Netflix rinuncia a comprare Warner Bros, vince così Paramount

La società di streaming rinuncia all'acquisizione dopo che la rivale ha alzato la posta a 111 miliardi di dollari, aprendo la strada a una fusione che cambierà Hollywood

Netflix rinuncia a comprare Warner Bros, vince così Paramount
Chris Yarzab / Flickr

Netflix ha rinunciato alla sua offerta per acquistare Warner Bros Discovery, lasciando campo libero a Paramount Skydance per prendere il controllo di uno dei più grandi studi cinematografici al mondo. La decisione, annunciata giovedì, chiude mesi di una battaglia che ha tenuto Hollywood con il fiato sospeso.

Tutto è partito da un'offerta di Paramount da 31 dollari per azione, pari a circa 111 miliardi di dollari compreso il debito. Il consiglio di amministrazione di Warner Bros ha dichiarato l'offerta "superiore" a quella di Netflix, dando alla società di streaming quattro giorni lavorativi per presentare una controproposta. Netflix ha risposto in meno di due ore, declinando. I co-amministratori delegati Ted Sarandos e Greg Peters hanno spiegato, in una dichiarazione congiunta, che a quel prezzo l'operazione non era più conveniente dal punto di vista finanziario, aggiungendo che l'acquisto di Warner Bros era sempre stato "piacevole ad avere al giusto prezzo, non indispensabile a qualsiasi prezzo".

La vittoria di Paramount è il risultato di una campagna aggressiva durata mesi. Prima di arrivare a questa offerta, Warner Bros aveva respinto ben otto proposte della società guidata da David Ellison, figlio del miliardario Larry Ellison, fondatore della società tecnologica Oracle. Paramount aveva anche minacciato di lanciare una battaglia legale per ribaltare il consiglio di amministrazione di Warner e aveva fatto pressioni sull'amministrazione Trump. Nell'ultima offerta, Paramount ha aumentato il prezzo di un dollaro per azione rispetto alla proposta precedente, si è impegnata a pagare una penale di 7 miliardi di dollari se la fusione non dovesse essere approvata dai regolatori e ha offerto di coprire i 2,8 miliardi di dollari che Warner avrebbe dovuto versare a Netflix in caso di rescissione del contratto.

A differenza di Netflix, che puntava solo allo studio cinematografico e al servizio di streaming, Paramount vuole l'intera azienda. Se la fusione venisse approvata, sotto lo stesso tetto si troverebbero HBO, CNN, Harry Potter, Batman, Superman e Barbie, insieme ai contenuti già in portafoglio di Paramount come Top Gun, Titanic e Il Padrino, oltre ai canali CBS, MTV, Nickelodeon e al servizio di streaming Paramount+. David Zaslav, amministratore delegato di Warner Bros, ha dichiarato che la fusione "creerà valore enorme per i nostri azionisti".

La strada verso la chiusura del deal è però tutt'altro che spianata. L'operazione dovrà essere approvata dagli azionisti di Warner e dai regolatori statunitensi ed europei. Il Dipartimento di Giustizia americano ha già avviato una revisione. Rob Bonta, procuratore generale della California, ha dichiarato che la fusione "non è un fatto compiuto" e ha annunciato una revisione "rigorosa" da parte del dipartimento di giustizia statale, sottolineando che l'industria dell'intrattenimento rappresenta un settore cruciale per l'economia californiana.

Sul fronte politico, l'operazione solleva interrogativi sul ruolo del presidente Trump. Larry Ellison è un importante sostenitore del presidente e i legami tra la famiglia Ellison e la Casa Bianca hanno attirato critiche da parte dei Democratici. La senatrice Elizabeth Warren ha definito la potenziale fusione un "disastro per la concorrenza" e ha accusato "una manciata di miliardari allineati a Trump" di cercare di controllare i contenuti televisivi e cinematografici. Anche il coinvolgimento iniziale di Jared Kushner, genero e consigliere del presidente, attraverso la sua società di investimenti Affinity Partners, aveva sollevato preoccupazioni, prima che il fondo si ritirasse lo scorso dicembre.

Trump ha più volte preso posizione pubblicamente sulla vicenda. In dicembre aveva detto che Netflix avrebbe avuto una quota di mercato "molto grande" nello streaming se avesse acquisito Warner, aggiungendo che "potrebbe essere un problema". Nel fine settimana prima dell'annuncio aveva invece attaccato Netflix, chiedendo il licenziamento di Susan Rice, ex funzionaria della sicurezza nazionale dell'amministrazione Obama, dal consiglio di amministrazione della società. David Ellison era invece presente al discorso sullo stato dell'Unione di Trump come ospite del senatore repubblicano Lindsey Graham.

Particolarmente delicata è la questione del futuro di CNN. Trump ha attaccato ripetutamente la rete per la sua copertura delle sue politiche e in dicembre aveva detto che CNN dovrebbe essere venduta nell'ambito di qualsiasi accordo su Warner Bros. Sotto la guida di Paramount, CBS News ha già subito cambiamenti significativi, con l'arrivo di Bari Weiss, fondatrice di Free Press, come direttrice editoriale. I critici temono che trasformazioni simili possano attendere CNN se la fusione venisse approvata. Il direttore di CNN, Mark Thompson, ha inviato un'email ai dipendenti invitandoli a non "trarre conclusioni affrettate sul futuro finché non si sa di più".

Anche sul versante finanziario restano incognite. Paramount si è indebitata pesantemente per finanziare l'offerta, e alcuni analisti avvertono che questo potrebbe tradursi in tagli al personale e ristrutturazioni. Fondi sovrani stranieri hanno partecipato al finanziamento, aggiungendo un ulteriore motivo di scrutinio. Nel frattempo, i mercati hanno accolto positivamente la notizia: le azioni di Netflix sono salite dell'8,5% nelle contrattazioni post-mercato, mentre quelle di Paramount sono cresciute del 6%, portando la capitalizzazione del gruppo oltre i 12 miliardi di dollari.

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