Negoziati Russia-Ucraina in stallo: nessun passo avanti sul Donbass
Quattro sessioni di colloqui ad Abu Dhabi non hanno prodotto progressi sui nodi principali. Washington mira a raggiungere un accordo entro l’estate e propone nuovi negoziati trilaterali a Miami.
Quattro sessioni di negoziati tra Russia e Ucraina negli Emirati Arabi Uniti non sono riuscite a sbloccare l’impasse sul Donbass, che resta il nodo centrale per òla soluzione del conflitto in Ucraina. A riferirlo è Reuters, citando fonti informate sui colloqui. "Non c’è alcun progresso sulle questioni territoriali", ha sintetizzato uno degli interlocutori dell’agenzia.
Mosca continua infatti a chiedere il controllo dell’intero Donbass, pretendendo il ritiro delle Forze Armate ucraine da circa 5.000 km quadrati da loro controllati nella regione di Donetsk nel Donbass. Kyiv considera queste richieste inaccettabili, pur dichiarandosi aperta a "soluzioni creative", come l’ipotesi di una zona demilitarizzata con regimi economici agevolati. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito che l’Ucraina sostiene il principio del "restiamo dove siamo", inteso come congelamento delle posizioni attuali quale base più realistica da dove partire per un cessate il fuoco.
Lo stallo sul futuro della centrale di Zaporizhzhia
Anche il futuro della centrale nucleare della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, resta motivo di forte frizione tra le due parti. Prima della guerra l’impianto copriva circa un quinto del fabbisogno energetico ucraino. Secondo le fonti citate da Reuters, la Russia ha respinto una proposta dell’Amministrazione di Donald Trump che prevedeva un controllo statunitense della centrale, con fornitura di energia sia ai territori occupati sia all’Ucraina.
Il presidente russo Vladimir Putin insiste affinché l’impianto resti sotto controllo russo, offrendo in cambio elettricità "a basso costo" a Kyiv. Zelensky ha confermato che non è stata raggiunta alcuna intesa sul futuro della centrale e ha sottolineato che la questione dovrà rientrare in un quadro più ampio di sicurezza e ripristino ambientale dell’area.
L’obiettivo di un accordo nei prossimi mesi
Nonostante le divergenze, Stati Uniti e Ucraina puntano comunque a raggiungere un accordo di pace nei prossimi mesi. Secondo tre fonti di Reuters, l’eventuale intesa potrebbe essere poi sottoposta a referendum nazionale in Ucraina, che verrebbe accompagnato da elezioni presidenziali e legislative. Washington spinge per un accordo in tempi rapidi visto che dopo le elezioni di midterm previste a novembre, il presidente Trump potrebbe concentrare maggiormente l’attenzione sulla politica interna.
Kyiv sostiene però che per organizzare un referendum servano almeno sei mesi, ma ad Abu Dhabi si sarebbe discusso anche di ipotesi più accelerate. Zelensky ha dichiarato che gli Stati Uniti vorrebbero arrivare alla fine della guerra indicativamente entro giugno e che "probabilmente eserciteranno pressioni sulle parti in base a questo calendario". Ha inoltre riferito che Washington propone la firma simultanea dei principali accordi e nuovi negoziati trilaterali a Miami entro una settimana, proposta già accettata da Kyiv.
L’Ucraina ha però già posto condizioni precise: nessun accordo sarà possibile senza la fornitura di forti garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti e degli alleati occidentali. Per lo svolgimento di un eventuale referendum è inoltre necessario un cessate il fuoco stabile, mentre la Russia — hanno ricordato fonti citate da Reuters — ha già violato impegni simili in passato.
Zelensky ha chiarito che la delegazione ucraina ha definito le proprie "linee rosse" nel corso dei negoziati tra cui il fatto che qualsiasi intesa diretta tra Washington e Mosca non potrà contraddire la Costituzione ucraina né essere negoziata senza la partecipazione diretta di Kyiv. Le delegazioni avrebbero inoltre discusso i dettagli tecnici di un possibile cessate il fuoco e dei meccanismi di monitoraggio, con il coinvolgimento degli Stati Uniti.
Una nuova tregua energetica?
Intanto, guardando nel breve termine, Zelensky ha riferito che gli Stati Uniti hanno proposto a entrambe le parti di ripristinare la tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche: l’Ucraina ha accettato, mentre la Russia non ha ancora fornito una risposta formale.
A fine gennaio Trump aveva chiesto a Putin di sospendere per una settimana gli attacchi agli impianti energetici ucraini, a causa delle temperature rigide, ottenendone l’assenso. Kyiv aveva a sua volta accettato di non colpire le infrastrutture russe. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva confermato la sospensione fino al primo febbraio. Nella notte del 3 febbraio, tuttavia, la Russia ha lanciato un nuovo attacco su larga scala contro infrastrutture critiche ucraine. Successivamente, Trump ha dichiarato che il Cremlino "ha mantenuto la parola data" e ha espresso l’auspicio che Putin ponga fine alla guerra.