L'operazione Epic Fury è costata fino a 35 miliardi di dollari in sei settimane
Il think tank conservatore American Enterprise Institute stima i costi incrementali dell'offensiva americana contro l'Iran, ma il conto finale per il Congresso potrebbe arrivare a 100 miliardi
L'operazione militare americana contro l'Iran ha raggiunto un costo stimato tra 25 e 35 miliardi di dollari dopo sei settimane di combattimenti, secondo un'analisi dell'American Enterprise Institute (AEI) pubblicata il 10 aprile. La stima aggiornata arriva mentre l'operazione Epic Fury entra in un periodo di cessate il fuoco di due settimane, iniziato l'8 aprile.
I numeri elaborati da Elaine McCusker e Richard Sims, analisti di politica estera e della difesa dell'AEI, rappresentano solo i costi incrementali dell'operazione, cioè le spese aggiuntive rispetto a quelle che il Pentagono avrebbe sostenuto comunque. Non comprendono gli stipendi base del personale, l'addestramento o l'acquisto originale delle piattaforme militari. Tre settimane fa, il 20 marzo, la stima dello stesso istituto si fermava tra 16,2 e 23,4 miliardi di dollari.
La forbice tra la stima minima e quella massima dipende soprattutto da due fattori: la ripartizione degli intercettamenti tra forze americane e partner regionali, e la dottrina di tiro usata per colpire gli obiettivi. La stima più alta include anche la sostituzione di un radar nella base di Al Udeid in Qatar e alcuni costi di riparazione della portaerei Ford.
Il calcolo si basa su informazioni pubbliche del Pentagono e del Comando Centrale americano (CENTCOM) riguardo le navi schierate, gli aerei in volo, i sistemi difensivi impiegati e gli obiettivi colpiti, che a oggi superano i 13.000. Gli analisti hanno poi utilizzato fonti ufficiali per i costi operativi e per la sostituzione di intercettori, missili, munizioni e aerei perduti.
Periodo coperto: 29 dicembre 2025 – 8 aprile 2026 (cessate il fuoco)
| Categoria di costo | Stima minima | Stima massima |
|---|
Ma il conto che il Congresso potrebbe trovarsi a pagare è molto più alto. Secondo l'analisi, la richiesta di finanziamento supplementare attualmente in esame potrebbe raggiungere gli 80-100 miliardi di dollari, una cifra che include sei categorie di costi aggiuntivi rispetto a quelli calcolati dall'AEI.
La prima riguarda i danni alle basi e agli equipaggiamenti americani nella regione: il CENTCOM dispone di valutazioni più dettagliate rispetto a quanto reso pubblico. La seconda è legata alla composizione effettiva dei missili e delle munizioni usati per colpire i bersagli. La differenza di prezzo tra i vari tipi di missili disponibili per ogni missione è enorme e incide sul totale finale.
La terza categoria di spesa copre i programmi appena annunciati dal Dipartimento della Difesa per accelerare la produzione di munizioni chiave, come i sistemi THAAD, Patriot e il Precision Strike Missile, e per sviluppare soluzioni a basso costo prodotte da una base industriale allargata. La quarta voce comprende altre operazioni militari in corso, le operazioni Southern Spear e Absolute Resolve, che insieme potrebbero costare circa 5 miliardi di dollari.
Poi ci sono i costi sostenuti da altre agenzie federali al di fuori del Pentagono, come le operazioni della comunità di intelligence durante il recupero dell'equipaggio di uno Strike Eagle abbattuto. Infine, il Dipartimento della Difesa intende includere le proiezioni di spesa almeno fino alla fine dell'anno fiscale, e probabilmente fino alla fine del 2026, considerando la possibilità di un'altra risoluzione di bilancio temporanea a ottobre.
L'analisi dell'AEI, un think tank conservatore di Washington tradizionalmente vicino all'establishment repubblicano, si chiude con una valutazione positiva dell'operazione. Secondo McCusker e Sims, il valore dell'investimento va misurato insieme ai costi: la riduzione della minaccia rappresentata dalle capacità nucleari, missilistiche, navali, informatiche e delle milizie proxy dell'Iran è un risultato che contribuisce agli interessi strategici americani nella regione.