Migliaia di marines arrivati in Medio Oriente, il Pentagono si prepara a operazioni via terra in Iran
Oltre 3.500 soldati americani arrivati nella regione con la USS Tripoli. Gli alleati occidentali accusano Washington di voler minimizzare a tutti i costi il ruolo russo nel conflitto, mentre gli Houthi entrano in guerra attaccando Israele.
Da quando è scattata l'Operazione Epic Fury, il 28 febbraio, il Comando Centrale americano ha già colpito oltre 11.000 obiettivi. Eppure il conflitto non mostra segni di rallentamento — al contrario, sembra intensificarsi: solo ieri oltre 3.500 nuovi soldati americani sono arrivati in Medio Oriente. Con loro è giunta la USS Tripoli, una nave d'assalto anfibio di ultima generazione con a bordo circa 2.200 tra marines e marinai, caccia stealth F-35, elicotteri Osprey e mezzi da sbarco. La nave era di stanza in Giappone quando, quasi 2 settimane fa, è arrivato l'ordine di spostarsi nella regione. Dalla California, intanto, la USS Boxer e altre due navi si sono mosse verso il Medio Oriente con un secondo contingente di marines.
Il Pentagono studia attacchi terrestri in Iran: Kharg nel mirino
Mentre continuano ad arrivare rinforzi nella regione, a Washington si guarda già oltre. Il Pentagono starebbe lavorando a possibili operazioni terrestri in Iran. Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi al Washington Post, in forma anonima, da settimane sono in corso pianificazioni e simulazioni.
Non si tratterebbe però di un’invasione su larga scala, ma di interventi mirati: raid condotti da forze speciali e unità di fanteria contro siti costieri ritenuti una minaccia per la navigazione nello Stretto di Hormuz. Tra le opzioni valutate figurerebbe anche la conquista dell’isola di Kharg, principale terminal petrolifero iraniano nel Golfo Persico.
Gli esperti però mettono in guardia. Michael Eisenstadt, direttore del programma di studi militari al Washington Institute, ha sottolineato i rischi di un’operazione su Kharg: "Non vorrei trovarmi in quel posto ristretto con la capacità attuale iraniana di far piovere droni e artiglieria". Un’alternativa più prudente, ha suggerito, sarebbe minare i fondali attorno all’isola per fare pressione su Teheran affinché rimuova le mine dallo Stretto di Hormuz.
Le posizioni ai vertici politici restano tutt’altro che compatte. Il 20 marzo, dalla Casa Bianca, Donald Trump aveva escluso l’invio di truppe: "Non mando soldati da nessuna parte". Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha di recente ribadito che gli obiettivi possono essere raggiunti "senza uso di truppe di terra". Da parte sua la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha chiarito che i preparativi del Pentagono servono a "garantire al comandante in capo la massima flessibilità operativa" e non rappresentano una decisione già presa.
Ma anche al Congresso il fronte repubblicano appare diviso. Il deputato Derrick Van Orden si oppone senza esitazioni: "La risposta è no". Sulla stessa linea la deputata Nancy Mace. Di segno opposto la posizione del senatore Lindsey Graham, che ha evocato la conquista di Kharg Island, paragonandola allo sbarco a Iwo Jima durante la Seconda guerra mondiale. L’opinione pubblica resta in larga parte contraria: il 62% degli americani si oppone all’impiego di truppe di terra in Iran, mentre solo il 12% si dice favorevole.
L'Iran non è sconfitto: i missili diventano più precisi
Ancora prima di un’eventuale operazione di terra, la Casa Bianca presenta la campagna militare contro l’Iran come un successo: gli attacchi iraniani sarebbero calati fino al 90% rispetto ai primi giorni di guerra, mentre Israele sostiene di aver reso inutilizzabile tra il 60% e il 70% dei lanciamissili iraniani. Anche su questo gli esperti, però, invitano alla cautela.
Farzin Nadimi, analista di sicurezza al Washington Institute, ha detto al New York Times che l'Iran continua a lanciare tra i 20 e i 30 missili al giorno, compresi vettori di grandi dimensioni a combustibile liquido. Teheran avrebbe ancora a disposizione migliaia di droni Shahed e centinaia di missili balistici nelle sue "città missilistiche" sotterranee. Kelly Grieco, ricercatrice senior allo Stimson Center, ha analizzato i dati open source sugli attacchi rilevando che, dal 10 marzo, il tasso di precisione dei missili iraniani è più che raddoppiato. Per Grieco, questo non è affatto il quadro di un avversario sconfitto: "Questa Amministrazione è molto concentrata sul numero di bombe sganciate e sul calo del volume degli attacchi iraniani. Ma quel dato nasconde un fatto: l’Iran ha cambiato approccio".
Anche i dati dal campo rafforzano i timori. Di recente un missile iraniano è caduto nel deserto di Dimona, a meno di 16 km dal principale sito nucleare israeliano, superando i sistemi di difesa aerea. Due persone sono morte ad Abu Dhabi a causa delle schegge di un missile intercettato. A Tel Aviv, un uomo è stato ucciso da un frammento esplosivo rilasciato da un missile a grappolo. Intanto, milioni di israeliani continuano a correre ogni giorno nei rifugi.
Gli Houthi entrano in guerra: a rischio anche il Mar Rosso
Intanto il conflitto continua ad allargarsi. Sabato i ribelli Houthi dello Yemen hanno rivendicato un attacco missilistico contro Israele, intercettato dalle difese israeliane. Il portavoce militare del gruppo, il generale Yahya Saree, ha poi annunciato un secondo lancio, affermando di aver colpito il sud di Israele e di voler le proprie azioni offensive con quelle dell'Iran e di Hezbollah.
L’ingresso degli Houthi nel conflitto rischia però di aprire un nuovo fronte ancora più critico: il controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, attraverso cui transita circa il 12% del commercio globale. Per l’Arabia Saudita questa rotta è più cruciale che mai: consente di esportare milioni di barili di petrolio al giorno aggirando lo Stretto di Hormuz, ormai di fatto chiuso.
Se gli Houthi tornassero a colpire le navi mercantili in transito — come già avvenuto tra novembre 2023 e gennaio 2025, quando affondarono due imbarcazioni e ne danneggiarono oltre cento — l’impatto sarebbe immediato e globale: un blocco simultaneo dello Stretto di Bab el-Mandeb e di quello di Hormuz non colpirebbe solo il mercato energetico, ma metterebbe sotto pressione l’intera sicurezza marittima mondiale.
L’ingresso degli Houthi complica anche i piani per la USS Gerald R. Ford, arrivata sabato in Croazia per lavori di riparazione dopo gli incendi a bordo. Un eventuale dirottamento nel Mar Rosso la esporrebbe agli stessi rischi affrontati dalla USS Dwight D. Eisenhower nel 2024 e dalla USS Harry S. Truman nel 2025.
Russia-Iran, gli alleati accusano Washington di minimizzare
Mentre il conflitto va avanti, cresce anche la tensione tra Washington e i suoi alleati sul presunto ruolo della Russia nel conflitto. Europa e Ucraina accusano Mosca di fornire a Teheran informazioni sulle posizioni delle truppe americane — e criticano gli Stati Uniti per aver sottovalutato, o scelto di non riconoscere pubblicamente, la portata di questa cooperazione.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha condiviso con NBC News un estratto del briefing quotidiano dei servizi di intelligence ucraini che mostra che i satelliti russi avrebbero sorvolato e fotografato la base aerea di Prince Sultan Air Base il 20, il 23 e il 25 marzo. Il 26 marzo, l’Iran ha colpito proprio quella base, ferendo almeno 10 soldati americani, di cui 2 gravemente."Se osservano una volta, si stanno preparando. La seconda è una simulazione. La terza significa che l’attacco è imminente", ha detto Zelensky, dichiarandosi "certo al 100%" che Mosca stia condividendo la propria intelligence con Teheran.
La linea di Kyiv è sostenuta da diversi governi europei. Il Ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha parlato di "ragioni per credere" in un sostegno attivo russo agli sforzi militari iraniani. L’Alto Rappresentante dell’UE per la Politica Estera Kaja Kallas ha riferito ai leader del G7 che Mosca starebbe fornendo informazioni "per uccidere soldati americani". Anche il Ministro della Difesa britannico John Healey ha evocato la "mano nascosta" di Vladimir Putin dietro la strategia iraniana.
La risposta americana, però, va in direzione opposta. Il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che le azioni della Russia "non stanno in alcun modo ostacolando o influenzando la nostra operazione". Da Mosca, il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha negato la condivisione di intelligence con Teheran, ammettendo però l’invio di equipaggiamento militare nell’ambito dell’alleanza tra i due Paesi.
Zelensky nel Golfo per accordi su sistemi anti-drone
Volodymyr Zelensky ha intanto concluso il suo tour nel Golfo siglando accordi di difesa con Arabia Saudita e Qatar, mentre un’intesa è in via di finalizzazione anche con gli Emirati Arabi Uniti. I patti, della durata di dieci anni, prevedono la condivisione delle tecnologie anti-drone sviluppate dall’Ucraina in quattro anni di guerra con la Russia. Kyiv ha già inviato oltre 200 specialisti della difesa aerea nella regione.
Durante il viaggio, Volodymyr Zelensky ha lanciato anche un avvertimento a Washington: un eventuale dirottamento dei missili intercettori destinati all’Ucraina verso il Medio Oriente indebolirebbe la difesa del Paese, anche se per ora le forniture non hanno subito interruzioni. Secondo Zelensky, Vladimir Putin ha tutto l’interesse a una guerra lunga in Medio Oriente: prezzi del petrolio più alti e un possibile allentamento delle sanzioni sul greggio russo porterebbero più risorse al Cremlino — risorse che Mosca può reinvestire nella guerra in Ucraina.