Medio Oriente, escalation senza freni: la guerra colpisce energia e acqua

Nel nono giorno di conflitto la guerra si allarga a nuovi obiettivi strategici nel Golfo. Droni iraniani su impianti idrici in Bahrein, raid israeliani su impianti di raffinazione a Teheran. Pezeshkian si scusa con i Paesi vicini, ma i Pasdaran rivendicano autonomia operativa.

Medio Oriente, escalation senza freni: la guerra colpisce energia e acqua

Le Forze Armate israeliane hanno colpito ieri diversi depositi di carburante in Iran, con esplosioni segnalate nella capitale Teheran e nella vicina Karaj. In un comunicato, le Forze di Difesa israeliane hanno affermato che le strutture colpite vengono utilizzate dal regime iraniano per rifornire direttamente enti e infrastrutture legate alla difesa. Si tratta dei primi attacchi contro il settore energetico iraniano dall'inizio dell'offensiva congiunta lanciata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio, con l'obiettivo dichiarato di eliminare il programma nucleare e quello missilistico di Teheran.

Le conseguenze degli attacchi alle raffinerie

Le conseguenze sulla popolazione sono già evidenti. La quota giornaliera di carburante acquistabile con la carta personale dai civili della capitale è stata ridotta da 30 a 20 litri, secondo quanto riferito dal governatore della provincia di Teheran all'agenzia Fars, che ha promesso il ripristino delle quantità normali entro due o tre giorni. Foad Izadi, professore all'Università di Teheran, ha dichiarato ad Al Jazeera che i raid sulle installazioni energetiche rappresentano uno sviluppo molto significativo nel conflitto: a mezzogiorno, ha raccontato, il cielo della capitale era così oscurato dal fumo da far sembrare che fosse notte. Il corrispondente della CNN in Iran, Frederik Pleitgen, riferisce che su Teheran sta cadendo una pioggia nera contaminata dal petrolio dopo gli attacchi aerei statunitensi e israeliani contro gli impianti petroliferi.

Resti di fuliggine e petrolio sono visibili questa mattina in tutta Teheran dopo il violento incendio che è divampato durante la notte nella raffineria colpita.

L'Iran attacca le strutture idriche dei Paesi del Golfo

Intanto l'escalation va ben oltre i confini iraniani. L'Iran ha colpito questa notte un impianto di desalinizzazione in Bahrain, portando la guerra su un terreno inedito e particolarmente critico per la regione, fa sapere il Ministero degli Interni del Bahrein.

Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha giustificato l'attacco denunciando un analogo raid statunitense sugli impianti di desalinizzazione dell'isola iraniana di Qeshm e sostenendo che il precedente fosse stato stabilito da Washington, non da Teheran. Sta di fatto che, in un'area dove le risorse idriche naturali sono estremamente limitate, queste infrastrutture sono vitali: secondo l'Arab Center Washington DC, i Paesi del Golfo producono circa il 40% dell'acqua desalinizzata mondiale, ed in Kuwait e Bahrain il 90% dell'acqua potabile dipende da impianti di questo tipo, percentuale che scende all'86% in Oman e al 70% in Arabia Saudita.

Se gli impianti di desalinizzazione dovessero diventare un bersaglio sistematico del conflitto, milioni di persone nella regione rischierebbero di trovarsi senza accesso ad acqua potabile in tempi molto brevi, con conseguenze umanitarie potenzialmente devastanti in Paesi che non dispongono di fonti alternative significative.

Nella stessa giornata, droni d'attacco iraniani hanno preso di mira anche altre strutture in Arabia Saudita e Kuwait. Il Ministero della Difesa saudita ha reso noto di aver intercettato almeno 15 droni, alcuni dei quali diretti verso il quartiere diplomatico di Riad. In Kuwait, i raid hanno colpito i depositi di carburante dell'aeroporto internazionale e l'esercito ha intercettato tre missili balistici; strutture civili sono state danneggiate dai detriti delle intercettazioni, e sui social sono circolate immagini di un grattacielo di Kuwait City avvolto dalle fiamme. Il governo kuwaitiano ha parlato di un attacco diretto a infrastrutture vitali del Paese.

Frattura interna nel regime

Di fronte all'escalation del conflitto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha cercato ieri, senza successo, di contenere i danni diplomatici scusandosi con i Paesi vicini, che ha definito amici e fratelli, accusando al tempo stesso Stati Uniti e Israele di usare la manipolazione per seminare discordia nella regione. Ha ribadito il diritto dell'Iran all'autodifesa e respinto la richiesta di resa incondizionata avanzata dal presidente Trump, definendola un sogno che gli americani dovrebbero portarsi nella tomba.

Pezeshkian ha tuttavia un margine di manovra ridotto: dopo l'uccisione dell'ayatollah Ali Khamenei nei raid del 28 febbraio, il Paese è retto da un consiglio di leadership di tre membri, ma i Guardiani della Rivoluzione — che controllano l'arsenale balistico — scelgono autonomamente i propri bersagli. Un portavoce dei Pasdaran, citato dall'agenzia Fars, ha dichiarato che le Forze Armate iraniane possono sostenere almeno sei mesi di guerra intensa al ritmo attuale, rivendicando oltre 200 obiettivi già colpiti in tutto il Medio Oriente. La Casa Bianca, dal canto suo, ha stimato la settimana scorsa che la campagna raggiungerà i propri obiettivi in quattro-sei settimane.

Beirut sotto attacco e rischi di ulteriore escalation

L'escalation intanto investe anche il Libano. Un raid israeliano ha colpito un hotel nel centro di Beirut, causando almeno quattro morti e otto feriti secondo il ministero della Salute libanese. Le Forze di Difesa israeliane hanno affermato di aver condotto un attacco mirato contro comandanti dei Guardiani della Rivoluzione che operavano nella capitale libanese e pianificavano azioni contro Israele e i suoi civili. Nell'ultima settimana, i bombardamenti su Beirut e sul sud del Libano si sono intensificati in modo significativo, con Israele che dichiara di colpire le postazioni di Hezbollah, il gruppo militante sciita sostenuto dall'Iran.

In un messaggio in farsi pubblicato sui social, l'esercito israeliano ha inoltre lanciato una minaccia diretta alla leadership iraniana, annunciando che perseguirà ogni futuro successore di Khamenei e chiunque si adoperi per nominarne uno, in un chiaro riferimento all'Assemblea degli Esperti, l'organo costituzionalmente incaricato di designare la guida suprema della Repubblica islamica.

Sul piano maggiormente strategico, secondo quanto rivelato da Axios, Stati Uniti e Israele starebbero valutando l'invio di forze speciali in Iran per mettere in sicurezza le scorte di uranio altamente arricchito del Paese. L'Iran dispone di circa 450 kg di uranio arricchito al 60%, convertibile in materiale utilizzabile per armi nucleari nel giro di poche settimane: se portato al 90% di purezza, sarebbe sufficiente per la costruzione di undici ordigni atomici. Il Segretario di Stato Marco Rubio, interrogato in un'audizione al Congresso sulla messa in sicurezza dell'uranio, ha risposto che qualcuno dovrà andare a prenderlo.

L'Amministrazione starebbe valutando due opzioni: rimuovere il materiale dal Paese o inviare esperti nucleari per diluirlo sul posto, eventualmente con il coinvolgimento dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. I raid statunitensi e israeliani sulle infrastrutture nucleari iraniane del giugno scorso avrebbero già sepolto sotto le macerie buona parte delle scorte, che secondo fonti americane e israeliane si trovano principalmente nei tunnel sotterranei dell'impianto di Isfahan, con quantità minori distribuite tra Fordow e Natanz. Nei primi giorni di guerra, ulteriori attacchi su Natanz e Isfahan sembrano aver avuto l'obiettivo di sigillarne gli accessi per impedire lo spostamento del materiale.

Il presidente Trump, a bordo dell'Air Force One, non ha, tuttavia, escluso un'operazione terrestre per recuperare l'uranio, precisando però che avverrebbe solo quando le capacità militari iraniane saranno sufficientemente degradate. Fonti dell'Amministrazione hanno inoltre riferito ad Axios che si discute anche della possibile presa di controllo dell'isola di Kharg, il terminale da cui transita circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane.

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