Popolarità Trump, i numeri resistono e migliorano, ma la guerra è impopolare: l’analisi (08 marzo)
L’approvazione di Trump fa un balzello in avanti dimostrando una certa resilienza, ma all’orizzonte incombono gli effetti di una guerra che risulta altamente impopolare, secondo i primissimi sondaggi che pubblichiamo.
Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni. In questa prima settimana piena di guerra, i primissimi riscontri segnalano una modesta risalita della popolarità di Trump, che torna a livelli che non toccava da fine 2025.
Occorre sottolineare però come la media sia influenzata da parecchi istituti di stampo repubblicano, sebbene anche alcuni istituti indipendenti segnalino dati in crescita; molte rilevazioni sono però ancora totalmente o parzialmente antecedenti agli eventi in Iran. Ci vorrà almeno un’altra settimana per definire il possibile effetto di questa nuova crisi, anche se almeno inizialmente sembra esserci un “rally around the flag” verso il presidente.
I numeri potrebbero comunque precipitare nuovamente verso il basso da un momento all’altro, se l’azione bellica dovesse prolungarsi e diventare ancora più impopolare di quanto non sia ora: a tal proposito, alla fine di questo post potrete leggere una piccola analisi sul parere degli americani verso questa operazione militare.
Nonostante questa spada di Damocle che incombe sulla testa del tycoon, in questo momento la fotografia della situazione è quella appena evidenziata, con un miglioramento rispetto alle scorse settimane e una certa risalita del net rating. In questo momento la media di questa seconda presidenza risulta lievemente migliore di quella della prima; ciò significa che Trump al momento ha quasi la stessa (im)popolarità rispetto al periodo corrispondente del primo mandato, ovvero nel marzo 2018.
Il dato resta superiore rispetto alla media di Joe Biden nel febbraio 2022; questo significa che l’approvazione di Trump rimane comunque migliore di quella che aveva l’ultimo inquilino democratico alla Casa Bianca. Nonostante la piccola risalita, la situazione rimane piuttosto allarmante, con i numeri che rimangono incredibilmente scarsi; il tasso di approvazione è sceso pericolosamente verso il 40% e il tasso di disapprovazione ha raggiunto livelli record, avvicinandosi al 55%.
Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.
Tutte le tre medie registrano un miglioramento rispetto a domenica scorsa, in particolare Focus America. I numeri risultano abbastanza allineati.
Come già accennato, dopo oltre tredici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca sostanzialmente in linea rispetto ai primi tredici mesi del suo primo mandato e di Biden.
Questa è una anomalia, dopo che per mesi la distanza era stata profonda sia in un verso sia nell’altro; ciò è dovuto al fatto che Biden dopo il primo anno aveva subito un importante arresto dei consensi, al contrario di Trump che nel 2018 aveva iniziato una moderata risalita.

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 411 giorni di presidenza (-10,8 secondo la nostra media) sia uno dei più bassi tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, in linea come detto con il suo primo mandato, in cui era a -11,6.
Il presidente più impopolare nella storia è però per l’appunto Joe Biden, che con il suo -12,2 non brillava particolarmente dopo tredici mesi di presidenza.
Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno. Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 42% e il 44%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 54%-55%, cifre simili a quelle che aveva Biden nell’ultima parte del suo mandato.
Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere le inevitabili ripercussioni che ci saranno sui numeri a seguito dell’attacco all’Iran.
Di seguito pubblichiamo una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell’ultima settimana. Di fianco alla casa sondaggistica scriviamo due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.
Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.
Legenda
(A) indica un sondaggio effettuato su tutti gli adulti americani, (RV) un sondaggio tra i soli elettori registrati al voto (i soli che possono votare), (LV) tra coloro che probabilmente voteranno. In caso di più sondaggi dello stesso istituto, si privilegiano i campioni migliori secondo questo ordine: LV, RV e A.
YouGov-The Economist (RV): 42%-56%
TIPP Insights-Issues & Insights (A): 40%-51%
Ipsos-Reuters (A): 38%-60%
Quantus Insights (LV): 45%-54%
Trafalgar Group (LV): 50%-48%
RMG Research (RV): 46%-52%
J.L. Partners-Daily Mail (RV): 44%-56%
Hart Research Associates/Public Opinion Strategies-NBC News (RV): 44%-54%
Beacon Research/Shaw & Co. Research-FOX News (RV): 43%-57%
Harris Insights & Analytics-Harvard CAPS (RV): 46%-49%
OnMessage Inc. (LV): 45%-54%
Angus Reid Global (A): 35%-58%
Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 41,9% (-0,1) - 54,6% (-0,8). In totale un net approval di -12,7 (+0,7).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 43,7% (-) - 54,1% (-0,6). In totale un rating di -10,4 (+0,6).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 42,9% (+0,1) - 53,7% (-1,4), con in totale un rating di -10,8 (+1,5). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

L'America non vuole la guerra con l'Iran
Una cosa è certa, ad una settimana dall'avvio dei bombardamenti, la maggioranza degli americani si dice contraria all'operazione militare ordinata da Trump. Lo dicono quasi tutti i principali sondaggi condotti dal 28 febbraio ad oggi: in media, circa il 52% degli intervistati si oppone all'azione, contro un 40% favorevole.
La frattura è quasi interamente partitica — i repubblicani appoggiano in massa l'intervento militare, i democratici e la maggioranza degli indipendenti no — ma il dato più significativo è che Trump ha lanciato questa guerra senza avere l'opinione pubblica dalla sua parte, cosa senza precedenti nella storia recente degli Stati Uniti.