L'economia americana frena bruscamente: nel quarto trimestre crescita solo dello 0,7%

PIL del 4Q 2025 rivisto al ribasso, pesa lo shutdown di 43 giorni. L'inflazione di fondo risale al 3,1%, mentre la guerra con l'Iran peggiora le previsioni per il futuro.

L'economia americana frena bruscamente: nel quarto trimestre crescita solo dello 0,7%
Foto di Jakub Żerdzicki / Unsplash

Gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 molto peggio del previsto dal punto di vista economico. Il Prodotto Interno Lordo è infatti cresciuto nel quarto trimestre a un tasso annualizzato di appena lo 0,7%, secondo la revisione pubblicata oggi dal Dipartimento del Commercio. La prima stima indicava l'1,4% e gli economisti si aspettavano semmai una correzione al rialzo. Il dato segna invece una brusca frenata rispetto al 4,4% del terzo trimestre e al 3,8% del secondo.

A pesare è stato soprattutto lo shutdown federale di 43 giorni dello scorso autunno, che ha fatto precipitare la spesa e gli investimenti del governo del 16,7%, sottraendo da soli 1,16 punti percentuali alla crescita trimestrale. Ma il blocco delle attività governative non spiega tutto: anche i consumi privati, che rappresentano circa due terzi dell'economia americana, sono rallentati, crescendo al 2% contro il 3,5% del trimestre precedente. Gli investimenti delle imprese, trainati in buona parte dalla spesa per l'intelligenza artificiale, sono invece saliti del 2,2%, un ritmo discreto ma in calo rispetto al 3,2% del terzo trimestre. Le esportazioni sono scese del 3,3%.

Anche un altro indicatore particolarmente seguito dagli analisti, che misura la solidità di fondo dell'economia includendo consumi e investimenti privati ma escludendo voci volatili come export e spesa pubblica, è cresciuto dell'1,9%, in netto rallentamento rispetto al 2,9% del trimestre precedente. Per l'intero 2025, il Pil è cresciuto del 2,1%, un ritmo solido ma inferiore al 2,8% del 2024 e alla stima iniziale del 2,2%. Quella di venerdì è la seconda delle tre revisioni trimestrali: il dato definitivo arriverà il 9 aprile.

PIL USA · 2019–2025
Macroeconomia · Stati Uniti
PIL USA — Variazione trimestrale 2019–2025
Aggiornato 13 mar 2026 BEA · Real GDP · SAAR · 2ª stima Q4 2025
Crollo Covid
−28,0%
Q2 2020
Rimbalzo record
+34,9%
Q3 2020
Anno 2025 · 2ª stima
+2,1%
vs +2,8% nel 2024
Q4 2025 · 2ª stima
+0,7%
vs +4,4% in Q3 2025
Variazione % annualizzata — tocca una barra per i dettagli
Crescita
Contrazione
Ultimo dato (2ª stima)
Shock pandemico
−28,0% · Q2 2020
Il calo più profondo nella storia del PIL USA. Lockdown, blocco dei consumi, interruzione delle catene di fornitura.
Rimbalzo tecnico
+34,9% · Q3 2020
Rimbalzo senza precedenti sostenuto dai 2.200 miliardi del CARES Act e dalla riapertura dell'economia.
Rallentamento recente
+0,7% · Q4 2025
Frenata dopo il +4,4% di Q3. Spesa pubblica −5,1% per lo shutdown federale; consumi ancora positivi.
Dati trimestrali completi 28 trimestri
Trimestre Contesto Var. SAAR
Fonte: U.S. Bureau of Economic Analysis (BEA) · bea.gov Elaborazione: FocusAmerica

A complicare il quadro arrivano i dati sull'inflazione. L'indice Personal Consumption Expenditures, il parametro preferito dalla Federal Reserve, è salito del 2,8% su base annua a gennaio, in lieve calo rispetto a dicembre. Ma la componente core di fondo, che esclude alimentari ed energia, è cresciuta del 3,1%, il livello più alto in quasi due anni. Su base mensile, i prezzi core sono aumentati dello 0,4% per il secondo mese consecutivo: un ritmo che, se mantenuto, porterebbe l'inflazione ben al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Fed.

Questi numeri, peraltro, fotografano una situazione precedente alla guerra con l'Iran iniziata il 28 febbraio, che ha chiuso lo Stretto di Hormuz tagliando un quinto delle forniture mondiali di petrolio. Da allora il greggio è rincarato di oltre il 40% e la benzina è passata da poco meno di 3 dollari al gallone a 3,60 dollari. Gli economisti prevedono quindi un'impennata dell'inflazione a marzo e potenzialmente anche ad aprile. La Fed, che si riunisce la prossima settimana, dovrebbe mantenere invariati i tassi di interesse: il conflitto in Medio Oriente rende improbabile qualsiasi allentamento nel breve termine, nonostante le visibili proteste del presidente Trump.

Anche il mercato del lavoro mostra segnali di debolezza. Il mese scorso imprese, organizzazioni no-profit e agenzie governative hanno tagliato 92.000 posti di lavoro. Nel 2025 le assunzioni nette non hanno superato le 10.000 unità al mese, il dato più debole al di fuori degli anni di recessione dal 2002. Unica nota positiva è il fatto che i consumatori, almeno per ora, continuano a spendere: la spesa delle famiglie è salita dello 0,4% a gennaio, sostenuta da una crescita analoga dei redditi e dall'aumento delle prestazioni della Social Security legato all'adeguamento al costo della vita entrato in vigore a inizio anno.

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