Perché Putin sostiene l'Iran
Mosca fornisce immagini satellitari e tecnologia per droni a Teheran, mentre le mosse aggressive di Trump erodono l'influenza russa dal Venezuela all'Africa
La guerra in Iran ha regalato alla Russia un vantaggio immediato: il prezzo del petrolio è salito e l'amministrazione Trump ha allentato le restrizioni sulle esportazioni di greggio russo. Ma sul lungo periodo il conflitto rischia di ridimensionare le ambizioni globali di Mosca, che vede restringersi una dopo l'altra le sue alleanze in tutto il mondo. Lo scrive il Wall Street Journal in un'analisi del corrispondente Thomas Grove.
Nelle ultime settimane la Russia ha intensificato il sostegno all'Iran, il suo principale partner in Medio Oriente, fornendo immagini satellitari e tecnologia per droni che aiutano Teheran a colpire le forze americane nella regione. Mosca sta cercando di salvare una rete di partnership che l'aveva resa il secondo esportatore mondiale di armi dopo gli Stati Uniti, sostenitrice di regimi autoritari dal Medio Oriente all'America Latina, e che dava credibilità alla visione di Vladimir Putin della Russia come grande potenza. "La Russia sta imparando cosa significa quando gli Stati Uniti agiscono senza alcun freno", ha dichiarato al Wall Street Journal Hanna Notte, direttrice per l'Eurasia al James Martin Center for Nonproliferation Studies.
I colpi alle alleanze russe si sono susseguiti rapidamente. A gennaio le forze americane sono entrate in Venezuela e hanno catturato il presidente Nicolás Maduro, affermando il dominio statunitense su un paese che per anni era stato un acquirente affidabile di armi russe e una destinazione per centinaia di milioni di dollari di investimenti russi nel settore petrolifero. Il presidente Trump ha poi lasciato intendere che il prossimo obiettivo potrebbe essere il regime cubano, uno dei partner più stretti di Mosca nell'emisfero occidentale. In Siria, l'ex presidente Bashar al-Assad, un tempo alleato di Mosca, si trova ora a Mosca dopo essere fuggito dal suo paese, mentre la Russia negozia con il nuovo governo siriano il futuro delle proprie basi militari.
L'attacco all'Iran minaccia direttamente la strategia di Mosca di mantenere una cintura di paesi amici e gruppi paramilitari sul fianco meridionale. Il regime iraniano è il perno di una rete di milizie, come Hezbollah in Libano, che rappresentano la principale sfida al dominio americano e israeliano nella regione. Quelle milizie, già indebolite dai conflitti seguiti all'attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele, garantiscono anche rotte di traffico per armi e tecnologia destinate all'esercito russo.
L'Iran, nonostante settimane di bombardamenti americani e israeliani, ha finora dimostrato una certa resistenza: ha chiuso lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passava un quinto del petrolio mondiale, e continua a lanciare quotidianamente missili e droni contro gli Stati Uniti e i loro alleati. Come riportato dal Wall Street Journal, la Russia ha consigliato gli iraniani attingendo alla propria esperienza nella guerra in Ucraina, fornendo indicazioni tattiche sul numero di droni da impiegare e sulle altitudini di attacco. Queste informazioni avrebbero contribuito ai raid iraniani contro i sistemi radar americani nella regione.
La sopravvivenza del regime iraniano darebbe alla Russia un punto d'appoggio in Medio Oriente, tanto più importante ora che la sua influenza si affievolisce altrove. L'inviato del Cremlino per i negoziati sull'Ucraina ha proposto agli inviati speciali americani Steve Witkoff e Jared Kushner uno scambio: la Russia avrebbe smesso di fornire informazioni di puntamento all'Iran se gli Stati Uniti avessero fatto lo stesso con l'Ucraina. Mosca, insomma, usa il suo sostegno a Teheran come merce di scambio con Washington.
Le tensioni si estendono anche ai mari. Le forze americane hanno abbordato e sequestrato diverse petroliere legate alla Russia, inclusa una che, secondo un funzionario americano, avrebbe dovuto essere scortata da un sottomarino russo. Il sequestro di quella nave, ora nota come Marinera, che aveva una bandiera russa dipinta sulla fiancata, è avvenuto nonostante gli avvertimenti del ministero degli Esteri russo. In Venezuela, la compagnia petrolifera statale russa Roszarubezhneft aveva ottenuto un'estensione di 15 anni sulla produzione, ma il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha dichiarato alla tv di stato RT che le aziende russe vengono progressivamente estromesse dal paese su pressione americana. Dopo l'intervento di Trump in Sudamerica, gli Stati Uniti hanno anche intensificato l'embargo su Cuba. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che la Russia è pronta a fornire aiuti finanziari e umanitari all'isola, mentre una petroliera russa, la Anatoly Kolodkin, naviga verso Cuba alimentando speculazioni su un possibile tentativo di forzare il blocco.
In Africa la situazione non è migliore. Nella fascia di regimi militari del Sahel, Mali, Burkina Faso e Niger, i mercenari e gli aiuti militari russi non sono riusciti a fermare i gruppi jihadisti, che hanno circondato la capitale del Mali e cacciato l'esercito del Burkina Faso da gran parte del territorio. La Russia è rimasta a guardare mentre i governi militari di Mali e Niger riallacciavano silenziosamente i contatti con l'amministrazione Trump per discutere di assistenza alla sicurezza. Nel 2024 Putin aveva promesso "supporto totale" ai suoi alleati africani: da allora, Burkina Faso e Mali hanno perso terreno.
Trump si è spinto anche nel Caucaso meridionale, tradizionalmente nella sfera d'influenza russa, invitando alla Casa Bianca il presidente armeno Nikol Pashinyan e quello azero Ilham Aliyev per cercare di risolvere le tensioni tra le due ex repubbliche sovietiche. "Per quanto riguarda il Caucaso meridionale, sembra quasi che Trump stia deliberatamente provocando i russi", ha dichiarato al Wall Street Journal Samuel Charap, politologo della Rand Corporation.
Il conflitto crescente tra la politica estera espansiva di Trump e le posizioni del Cremlino nel mondo ha alimentato in Russia richieste di una linea più aggressiva verso gli Stati Uniti. "Se non vengono attuate adesso riforme patriottiche reali in Russia, la situazione diventerà più imprevedibile", ha dichiarato Alexander Dugin, nazionalista russo le cui posizioni anti-occidentali sono state fatte proprie da Putin. "Uno dopo l'altro, i nostri partner semplicemente cadranno".