L'inflazione negli Stati Uniti rallenta a gennaio nonostante i dazi di Trump
L'indice dei prezzi al consumo sale del 2,4% su base annua, il ritmo più lento da maggio scorso. Calano i costi dell'energia e delle auto usate, mentre i generi alimentari continuano a pesare sulle famiglie americane.
L'inflazione negli Stati Uniti ha rallentato a gennaio, scendendo al 2,4% su base annua rispetto al 2,7% di dicembre. Si tratta del ritmo più lento registrato da maggio 2025, secondo i dati diffusi venerdì dal governo americano. Il dato arriva in un momento delicato, mentre le imprese avvertono che stanno già trasferendo sui consumatori i costi dei dazi imposti dal presidente Trump.
L'indice dei prezzi al consumo, noto come CPI, mostra quindi un miglioramento nonostante il presidente abbia annunciato una serie di dazi su numerosi beni importati. Particolarmente significativo è il dato dell'inflazione di base, che esclude i costi volatili di cibo ed energia: questa misura, attentamente monitorata dagli economisti, è salita del 2,5%, in calo dal 2,6% del mese precedente. Si tratta del livello più basso dal 2021.
Su base mensile, l'inflazione appare ancora sotto controllo. A gennaio l'indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,2%, in leggero calo rispetto allo 0,3% del mese precedente. Il dato riflette un calo notevole dei prezzi dell'energia, scesi dell'1,5% nel corso del mese. Anche le auto e i camion usati hanno registrato una flessione significativa, con prezzi in calo di quasi il 2%.
I prezzi dell'abbigliamento sono aumentati dello 0,3%, in linea con il mese precedente. Un segnale positivo arriva dal settore immobiliare: i costi delle abitazioni, che negli ultimi anni sono rimasti ostinatamente elevati, hanno rallentato la crescita a gennaio, salendo solo dello 0,2%, la metà del ritmo registrato il mese precedente. L'inflazione di base su base mensile ha invece registrato un lieve aumento, passando dallo 0,2% di dicembre allo 0,3% di gennaio.
La situazione appare complessa se si considera il sentiment dei consumatori americani. Secondo una rilevazione, la fiducia dei consumatori è crollata a gennaio ai livelli più bassi degli ultimi dodici anni, con gli americani sempre più frustrati dall'alto costo della vita. Le politiche commerciali di Trump hanno aggiunto ulteriore pressione: numerosi beni importati sono ora soggetti ad alcuni dei dazi più elevati degli ultimi cento anni, e alcuni prodotti hanno già registrato forti aumenti di prezzo rispetto a un anno fa.
Il problema è particolarmente evidente per i generi alimentari, dove gli aumenti di prezzo pesano maggiormente sulle tasche dei consumatori. Il manzo, per esempio, costa il 15% in più rispetto a un anno fa, mentre il caffè è aumentato del 18%. L'amministrazione Trump starebbe ora valutando di ridurre alcuni dazi sui prodotti in alluminio e acciaio, secondo quanto riportato dal Financial Times, l'ultimo tentativo di affrontare le preoccupazioni legate al costo della vita.
Uno studio della Federal Reserve di New York pubblicato questa settimana ha rivelato che circa il 90% del peso dei dazi è stato pagato dalle aziende e dai consumatori americani lo scorso anno. La Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, ha sospeso il mese scorso una serie di tagli ai tassi di interesse. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha osservato che l'inflazione rimane ancora troppo alta, ma ha aggiunto che il superamento dell'obiettivo deriva in gran parte dall'impatto dei dazi nel settore dei beni.
Alcuni funzionari della Fed ritengono che i tassi di interesse debbano rimanere elevati per tenere sotto controllo l'inflazione. "Altrimenti credo che ci sia un rischio reale che l'inflazione rimanga bloccata più vicina al 3% che al 2% nel lungo periodo", ha dichiarato questa settimana Jeff Schmid, presidente della Federal Reserve di Kansas City, in un discorso pubblico.