L'operazione anti-immigrazione in Minnesota si conclude dopo mesi di tensioni e due morti

Tom Homan annuncia la fine della "Operation Metro Surge", che al suo apice ha coinvolto 3.000 agenti federali. Il presidente Trump ha dato il suo assenso alla fine dopo le polemiche seguite all'uccisione di due cittadini americani.

L'operazione anti-immigrazione in Minnesota si conclude dopo mesi di tensioni e due morti

Tom Homan, responsabile delle politiche di confine della Casa Bianca, ha annunciato la conclusione dell’operazione di contrasto all’immigrazione irregolare che per mesi ha coinvolto il Minnesota, alimentando forti tensioni politiche e culminando nella morte di due cittadini statunitensi. "Ho proposto, e il presidente Trump ha concordato, che questa operazione straordinaria si concluda", ha dichiarato Homan.

La cosiddetta Operation Metro Surge, condotta dal Department of Homeland Security (DHS), è stata presentata come una delle più vaste iniziative di controllo dell’immigrazione sul territorio statunitense durante l’amministrazione Trump. Al suo apice, circa 3.000 agenti federali sono stati dispiegati nell’area; la gestione operativa era inizialmente affidata al comandante Gregory Bovino, esponente della Border Patrol.

Il punto di svolta: due manifestanti uccisi

La svolta è arrivata con l’uccisione di Renee Good e Alex Pretti, due cittadini americani attivi nelle proteste contro l’Immigration and Customs Enforcement (ICE), colpiti a morte da agenti federali. L’episodio ha innescato un’ondata di indignazione e aumentato la pressione politica sull’Amministrazione.

Il 26 gennaio Homan ha assunto direttamente il controllo dell’operazione. Il 4 febbraio ha poi annunciato il ritiro “immediato” di 700 agenti federali dall’area, sostenendo che la decisione fosse stata resa possibile da una maggiore collaborazione degli sceriffi locali nella detenzione di persone sospettate di trovarsi in posizione irregolare.

Anche il presidente Trump ha alternato toni duri e più concilianti. In un’intervista a Fox News ha promesso che Homan avrebbe "ridotto un po’ la tensione". Parallelamente, però, ha avvertito il sindaco di Minneapolis Jacob Frey che stava "giocando con il fuoco", dopo che Frey aveva dichiarato che la città non avrebbe collaborato direttamente all’applicazione delle norme federali sull’immigrazione.

Il dialogo con le autorità locali

Nella sua conferenza stampa, Homan ha rivendicato risultati sul piano del coordinamento istituzionale, affermando di aver rafforzato la collaborazione con le autorità statali e locali dopo essere stato inviato a Minneapolis in seguito alle uccisioni. In particolare, ha dichiarato di aver incontrato il governatore del Minnesota Tim Walz, il sindaco Frey e il procuratore generale Keith Ellison, individuando un obiettivo comune: "garantire e mantenere la sicurezza pubblica", pur nella persistenza di divergenze tra autorità statali e federali.

"Come risultato dei nostri sforzi, oggi il Minnesota non è più uno Stato-rifugio per i criminali", ha sostenuto Homan, aggiungendo:

"Siamo orgogliosi di aver rimosso da questo Stato minacce alla sicurezza pubblica. Il presidente Trump non mi ha mandato qui perché l’operazione veniva condotta in modo perfetto: sono venuto per identificare i problemi e adottare correttivi".

Walz aveva auspicato nei giorni scorsi che l’amministrazione annunciasse la fine dell’operazione entro la settimana. Il DHS, da parte sua, ha dichiarato che nel corso dell’iniziativa i propri agenti hanno arrestato migliaia di "immigrati irregolari con precedenti penali".

“Le deportazioni continueranno”

Nonostante la chiusura di Metro Surge, l’applicazione delle leggi sull’immigrazione proseguirà. In conferenza stampa, Homan ha ribadito che la linea dell’amministrazione non cambia. "È per questo che gli americani hanno votato", ha affermato.

Il responsabile della sicurezza delle frontiere ha però precisato che da ora in poi l’azione sarà concentrata in via prioritaria sui soggetti ritenuti più pericolosi. "Daremo la priorità a chi rappresenta la minaccia più grave per le nostre comunità: stupratori, assassini, pedofili. È la cosa giusta da fare", ha dichiarato.

Homan ha quindi ribadito l’obiettivo politico annunciato dalla Casa Bianca:

"Il presidente Trump ha promesso deportazioni di massa, ed è ciò che questo Paese otterrà. Non è cambiato nulla, se non che ci assicuriamo di colpire obiettivi individuati con precisione, conoscendo il loro status migratorio e i loro precedenti penali".
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