L'Europa prepara una missione navale per riaprire Hormuz, senza gli Stati Uniti
Francia, Regno Unito e Germania lavorano a un piano per sminare lo stretto e scortare le navi commerciali dopo la fine del conflitto con l'Iran. Washington non è invitata
L'Europa sta pianificando una missione militare per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale una volta terminata la guerra tra Stati Uniti e Iran, e lo fa escludendo proprio Washington. Il piano, rivelato dal Wall Street Journal, prevede operazioni di sminamento, scorte navali e sorveglianza per restituire fiducia alle compagnie di navigazione che attraversano il passaggio da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato martedì che la missione internazionale non includerà le parti "belligeranti", cioè Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo diplomatici europei citati dal Wall Street Journal, le navi europee non opererebbero sotto comando americano. Venerdì Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer terranno una riunione online con diverse decine di Paesi per discutere come garantire la sicurezza dello stretto alla fine delle ostilità. Starmer sarà presente di persona a Parigi, mentre gli altri parteciperanno in videoconferenza. Gli Stati Uniti non parteciperanno. Cina e India sono state invitate, ma non è chiaro se accetteranno.
La novità più rilevante è la probabile partecipazione della Germania, che finora si era mostrata riluttante a qualsiasi coinvolgimento militare. Secondo un alto funzionario tedesco, Berlino potrebbe annunciare il proprio impegno già giovedì. La partecipazione tedesca renderebbe la missione più consistente del previsto: la Germania dispone di maggiori risorse finanziarie rispetto a Francia e Regno Unito e possiede mezzi militari specifici per questo tipo di operazione, tra cui uno squadrone di circa dodici navi dragamine e unità di sommozzatori nella base di Kiel, sul Mar Baltico. La Germania potrebbe anche contribuire con la sorveglianza aerea, avendo almeno un velivolo già operativo a Gibuti nell'ambito della missione nel Mar Rosso. Tuttavia, Berlino dovrà superare ostacoli costituzionali importanti: qualsiasi dispiegamento all'estero richiede l'autorizzazione del parlamento e un mandato internazionale solido, che potrebbe essere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu ai sensi del Capitolo IV, oppure un ampliamento del mandato della missione europea EUNAVFOR Aspides nel Mar Rosso.
Il piano si articola in tre fasi. La prima prevede la creazione della logistica necessaria per consentire l'uscita delle centinaia di navi attualmente bloccate nello stretto. La seconda è un'operazione di sminamento su larga scala: l'Iran ha minato parti della via d'acqua nei primi giorni del conflitto e la rimozione degli ordigni è indispensabile per riaprire il passaggio a un traffico più ampio. Su questo fronte l'Europa dispone di un vantaggio significativo rispetto agli Stati Uniti, che hanno in gran parte dismesso la propria flotta di dragamine, mentre le potenze europee contano oltre 150 unità. La terza fase prevede scorte militari regolari con fregate e cacciatorpediniere, oltre a operazioni di sorveglianza, per garantire alle compagnie di navigazione che il transito è sicuro.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha precisato martedì che la missione potrà essere dispiegata solo "una volta ristabilita la calma e cessate le ostilità", aggiungendo che la coalizione si coordinerà con i Paesi rivieraschi, inclusi Iran e Oman. Questo lascia intendere che nessuna operazione procederà senza il consenso di Teheran.
Tra gli europei restano divergenze da risolvere. I diplomatici francesi ritengono che qualsiasi coinvolgimento americano renderebbe la missione meno accettabile per l'Iran, mentre i funzionari britannici temono che escludere Washington possa irritare il presidente Trump e limitare la portata dell'operazione. Il dibattito riflette tensioni transatlantiche che si sono aggravate nell'ultimo anno: Trump ha imposto dazi sulle esportazioni europee, ha ritirato il sostegno all'Ucraina e ha minacciato di usare la forza militare per prendere la Groenlandia alla Danimarca, un alleato Nato. La guerra con l'Iran ha ulteriormente inasprito i rapporti, dato che la maggior parte dei leader europei la considera illegale e uno shock economico.
Trump ha chiesto per settimane agli alleati europei di inviare navi da guerra nel Golfo per riaprire lo stretto con la forza, ma gli europei hanno rifiutato. Macron ha definito questa opzione "irrealistica", sostenendo che richiederebbe tempi infiniti e esporrebbe le navi a minacce costiere e missili balistici. Il presidente americano ha poi chiesto all'Europa di partecipare al blocco navale dei porti iraniani, con l'obiettivo di infliggere danni economici sufficienti a costringere Teheran a riaprire lo stretto. Anche questa richiesta è stata respinta: Starmer e altri leader hanno detto che la priorità europea è liberare il traffico, non restringerlo ulteriormente. Trump ha criticato gli europei per la scarsa collaborazione, arrivando a mettere in discussione l'appartenenza degli Stati Uniti alla Nato.
Il modello di riferimento per la missione è l'operazione Aspides, lanciata dall'Unione Europea nel 2024 per scortare le navi commerciali nel Mar Rosso e proteggerle dagli attacchi degli Houthi. In quella missione, Francia, Italia, Germania e Grecia hanno fornito a rotazione fregate ed elicotteri, con circa tre navi operative in ogni momento. L'operazione era indipendente dalla missione americana Operation Prosperity Guardian, attiva nel Mar Rosso tra il 2023 e il 2025 e di scala molto maggiore, con portaerei e diversi cacciatorpediniere. Secondo Mujtaba Rahman, responsabile per l'Europa della società di analisi del rischio Eurasia Group, anche dopo un cessate il fuoco duraturo una presenza militare occidentale sarà indispensabile: le compagnie assicurative e gli armatori chiederanno un sistema di scorta o di convoglio per proteggere le navi.