Mamdani incontra di nuovo Trump

Il sindaco di New York ha incontrato il presidente alla Casa Bianca per discutere di edilizia e immigrazione, ottenendo promesse su entrambi i fronti

Mamdani incontra di nuovo Trump
Ed Reed/Mayoral Photography Office © City of New York, 2026, Used with permission

Il sindaco di New York Zohran Mamdani si è presentato alla Casa Bianca giovedì con una prima pagina falsa del New York Daily News in mano, un piano da 21 miliardi di dollari e una lista di studenti detenuti dall'immigrazione. Ne è uscito con due risultati inattesi: l'entusiasmo del presidente Donald Trump per il progetto edilizio e la promessa di liberare una studentessa universitaria arrestata quella stessa mattina.

L'incontro, non annunciato in anticipo e durato circa un'ora, è il secondo tra i due dall'elezione di Mamdani a novembre. Il sindaco ha raggiunto Washington in segreto, indossando un cappello scuro e una mascherina per non farsi riconoscere, secondo quanto riporta il New York Times. Con lui c'erano la sua capo di gabinetto, Elle Bisgaard-Church, la direttrice delle comunicazioni Anna Bahr e il suo principale consigliere politico Morris Katz.

Al centro dell'incontro c'era il progetto Sunnyside Yards, un enorme scalo ferroviario nel Queens su cui la città sogna da anni di costruire un nuovo quartiere. La proposta di Mamdani prevede di costruire un solaio sopra i binari e realizzare 12.000 appartamenti a prezzi accessibili, con un finanziamento federale di oltre 21 miliardi di dollari. Secondo le stime del Comune, il progetto genererebbe 30.000 posti di lavoro e sarebbe il più grande investimento pubblico in edilizia e infrastrutture degli ultimi cinquant'anni.

Per convincere Trump, il sindaco ha portato con sé una prima pagina costruita apposta per fare leva sull'ego presidenziale. Il modello è la celebre copertina del Daily News del 1975, con il titolo "Ford to City: Drop Dead", pubblicata quando il presidente Gerald Ford si rifiutò di salvare New York dalla bancarotta. La versione finta portata da Mamdani sostituisce Ford con Trump e il titolo recita: "Trump to City: Let's Build", ovvero "Trump alla città: costruiamo". In piccolo si legge anche: "Trump consegna 12.000 case, il numero più alto dal 1973". Trump, sorridente, ha posato per una foto tenendo in mano entrambe le prime pagine, quella vera del 1975 e quella finta del 2026. La foto è stata postata da Mamdani sui social.

Bahr ha detto all'Associated Press che il presidente si è mostrato "molto entusiasta" della proposta. L'idea era nata dall'incontro precedente: a novembre Trump aveva chiesto a Mamdani di tornare con "grandi idee per costruire grandi cose insieme a New York", stando a quanto riferito dallo stesso portavoce del sindaco, Joe Calvello, a Politico.

Joe Borelli, ex consigliere repubblicano del Comune, ha detto al New York Times che Mamdani "sapeva chiaramente a chi si rivolgeva" quando è entrato nell'Ufficio Ovale con quella prima pagina in mano. Alicia Glen, vicesindaca durante l'amministrazione Bill de Blasio che aveva contribuito a elaborare il piano originale per Sunnyside Yards, ha dichiarato sempre al Times che si tratta "chiaramente del sito più realizzabile per uno sviluppo su larga scala".

Sul fronte dell'immigrazione, la giornata ha preso una piega ancora più sorprendente. Quella mattina, agenti federali avevano arrestato Elmina Aghayeva, una studentessa senior della Columbia University originaria dell'Azerbaijan, accedendo al dormitorio universitario con il pretesto di cercare una "persona scomparsa", secondo quanto dichiarato dagli avvocati della studentessa e dalla presidente della Columbia. Le autorità federali hanno replicato che il visto della donna era stato revocato nel 2016. Mamdani ha sollevato il caso direttamente con Trump durante l'incontro. Poco dopo, il presidente lo ha richiamato per dirgli che la studentessa sarebbe stata liberata. Mamdani ha scritto sui social: "Mi ha appena informato che sarà rilasciata a breve". La Columbia ha poi confermato la liberazione.

Il sindaco ha consegnato alla capo di gabinetto della Casa Bianca, Susie Wiles, una lista di altri quattro studenti con legami con la Columbia e con la città di New York, tutti trattenuti per il loro ruolo nelle proteste pro-palestinesi: Mahmoud Khalil, Yunseo Chung, Mohsen Mahdawi e Leqaa Kordia. Al momento della pubblicazione degli articoli, solo Kordia risultava ancora in custodia, mentre i casi degli altri procedevano in tribunale.

Il rapporto tra i due rimane uno dei più insoliti della politica americana. Solo pochi mesi fa Trump dipingeva Mamdani, 34 anni, socialista democratico figlio di immigrati ugandesi, come un "comunista" pericoloso per New York. Mamdani, dal canto suo, aveva definito Trump un "despota" e promesso di essere il suo "peggior incubo". Martedì sera, nel discorso sullo stato dell'Unione, Trump ha detto di parlare spesso con il sindaco e lo ha definito "un bravo ragazzo, anche se con politiche sbagliate". Bill Cunningham, ex direttore delle comunicazioni del sindaco Michael Bloomberg, ha messo in guardia Mamdani dal New York Times, invitandolo a non farsi "cullare da un falso senso di sicurezza": "Con Trump", ha aggiunto, "non si sa mai dove andrà a parare".

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