Prezzi, guerra in Iran e dazi: Trump bocciato su tutto
Il sondaggio mensile Strength In Numbers/Verasight di marzo registra un gradimento al 37%. I democratici avanti di 6 punti. La guerra in Iran giudicata negativamente dal 58% degli americani
Il presidente Donald Trump non riesce a risalire nei sondaggi. Il rilevamento mensile condotto da Verasight per la newsletter di analisi politica Strength In Numbers, realizzato tra il 16 e il 18 marzo 2026 su un campione di 1.530 adulti statunitensi, fotografa un gradimento fermo al 37%, con il 60% che disapprova l'operato del presidente. Il saldo netto di -23 punti è invariato rispetto a febbraio e rappresenta il livello più basso mai registrato dalla serie di sondaggi, avviata nel maggio 2025.
Il dato più significativo riguarda la gestione dei prezzi e dell'inflazione, il tema che gli americani considerano di gran lunga il più importante. Solo il 28% approva il lavoro del presidente su questo fronte, contro il 67% che lo boccia, con un saldo netto di -39 punti: il peggior risultato mai registrato su un singolo tema dall'inizio delle rilevazioni. A febbraio il saldo era -35. Il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 3,96 dollari al gallone secondo i dati AAA, in aumento di oltre un dollaro rispetto ai 2,93 dollari precedenti all'inizio delle operazioni militari in Iran, il 28 febbraio 2026. Si tratta del livello più alto dal 2022.
Per la prima volta, anche la sicurezza al confine, l'ultimo tema su cui Trump manteneva un giudizio positivo, è scivolata in territorio negativo. A gennaio il saldo netto era +4, a febbraio era sceso a zero, a marzo è arrivato a -2. Trump entra ad aprile senza un solo tema su cui la maggioranza degli americani approvi il suo operato. Tra gli altri indicatori, il giudizio su lavoro ed economia è sceso da -20 a -23, la politica estera da -20 a -23 e il commercio con altri paesi da -21 a -24, un dato che il sondaggista G. Elliott Morris collega alla frustrazione per il regime dei dazi, che ha contribuito alla perdita di 98.000 posti di lavoro nel settore manifatturiero nel primo anno del secondo mandato di Trump.
La guerra in Iran si conferma un elemento di forte pressione politica. Il 58% degli americani la giudica un cattivo uso del denaro dei contribuenti, compreso un 44% che la definisce un uso "molto cattivo". Solo il 32% la considera un buon impiego delle risorse. Quando ai partecipanti è stato detto che la guerra potrebbe causare un aumento del prezzo della benzina di un dollaro o più al gallone, il 61% si è dichiarato contrario all'azione militare. Solo il 26% ritiene che il conflitto renderà gli americani più sicuri, contro il 51% che pensa il contrario. Oltre una dozzina di militari americani sono morti nei combattimenti.
Sul fronte elettorale, i democratici mantengono un vantaggio costante nella cosiddetta generic ballot, la domanda che chiede agli elettori quale partito voterebbero alle elezioni per la Camera. A marzo i democratici sono avanti 49% a 43% tra gli elettori registrati, un margine di 6 punti. I democratici sono risultati in vantaggio in tutti i sondaggi della serie, con un margine medio di 7 punti. Morris osserva che storicamente il partito all'opposizione guadagna in media circa 5 punti tra febbraio e novembre negli anni delle elezioni di metà mandato: se questa tendenza si confermasse partendo dall'attuale vantaggio di 6 punti, i democratici si troverebbero in una posizione molto favorevole per le elezioni del prossimo novembre.
Anche la fiducia sulle singole questioni premia i democratici. Sui prezzi e l'inflazione, il tema più sentito, i democratici hanno un vantaggio di 6 punti. Su lavoro ed economia di 5 punti. Sulla sanità il divario sale a 18 punti. I repubblicani mantengono un vantaggio sulla sicurezza al confine (+16), sulla criminalità (+7), sulle espulsioni (+4) e sull'immigrazione (+2), ma i margini si restringono. Il vantaggio sull'immigrazione, un tempo a doppia cifra, è ora ridotto a soli 2 punti. Alla domanda su quale partito sia più affidabile per affrontare il problema che ciascun elettore considera più importante, il 45% ha risposto i democratici e il 37% i repubblicani.
Per la prima volta il sondaggio ha incluso il tema delle elezioni e della democrazia. Il giudizio su Trump è risultato nettamente negativo, con il 36% che approva e il 57% che disapprova. Tra gli indipendenti solo il 25% approva. Il 24% degli americani ha indicato questo tema tra le tre priorità principali, collocandolo al quarto posto dopo prezzi, lavoro e sanità.
Solo il 10% degli americani ritiene che le cose nel paese vadano bene. Il 52% dice che vanno male e servono cambiamenti radicali, una percentuale stabile da gennaio. Il 34% dice che le cose "potrebbero andare meglio". Il 13% degli elettori di Trump dichiara di rimpiangere il proprio voto del 2024, il doppio rispetto al 6% degli elettori di Kamala Harris. Tra gli elettori pentiti di Trump, il 28% dichiara che sceglierebbe Harris, il 31% voterebbe comunque Trump, il 28% opterebbe per un candidato terzo e il 13% non voterebbe. Il margine di errore del sondaggio è di +/- 2,5%.