Maryland verso una nuova mappa congressuale che farebbe vincere solo Dem
La commissione nominata dal governatore democratico Wes Moore ha votato per ridisegnare i collegi elettorali dello stato, in risposta a mosse simili degli stati a guida repubblicana
Una commissione nominata dal governatore del Maryland ha votato martedì per raccomandare una nuova mappa dei collegi elettorali congressuali che probabilmente garantirebbe ai democratici tutti gli otto seggi dello stato alla Camera dei rappresentanti. Attualmente il Maryland è diviso in otto distretti congressuali rappresentati da sette democratici e un solo repubblicano, il deputato Andy Harris. La mappa proposta ridisegnerebbe il primo distretto congressuale, situato nella zona orientale dello stato lungo la costa atlantica, espandendolo attraverso la baia di Chesapeake verso contee storicamente più favorevoli ai democratici come Anne Arundel e Howard. Questo renderebbe praticamente impossibile per Harris mantenere il seggio.
Per capire cosa sta succedendo in Maryland, è necessario comprendere cos'è il gerrymandering. Negli Stati Uniti i confini dei collegi elettorali per la Camera dei rappresentanti non sono fissi come quelli delle circoscrizioni italiane, ma vengono ridisegnati ogni dieci anni dopo il censimento nazionale. Chi controlla la legislatura statale ha il potere di tracciare questi confini. Il gerrymandering consiste nel disegnare i collegi in modo da favorire un partito: si raggruppano gli elettori avversari in pochi distretti che si perdono con ampi margini, oppure li si distribuisce in molti distretti dove restano sempre in minoranza. Il risultato è che un partito può vincere la maggioranza dei seggi anche ottenendo meno voti complessivi dell'avversario.
La decisione della commissione del Maryland si inserisce in una battaglia nazionale sul redistricting a metà del ciclo decennale, un fenomeno raro ma non senza precedenti. Il presidente Donald Trump ha dato il via a questa campagna la scorsa estate, invitando gli stati a guida repubblicana a ridisegnare le mappe per consolidare la stretta maggioranza del partito alla Camera. In totale, sei stati hanno già promulgato nuove mappe congressuali nel 2025, mentre la Virginia democratica e la Florida repubblicana stanno compiendo passi per unirsi alla battaglia quest'anno.
Il governatore del Maryland Wes Moore ha costituito la Redistricting Advisory Commission alla fine di novembre scorso per esplorare la possibilità di ridisegnare le mappe dello stato, dopo che il Texas a guida repubblicana e la California democratica avevano intensificato lo scontro nazionale sul redistricting. La commissione, presieduta dalla senatrice federale Angela Alsobrooks, ha organizzato una serie di udienze virtuali negli ultimi tre mesi, permettendo agli elettori di presentare proposte di mappe e testimoniare pubblicamente.
Nonostante l'approvazione della commissione, il futuro della nuova mappa resta incerto a causa delle profonde divisioni all'interno del partito democratico del Maryland. Il presidente del Senato statale Bill Ferguson, anche lui membro della commissione, si è espresso con forza contro l'iniziativa già lo scorso autunno e ha ribadito la sua opposizione martedì. Ferguson ha definito la mappa raccomandata "oggettivamente incostituzionale" e ha accusato la commissione di aver condotto un processo viziato, con riunioni private e scarsa trasparenza. "In questo momento importante, il Maryland non può rischiare di fare passi indietro regalando all'amministrazione Trump un altro seggio o due della delegazione congressuale del Maryland", ha dichiarato Ferguson in un comunicato.
La posizione di Ferguson è decisiva perché la legislatura del Maryland, controllata dai democratici, dovrebbe approvare rapidamente la nuova mappa per metterla in vigore per le elezioni di metà mandato di quest'anno, dove il controllo della Camera è in palio. La scadenza per la presentazione delle candidature congressuali nello stato è fissata per il 24 febbraio e le primarie per il 23 giugno, anche se i legislatori potrebbero votare per posticipare entrambe le date. Secondo una fonte a conoscenza dei negoziati, si sta anche discutendo la possibilità di un emendamento costituzionale sul redistricting da sottoporre agli elettori.
Il leader della minoranza democratica alla Camera federale Hakeem Jeffries ha applaudito la mappa proposta dalla commissione. "I faziosi repubblicani contavano sul fatto che i democratici si sarebbero arresi mentre loro manipolavano le mappe congressuali in Texas, Missouri, North Carolina e Florida. Si sbagliavano", ha dichiarato Jeffries. "Repubblicani arroganti e corrotti hanno iniziato questa battaglia. I democratici la finiranno. Garantiremo che ci sia un'elezione di metà mandato libera e giusta a novembre".
La senatrice Alsobrooks ha difeso il lavoro della commissione: "In un momento in cui altri stati stanno agendo in modo aggressivo per ridisegnare le mappe, e quando le protezioni fondamentali dei diritti di voto affrontano rinnovate minacce, il Maryland ha la responsabilità di guidare con urgenza. Il nostro obiettivo è garantire che la nostra delegazione congressuale rifletta la volontà del popolo, protegga la rappresentanza delle comunità storicamente sottorappresentate e dia ai cittadini del Maryland un Congresso che possa fungere da vero controllo su questo presidente".
Anche i repubblicani dello stato hanno espresso la loro opposizione. Il capogruppo della minoranza repubblicana alla Camera statale Jesse Pippy ha dichiarato che "il Maryland ha una lunga e nota storia di essere uno degli stati più manipolati d'America attraverso il gerrymandering, e le azioni della commissione oggi consolidano ulteriormente quell'eredità".
Un sondaggio condotto il mese scorso dall'University of Maryland, Baltimore County ha rilevato che circa quattro cittadini del Maryland su dieci ritengono che le linee distrettuali attuali siano tracciate in modo ingiusto, rispetto a poco più di un quarto che le considera già eque. Del 41 percento che le considera ingiuste, il 22 percento afferma che favoriscono i democratici e l'8 percento che favoriscono i repubblicani.