Luigi Mangione non rischia più la pena di morte
Una giudice federale ha respinto i due capi d'accusa che prevedevano la pena capitale. Rimangono le accuse di stalking interstatale e un processo separato a livello statale dove Mangione rischia comunque l'ergastolo.
Luigi Mangione, il 27enne accusato di aver ucciso Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, non potrà essere condannato a morte. Lo ha deciso venerdì 30 gennaio la giudice federale Margaret Garnett, che ha respinto i due capi d'accusa per i quali la procura aveva richiesto la pena capitale: l'omicidio mediante uso di arma da fuoco e il reato di possesso di un'arma equipaggiata con silenziatore.
La decisione è una vittoria significativa per la difesa di Mangione, anche se il giovane rimane sotto processo sia a livello federale che statale. Nel procedimento federale continuano a essere contestati due capi d'accusa di stalking interstatale, che prevedono come pena massima l'ergastolo senza possibilità di libertà condizionata. La giudice Garnett ha specificato che la sua scelta "mira unicamente a escludere la pena di morte come punizione che la giuria potrebbe prendere in considerazione".
La magistrata ha basato la sua decisione su un'interpretazione della legge che richiede che l'omicidio sia commesso nel corso di un altro "crimine violento". I pubblici ministeri avevano sostenuto che i crimini violenti erano rappresentati dalle due accuse di stalking, argomentando che Mangione aveva perseguitato Thompson online e aveva viaggiato attraverso i confini statali per compiere l'omicidio. La giudice ha però ritenuto che le accuse di stalking non costituissero "crimini violenti" e ha conseguentemente respinto i due capi d'accusa nel caso federale. Nella sua decisione scritta, Garnett ha riconosciuto che l'analisi giuridica "può sembrare alla persona comune, e persino a molti avvocati e giudici, tortuosa e strana", ma ha affermato che la decisione riflette il suo impegno ad applicare fedelmente la legge.
L'avvocatessa di Mangione, Karen Agnifilo, ha ringraziato la corte per quella che ha definito una "decisione incredibile" parlando con i giornalisti fuori dal tribunale dopo l'udienza di venerdì. "Siamo tutti molto sollevati", ha dichiarato. "Siamo preparati e lo siamo stati sin dall'inizio a combattere questo caso, e non vediamo l'ora di farlo".
Il procuratore generale Pam Bondi aveva annunciato ad aprile 2025 di aver ordinato al Dipartimento di Giustizia di perseguire la pena di morte, definendo l'omicidio "un assassinio premeditato a sangue freddo che ha scioccato l'America". I pubblici ministeri federali hanno ora 30 giorni di tempo per decidere se fare appello contro la decisione della giudice. Un assistente procuratore federale ha dichiarato in aula venerdì di non sapere ancora se il Dipartimento di Giustizia farà ricorso.
Mangione rimane comunque sotto processo per omicidio in un procedimento separato a livello dello Stato di New York, dove la pena di morte è incostituzionale. Se riconosciuto colpevole delle accuse più gravi nel processo statale, Mangione potrebbe essere condannato a una pena da 25 anni all'ergastolo. Anche in questo caso, la difesa ha ottenuto successi significativi: lo scorso autunno, il giudice del processo statale ha respinto i due capi d'accusa principali dell'incriminazione, che erano due capi d'imputazione per omicidio legato al terrorismo. Il magistrato ha stabilito che "non erano state presentate prove di un desiderio di terrorizzare il pubblico, ispirare paura diffusa, impegnarsi in una più ampia campagna di violenza o cospirare con gruppi terroristici organizzati", come richiesto dagli statuti che regolano quelle accuse.
In entrambi i procedimenti Mangione si è dichiarato non colpevole. La selezione dei giurati per il processo federale inizierà l'8 settembre e i dibattimenti il 13 ottobre, anche se la tempistica potrebbe cambiare se l'accusa farà appello sulla decisione della giudice. La data del processo a livello statale non è stata ancora fissata. A causa della natura di alto profilo del caso, entrambe le parti hanno chiesto un periodo di tempo più lungo del solito per il processo di selezione della giuria. Centinaia di potenziali giurati riceveranno un questionario come parte di un processo di preselezione.
La giudice Garnett ha anche emesso venerdì una seconda decisione, questa volta favorevole all'accusa: le prove recuperate dallo zaino di Mangione al momento del suo arresto saranno ammissibili nel processo federale. Gli avvocati difensori avevano sostenuto che questi elementi, tra cui una pistola, un silenziatore, un iPhone e un taccuino rosso con scritte all'interno, dovessero essere esclusi perché gli agenti non avevano un mandato di perquisizione. La giudice ha però stabilito che "una tale perquisizione era ragionevole date le circostanze del caso". I pubblici ministeri federali hanno argomentato che le forze dell'ordine avevano il diritto di esaminare i beni di Mangione come parte delle procedure di arresto di routine e per cercare eventuali armi che potessero rappresentare una minaccia per la sicurezza. L'arma recuperata è compatibile con quella usata per uccidere Thompson, secondo le autorità federali. Alcune delle annotazioni scritte a mano nel taccuino "esprimono ostilità verso l'industria dell'assicurazione sanitaria e in particolare verso i dirigenti facoltosi". Il giudice del tribunale statale di New York non ha ancora emesso una decisione su se questi elementi saranno ammissibili anche in quel processo.
A Mangione è contestato di aver sparato a sangue freddo su Brian Thompson, 50 anni, direttore di UnitedHealthcare, il più grande gruppo di assicurazione sanitaria americano, in una strada di Manhattan il 4 dicembre 2024. Thompson stava camminando verso il suo hotel per partecipare alla conferenza annuale degli investitori di UnitedHealth Group. Secondo la polizia, sulle munizioni utilizzate erano scritte le parole "delay", "deny" e "depose", un riferimento a una frase usata per descrivere come le compagnie assicurative evitano di pagare i sinistri. Mangione si era poi dato alla fuga prima di essere arrestato cinque giorni dopo in un McDonald's ad Altoona, in Pennsylvania, a circa 370 chilometri dal luogo del crimine.
Il caso ha diviso l'opinione pubblica americana. Mangione è diventato per alcuni il simbolo della rabbia degli americani nei confronti delle compagnie di assicurazione sanitaria, accusate di privilegiare i propri profitti a scapito delle cure mediche. Le sue apparizioni in tribunale sono sistematicamente accompagnate dalla presenza di sostenitori, il più delle volte giovani donne, che lo vedono come una sorta di Robin Hood moderno. Mangione affronta anche accuse relative al suo arresto in un caso statale separato in Pennsylvania, che non prevedono la pena di morte.