Perché Trump non può essere rimosso
Dan Pfeiffer spiega perché invocare la rimozione presidenziale è una fantasia controproducente che distrae dall'unico obiettivo reale: riconquistare il Congresso
Il comportamento del presidente Donald Trump nelle ultime settimane ha riacceso il dibattito sul 25° emendamento della Costituzione americana, lo strumento che consente di rimuovere un presidente fisicamente o mentalmente incapace di svolgere le proprie funzioni. Decine di membri del Congresso e diversi potenziali candidati presidenziali, come il governatore dell'Illinois J.B. Pritzker, ne hanno chiesto l'attivazione. Ma secondo Dan Pfeiffer, ex consigliere di Barack Obama e autore della newsletter The Message Box, questa strada è una pura fantasia che rischia di fare più danni che altro al Partito Democratico.
La premessa del dibattito è il comportamento recente di Trump, che Pfeiffer definisce allarmante anche per gli standard del presidente. La decisione di avviare un conflitto militare in Medio Oriente contro l'Iran è stata, a suo giudizio, "bizzarra e capricciosa". Le dichiarazioni contraddittorie che ne sono seguite, con il presidente che un giorno sosteneva che gli Stati Uniti non avessero bisogno dello Stretto di Hormuz e il giorno dopo minacciava di bombardare l'Iran perché non lo riaprisse, hanno alimentato i dubbi sulla lucidità della guida presidenziale. Pfeiffer fa poi riferimento a un post pubblicato da Trump in cui il presidente minacciava esplicitamente di colpire oltre 90 milioni di iraniani, definendola "la definizione da manuale di genocidio".
Il punto centrale dell'analisi di Pfeiffer, però, non riguarda la condotta di Trump ma la risposta dei democratici. L'ex consigliere smonta il meccanismo del 25° emendamento per dimostrarne l'impraticabilità. Contrariamente a quanto molti credono, non basta che il vicepresidente e la maggioranza del gabinetto si riuniscano per rimuovere il presidente. La procedura prevede che il vicepresidente e la maggioranza del gabinetto inviino una comunicazione al Congresso dichiarando che il presidente non è in grado di svolgere le sue funzioni. A quel punto il vicepresidente diventa presidente ad interim. Ma il presidente ha la possibilità di contestare la decisione: il vicepresidente e il gabinetto devono riaffermare la loro dichiarazione e il Congresso deve riunirsi e votare entro 21 giorni. Per mantenere il presidente ad interim in carica serve una maggioranza di due terzi in entrambe le camere.
Pfeiffer sottolinea che il grado di difficoltà è molto superiore a quello dell'impeachment tradizionale, che richiede solo la maggioranza alla Camera e i due terzi al Senato. E ricorda che se il Senato non ha condannato Trump nemmeno dopo l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, quando una folla di suoi sostenitori ha attaccato il Congresso, è difficile immaginare che lo faccia ora. Il primo ostacolo sarebbe convincere J.D. Vance e la maggioranza del gabinetto a votare per la rimozione. Pfeiffer descrive i membri del gabinetto come "sicofanti e lacchè incompetenti" e dice di non riuscire a pensarne nemmeno uno che metterebbe la lealtà verso il paese davanti alla lealtà verso Trump. E anche nell'ipotesi impossibile che tutto funzionasse, il risultato sarebbe Vance presidente e Mike Johnson vicepresidente.
I danni della campagna sul 25° emendamento sono, secondo Pfeiffer, concreti. Il primo problema è che crea aspettative su qualcosa che non accadrà. È un espediente per raccogliere attenzione e donazioni online, scrive l'ex consigliere, aggiungendo che lo considera "un po' irrispettoso verso i nostri elettori" promuovere un'idea sapendo che non porterà al risultato desiderato. Il secondo problema è che sposta la responsabilità sulle persone sbagliate. Vance e il gabinetto non rispondono agli elettori a novembre. I repubblicani al Congresso, invece, sì. Sono loro, sostiene Pfeiffer, che permettono a Trump di comportarsi in questo modo e sono loro che dovrebbero pagarne le conseguenze alle urne.
La conclusione di Pfeiffer è netta: non esistono scorciatoie. L'unico modo per fermare Trump è riconquistare il potere politico eleggendo un Congresso democratico. Tutto il resto, compreso il 25° emendamento, è una distrazione.