Rand Paul valuta di candidarsi a presidente nel 2028

Il senatore repubblicano del Kentucky si dà il 50% di probabilità di correre per la presidenza e si propone come alternativa alla linea populista del partito

Rand Paul valuta di candidarsi a presidente nel 2028
DHS photo by Tia Dufour

Il senatore Rand Paul, repubblicano del Kentucky, sta valutando una candidatura alla presidenza degli Stati Uniti nel 2028. In un'intervista con la Cbs rilasciata venerdì e che andrà in onda oggi nel programma Cbs Sunday Morning, Paul ha dichiarato di darsi "il 50 e 50" di probabilità di correre, aggiungendo che prenderà una decisione definitiva dopo le elezioni di metà mandato del novembre 2026.

Paul non è nuovo alla corsa presidenziale. Ci aveva già provato nel 2016, ma si ritirò dopo i caucus dell'Iowa per concentrarsi sulla rielezione al Senato, dove siede dal 2010. Questa volta, però, il senatore sembra voler aspettare di capire come si assesterà il panorama politico prima di impegnarsi in una campagna nazionale.

Se dovesse candidarsi, Paul intenderebbe posizionarsi come il rappresentante dell'ala libertaria e liberista del Partito Repubblicano, in esplicita contrapposizione alla linea populista che domina il partito dall'era Trump. Nell'intervista alla Cbs, Paul ha descritto con franchezza lo stato di isolamento della sua corrente: "C'era davvero un'ala liberista e libertaria nel partito, e ora non ne è rimasto molto. In effetti, molti giorni sono l'unico al Senato a difendere il libero commercio".

Paul ha però sostenuto che esiste ancora una domanda per queste posizioni. A suo avviso, se il voto libertario, che da solo potrebbe non bastare a vincere, si combinasse con la comunità imprenditoriale tradizionale e le organizzazioni come la Chamber of Commerce che si oppongono al protezionismo, potrebbe emergere una forza capace di offrire al partito una direzione diversa dal populismo.

La possibile candidatura di Paul si inserisce in un campo repubblicano per il 2028 già affollato. Il vicepresidente J.D. Vance è considerato uno dei favoriti per la nomination, insieme al segretario di Stato Marco Rubio e ai governatori Ron DeSantis (Florida) e Greg Abbott (Texas). Proprio Vance ha vinto lo straw poll, il sondaggio informale tra i partecipanti, alla conferenza Cpac di quest'anno. Paul ha già dichiarato in passato che non sosterrebbe Vance in una corsa presidenziale.

Negli ultimi mesi Paul si è distinto per le sue rotture con la maggioranza repubblicana al Senato. Ha votato con i democratici a favore di una risoluzione sui poteri di guerra per limitare le azioni militari del presidente Trump contro l'Iran. Ha inoltre rifiutato di votare per la nomina di Markwayne Mullin a capo del Department of Homeland Security, dopo uno scontro tra i due durante l'audizione di conferma. Il Senato ha comunque confermato Mullin lunedì scorso. Paul ha anche votato contro il cosiddetto One Big Beautiful Bill, il maxi-provvedimento legislativo voluto dai repubblicani.

Queste prese di posizione, coerenti con i suoi principi libertari di conservatorismo fiscale, governo limitato e politica estera non interventista, lo rendono una figura atipica nel partito. Resta da vedere se questo profilo potrà tradursi in un sostegno sufficiente per una campagna presidenziale competitiva, in un Partito Repubblicano che negli ultimi anni ha premiato candidati di tutt'altra impostazione.

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.