OpenAI accusa DeepSeek: il chatbot cinese potrebbe essere basato su tecnologia sottratta
L'azienda di Sam Altman avvia un'indagine sul sospetto utilizzo non autorizzato dei propri modelli AI da parte della startup cinese, dopo che il mercato tech ha subito un crollo da mille miliardi di dollari.
La guerra dell'intelligenza artificiale va avanti senza sconti alcuni. OpenAI, l'azienda creatrice di ChatGPT, ha avviato ieri un'indagine formale su DeepSeek, la promettente startup cinese sospettata di aver utilizzato in modo improprio i modelli di OpenAI per sviluppare il proprio chatbot attraverso un processo noto come "distillazione".
L'indagine e le prime evidenze
L'indagine è stata innescata da una serie di segnali che suggeriscono come DeepSeek possa aver estratto grandi volumi di dati dagli strumenti di OpenAI, violando direttamente i termini di servizio dell'azienda americana che vietano esplicitamente l'utilizzo dei propri modelli per lo sviluppo di tecnologie concorrenti.
La situazione si è ulteriormente complicata quando alcuni utenti hanno notato risposte sospette del chatbot DeepSeek, che sembravano riprodurre fedelmente il linguaggio tipico di OpenAI, incluse frasi come "Secondo le politiche di OpenAI, devo evitare di affermare di avere coscienza o sensibilità" - un comportamento che ha sollevato immediati campanelli d'allarme nella comunità tech.
Le contromisure
OpenAI non è rimasta a guardare. Un portavoce dell'azienda ha dichiarato che stanno adottando "contromisure proattive aggressive per proteggere la propria tecnologia", sottolineando inoltre una stretta collaborazione con il governo degli Stati Uniti per salvaguardare i modelli più avanzati sviluppati sul suolo americano.
In collaborazione con Microsoft, l'azienda ha già proceduto al ban degli account sospettati di aver effettuato la distillazione dei modelli.
David Sacks, responsabile AI nell'Amministrazione Trump, ha esplicitamente accusato DeepSeek di aver utilizzato la distillazione dei modelli OpenAI per costruire la propria tecnologia, affermando l'esistenza di "prove sostanziali" a supporto di questa tesi.
La posizione di DeepSeek
DeepSeek, che non ha ancora risposto alle richieste di commento a queste accuse, aveva precedentemente affermato di aver raggiunto le sue prestazioni attraverso una programmazione innovativa, ottimizzando l'utilizzo di chip meno potenti.
L'azienda ha ammesso di aver utilizzato la tecnica della distillazione, ma sostiene di averla applicata esclusivamente sui propri modelli, come documentato in un recente paper di ricerca relativo al loro modello R1.
La startup cinese aveva fatto scalpore rivelando di aver speso meno di 6 milioni di dollari in potenza computazionale per addestrare il proprio modello DeepSeek-V3, una cifra irrisoria se confrontata con i miliardi investiti dalle controparti americane in infrastrutture e sviluppo.
Questo aveva causato un collasso generalizzato delle aziende tech sul mercato, con perdite di capitalizzazioni complessive da mille miliardi di dollari.
Le accuse di OpenAI potrebbero, però, ora mettere in discussione la legittimità di questi risultati apparentemente rivoluzionari, sollevando questioni cruciali sulla competizione globale nel settore dell'intelligenza artificiale e sulla protezione della proprietà intellettuale in un campo in rapida evoluzione.