenzione di danneggiare gli agenti”. Tuttavia, il direttore dell’FBI Kash Patel ha dichiarato: “Nessuno che voglia essere pacifico si presenta a una protesta con un’arma caricata con due caricatori pieni”.

Reazioni politiche

Durante una teleconferenza tenutasi ieri del caucus democratico della Camera sono emerse parecchie richieste di mettere sotto accusa la Segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem. Gli articoli di impeachment presentati dalla deputata Robin Kelly hanno già raccolto 115 co-sponsor democratici, diventando la spinta più significativa per un impeachment di un membro del governo della seconda Amministrazione Trump.

Ma anche in ambienti conservatori iniziano sempre più ad emergere segnali di allarme dopo l’omicidio di Pretti: la deputata repubblicana Marion Rarick ha esortato i funzionari federali a collaborare con le autorità statali, mentre il senatore repubblicano Thom Tillis ha scritto che serve un’indagine imparziale “richiede cooperazione e trasparenza”. Da parte sua, l’International Association of Chiefs of Police ha invece chiesto alla Casa Bianca di convocare i vertici delle forze dell’ordine per “individuare un percorso costruttivo”.

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