Perché Trump non ha previsto l'aumento del prezzo della benzina
L'attacco all'Iran ha provocato la parziale chiusura dello Stretto di Hormuz e il prezzo della benzina ha raggiunto i livelli più alti dal 2022. Il presidente continua a minimizzare, ma non considera che il mercato energetico è globale
Il 31 marzo il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha superato i 4 dollari al gallone, il livello più alto dal 2022, quando l'economia stava ancora assorbendo gli shock post-pandemia. La causa è la parziale chiusura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita normalmente un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, bloccato dall'Iran dall'inizio di marzo. Il presidente Trump, però, continua a sostenere che la situazione non rappresenta un problema. I mercati e i sondaggi dicono il contrario.
David Frum, editorialista dell'Atlantic, analizza in un articolo le ragioni di questa sottovalutazione e individua un errore ricorrente nella visione economica del presidente: il rifiuto di riconoscere che gli Stati Uniti fanno parte di un'economia globale.
Il 16 marzo, due settimane dopo l'inizio delle operazioni militari contro l'Iran, Trump ha dichiarato ai giornalisti di avere la situazione sotto controllo nello Stretto di Hormuz, affermando che gli Stati Uniti avevano distrutto più di 30 navi posamine iraniane. Nella stessa occasione ha aggiunto: "Noi riceviamo meno dell'1 per cento del nostro petrolio dallo stretto. Il Giappone ne riceve il 95 per cento, la Cina il 90 per cento". Come nota Frum, le cifre specifiche sono sbagliate: la Cina riceve circa il 40 per cento del suo petrolio dal Golfo Persico. Tuttavia il punto generale è corretto: il petrolio del Golfo va principalmente in Asia e quasi nulla arriva in Nord America.
Il problema, scrive Frum, è che questi dettagli geografici contano poco per i mercati energetici mondiali. La maggior parte del petrolio e del gas americano viene prodotta negli stessi Stati Uniti, e le importazioni provengono in larga misura da Canada e Messico. Ma il petrolio americano può essere caricato su una petroliera e spedito in Giappone o nell'Unione Europea se il prezzo all'estero sale. Il meccanismo globale di compravendita tende a equalizzare i prezzi ovunque. Per isolare il mercato interno, gli Stati Uniti dovrebbero smettere sia di esportare sia di importare petrolio, cosa che Trump non intende fare. Anzi, lo stesso presidente esorta continuamente altri Paesi a comprare energia americana. "Comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza", ha detto il 31 marzo.
L'editorialista dell'Atlantic sostiene che questa incapacità di comprendere il legame tra le forniture del Golfo Persico e il prezzo alla pompa per gli automobilisti americani potrebbe spiegare come Trump sia arrivato alla guerra con l'Iran. Una minaccia allo Stretto di Hormuz, scrive Frum, è probabilmente lo scenario più studiato e simulato nell'intero apparato militare statunitense. La sua complessità ha dissuaso i presidenti americani dall'attaccare l'Iran per quasi 50 anni, indipendentemente dalle provocazioni di Teheran.
"Nessun presidente è stato disposto a fare quello che io sono disposto a fare stasera", ha annunciato Trump quando i primi bombardamenti sono iniziati il 28 febbraio. La tesi di Frum è che Trump potrebbe essere stato il primo presidente a vedere questa guerra come una risposta proprio perché è stato il primo a non comprendere la domanda. La stessa logica che lo porta ad amare i dazi, come strumento per isolare l'economia americana dal resto del mondo, lo ha portato a sottovalutare le conseguenze economiche di un conflitto che coinvolge il più importante snodo energetico del pianeta.
Trump desidera un'economia americana separata dal resto del mondo, scrive Frum, e per questo ama i dazi, senza però riflettere su cosa significhino per i produttori americani, che ora devono pagare di più per materie prime come l'alluminio. Con l'energia, però, questo isolamento è impossibile. I mercati sono globali, i prezzi si allineano e una crisi nello Stretto di Hormuz si traduce in benzina più cara anche per chi dal Golfo Persico non importa quasi nulla.