L'illusione della "teoria del pazzo"
Gli Stati Uniti non hanno ottenuto nulla di concreto dalla tregua di due settimane, mentre l'Iran mantiene il controllo dello Stretto di Hormuz. Analisti e commentatori smontano la narrazione della vittoria trumpiana
Il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, annunciato dal presidente Trump martedì, non è la prova che la cosiddetta "teoria del pazzo" funzioni in politica estera. È la tesi del politologo Daniel W. Drezner, professore di relazioni internazionali, che nella sua newsletter su Substack analizza l'accordo raggiungendo una conclusione netta: Washington non ha ottenuto alcun guadagno tattico dalla tregua, a parte la tregua stessa.
La "teoria del pazzo", resa celebre da Richard Nixon, si basa sull'idea che un leader possa ottenere concessioni dai rivali se questi lo percepiscono come imprevedibile e potenzialmente irrazionale. Trump l'ha portata all'estremo minacciando di distruggere l'intera civiltà iraniana, una retorica che Drezner definisce senza mezzi termini una minaccia di crimini di guerra.
La tregua, peraltro, si presenta fragile in quanto manca degli elementi tipici di un cessate il fuoco: non esiste un documento formale scritto. Quello che è accaduto assomiglia più a una serie coordinata di post sui social media. Restano inoltre dubbi sul fatto che l'accordo copra l'incursione israeliana in Libano, e l'Iran ha dato segnali di non voler rispettare l'intesa.
La retorica apocalittica di Trump aveva innervosito anche chi è ormai abituato alle sue sparate. Lo storico Garrett Graff ha stimato al tre per cento le probabilità che Trump usasse un'arma nucleare contro l'Iran, un numero che ha definito "impressionante, considerata la storia delle armi nucleari e della presidenza". Nate Silver, l'analista statistico, ha commentato che anche il tre per cento è troppo quando si parla di rischio nucleare: "Il valore atteso di una probabilità del tre per cento di un esito infinitamente negativo è comunque infinito negativo". Silver ha aggiunto che l'esito della crisi non è certo "una mossa geniale a tredici dimensioni", ma riflette piuttosto un comandante in capo senza controlli, con 79 anni, messo all'angolo e circondato da consiglieri adulatori troppo spaventati per contraddirlo.
Diversi analisti citati da Drezner concordano nel ritenere che gli Stati Uniti si trovino oggi in una posizione peggiore rispetto a prima del conflitto. Jonathan Last ha scritto che, se i contorni generali del cessate il fuoco reggono, l'America avrà subito una significativa sconfitta strategica e l'Iran avrà ottenuto una significativa vittoria strategica. David Frum ha osservato che i leader stranieri sono pronti a credere che Trump sia "pazzo" nel senso che è distaccato dalla realtà, ma sanno anche che al momento decisivo Trump cede. Frum nota che l'acronimo TACO, riferito all'attitudine negoziale del presidente, è diventato familiare quanto NATO.
Il punto centrale, secondo Drezner, è semplice: cosa hanno ottenuto gli Stati Uniti? L'Iran, pur indebolito militarmente, continua a controllare lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale. Questo dato non è cambiato con il cessate il fuoco. Politico ha riportato, attraverso i giornalisti Ben Lefebvre e Phelim Kine, che i dirigenti delle compagnie petrolifere stanno contattando la Casa Bianca, il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente J.D. Vance per protestare contro una condizione emersa nei negoziati: permettere all'Iran di imporre pedaggi sul transito nello Stretto di Hormuz. Un consulente del settore, rimasto anonimo, ha detto a Politico: "Prima non dovevamo pagare, e pensavo che avessimo vinto la guerra".
Né Israele né gli alleati del Golfo sembrano soddisfatti della situazione attuale rispetto al periodo precedente il conflitto. Anche il resto del mondo arabo, scrive Drezner, non è entusiasta della condotta americana.
Tom Wright ha evidenziato le contraddizioni della visione geopolitica dell'amministrazione Trump: gli Stati Uniti hanno premiato la Russia, ignorato la Cina, punito l'Europa e abbandonato i propri alleati asiatici durante una crisi energetica che hanno contribuito a provocare. Gli avversari dell'America, secondo Wright, si coordinano sempre meglio, condividendo risorse e capacità, mentre le alleanze globali americane, a lungo il loro principale vantaggio, vengono trascurate e si frammentano.
Lo stesso David Sanger del New York Times, che in un primo articolo aveva attribuito a Trump una vittoria tattica ottenuta grazie alla retorica estrema, ha cambiato tono poche ore dopo. In un secondo articolo ha scritto che le opzioni di Trump dopo il cessate il fuoco sono più limitate di quanto sembrasse. Se le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz riprendono, il prezzo del petrolio continuerà a scendere e i mercati azionari a salire: indicatori di successo immediato che contano per Trump. Ma il presidente sa che, anche se la tregua scadrà il 21 aprile senza un accordo finale, il rischio politico di riprendere le ostilità è alto, soprattutto con le elezioni di metà mandato all'orizzonte e un vertice in programma con il presidente cinese Xi Jinping.
Drezner conclude che il cessate il fuoco è un esempio della teoria del pazzo solo nella misura in cui questa strategia ha storicamente un pessimo bilancio nel produrre concessioni concrete. Anche questa volta non ha prodotto nulla per gli Stati Uniti, mentre le perdite strategiche causate dal conflitto continuano ad accumularsi.