Sempre meno americani sono favorevoli alla guerra in Iran

I sondaggi raccolti dal Silver Bulletin di Nate Silver mostrano un'opinione pubblica sempre più contraria al conflitto. Il prezzo della benzina supera i 4 dollari al gallone per la prima volta in quattro anni.

Sempre meno americani sono favorevoli alla guerra in Iran
Official White House photo by Molly Riley

La guerra in Iran è sempre meno popolare tra gli americani. Secondo la media dei sondaggi calcolata dal Silver Bulletin, la newsletter dello statistico Nate Silver, solo il 38% degli americani sostiene l'intervento militare statunitense in Iran, contro il 55% che si dichiara contrario. Il saldo netto, cioè la differenza tra favorevoli e contrari, è sceso a circa -17 punti nella media complessiva, ma i singoli sondaggi più recenti registrano dati ancora peggiori: il rilevamento CNN/SSRS mostra un saldo di -32, quello di RMG Research di -25.

Il trend negativo si è consolidato nell'arco di poco più di un mese. A inizio marzo, nei giorni immediatamente successivi all'avvio delle operazioni militari il 28 febbraio, l'opinione pubblica era divisa in modo più equilibrato. Un sondaggio Fox News dei primi di marzo registrava un pareggio perfetto, 50 a 50, tra favorevoli e contrari. Un altro, condotto da J.L. Partners per il Daily Mail, dava addirittura un leggero vantaggio ai sostenitori della guerra, 41 a 39. Ma quei numeri si sono deteriorati rapidamente. Già a metà marzo, il Pew Research Center rilevava un saldo di -21. A fine marzo, la CNN registrava -32 e la University of Massachusetts -25.

I dati del modello statistico del Silver Bulletin, che pesa i sondaggi in base all'affidabilità degli istituti, alla dimensione del campione e alla data di rilevazione, confermano la traiettoria discendente. Il primo marzo la media dava circa il 35% di favorevoli e il 47% di contrari. Alla data del 3 aprile i favorevoli sono scesi a circa il 38%, ma i contrari sono saliti al 56%, un divario che si è allargato nelle ultime settimane.

Guerra in Iran: il consenso degli americani
Opinione pubblica
Gli americani e la guerra in Iran: il consenso crolla
Media sondaggi Silver Bulletin e singoli rilevamenti — 1 mar – 3 apr 2026
38%
Favorevoli
56%
Contrari
−17
Saldo netto
Media ponderata Silver Bulletin
Contrari
Favorevoli
Fascia chiara = intervallo di confidenza · Tocca il grafico per i dettagli
Singoli sondaggi, ordinati per peso nel modello
Fonte dati: Silver Bulletin (Nate Silver) · Elaborazione FocusAmerica · 4 aprile 2026

Il contesto economico contribuisce a spiegare il malcontento. Il prezzo medio di un gallone di benzina ha superato la soglia dei 4 dollari per la prima volta in quattro anni e i tassi sui mutui sono aumentati per la quinta settimana consecutiva. La guerra ha avuto un effetto diretto anche sui mercati energetici: dopo il discorso del presidente Trump del 2 aprile, il prezzo del petrolio è salito di circa l'8%.

Nel discorso, durato 19 minuti, Trump ha sostenuto che gli obiettivi militari americani stanno per essere raggiunti. Ha usato espressioni come "presto, molto presto" per suggerire che il conflitto si avvicina alla conclusione. Ha però anche dichiarato che gli altri Paesi dovrebbero "prendere l'iniziativa nel proteggere il petrolio di cui hanno disperatamente bisogno", un passaggio che il mercato ha interpretato come il segnale che la riapertura dello Stretto di Hormuz non rientra tra le priorità americane. Lo Stretto è un passaggio cruciale per il commercio globale di petrolio, e la sua chiusura è uno dei fattori principali dell'aumento dei prezzi.

Il database del Silver Bulletin include oltre trenta sondaggi condotti da quando il conflitto è iniziato. La metodologia esclude le domande che formulano presupposti sulle ragioni della guerra o sui suoi risultati, quelle che chiedono un giudizio sulla gestione di Trump piuttosto che sulla guerra in sé, e quelle che riguardano aspetti specifici delle operazioni come gli attacchi alle strutture nucleari. Quando un istituto pubblica più versioni dello stesso sondaggio, la media privilegia il campione più ampio, cioè quello sugli adulti in generale piuttosto che sugli elettori registrati o probabili.

Tra i sondaggi più influenti nella media, oltre a CNN/SSRS e RMG Research, ci sono quelli condotti da YouGov per l'Economist, che mostra un saldo netto di -31 su un campione di 1.679 adulti, e quello di Harris Insights & Analytics per Harvard CAPS, che rappresenta un'eccezione con un saldo di +2 su 2.009 elettori registrati. Anche Fox News, che a fine febbraio registrava un sostanziale pareggio, nell'ultimo sondaggio di metà-fine marzo mostra un saldo di -16.

Il quadro complessivo è quello di un'opinione pubblica che, dopo un momento di incertezza iniziale, si è progressivamente schierata contro il conflitto. Nessuno dei sondaggi più recenti con il peso maggiore nella media mostra una maggioranza favorevole alla guerra.

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