Le TV americane minaccciate dal governo per la copertura della guerra in Iran
Il capo dell'autorità per le telecomunicazioni rilancia gli attacchi di Trump contro i media, ma i suoi poteri reali sono limitati. Critici: "Incostituzionale"
Brendan Carr, presidente della Federal Communications Commission (FCC), l'autorità americana che regola le telecomunicazioni, ha minacciato sabato di revocare le licenze delle emittenti televisive che trasmettono quelle che definisce "informazioni falsa" sulla guerra in Iran. La minaccia arriva dopo un attacco del presidente Trump contro i media accusati di diffondere notizie "intenzionalmente fuorvianti" sul conflitto.
Trump ha preso di mira in particolare il New York Times e il Wall Street Journal, accusandoli di aver riportato in modo scorretto la notizia di cinque aerei cisterna dell'aviazione americana danneggiati da attacchi iraniani in Arabia Saudita. Il presidente ha sostenuto che quattro dei cinque velivoli hanno subito danni minimi e sono già tornati operativi. In un post su Truth Social, Trump ha scritto che queste testate "vogliono che perdiamo la guerra", definendo i giornalisti "persone malate e squilibrate".
Carr ha rilanciato l'attacco pubblicando su X un avvertimento diretto alle emittenti: "Le emittenti che diffondono bufale e distorsioni informative, note anche come fake news, hanno ora la possibilità di correggere la rotta prima che arrivi il momento del rinnovo delle loro licenze. La legge è chiara. Le emittenti devono operare nell'interesse pubblico e perderanno le loro licenze se non lo faranno".
La minaccia di Carr, però, ha fondamenta fragili. La FCC non nega un rinnovo di licenza da decenni e qualsiasi azione contro un'emittente innescherebbe una lunga battaglia legale. Come ha spiegato alla CNN l'avvocato specializzato in diritto pubblico Andrew Jay Schwartzman, le minacce di Carr sono "vuote" perché non rappresentano un pericolo reale per le licenze delle emittenti. Schwartzman ha precisato che le licenze televisive non arrivano a scadenza prima della fine del 2028 e che qualsiasi procedimento di revoca anticipata dovrebbe passare attraverso un'udienza davanti a un giudice della FCC, un processo che può durare mesi o anni, seguito da un appello alla commissione al completo e infine a un tribunale, dove la legge sulle telecomunicazioni offre ampie protezioni ai licenziatari.
Carr ha risposto a questa obiezione su X, sostenendo che il Communications Act autorizza la FCC a richiedere rinnovi anticipati delle licenze. Ma anche in quel caso si attiverebbe un iter procedurale lungo e pieno di garanzie per le emittenti.
È importante chiarire che la FCC regola solo le emittenti che utilizzano le frequenze pubbliche, cioè le stazioni televisive e radiofoniche locali. Non ha alcuna giurisdizione sui canali via cavo come la CNN, sulle piattaforme di streaming come Netflix, né sulle testate che pubblicano solo online o su carta stampata, come il New York Times e il Wall Street Journal, proprio i giornali attaccati da Trump.
Le grandi aziende mediatiche come Disney, proprietaria di ABC, e Paramount, proprietaria di CBS, possiedono però licenze FCC per le stazioni locali che controllano. Questo le rende potenzialmente vulnerabili alle pressioni governative, soprattutto quando hanno operazioni commerciali in corso che richiedono l'approvazione dell'autorità. Nexstar e Sinclair, ad esempio, sono state accusate di aver ceduto alle pressioni di Carr lo scorso autunno quando hanno tolto il programma di Jimmy Kimmel dalle loro stazioni affiliate ad ABC, proprio mentre avevano pratiche pendenti davanti alla FCC. Paramount stessa ha accettato di installare un difensore civico a CBS e di eliminare le pratiche di diversità e inclusione come condizione per l'approvazione della sua fusione.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rafforzato la pressione sui media criticando aspramente la copertura del conflitto in Iran. Hegseth ha contestato titoli come "La guerra in Medio Oriente si intensifica", suggerendo che andrebbero sostituiti con "L'Iran è sempre più disperato". Ha anche fatto riferimento all'acquisizione di Warner Bros. Discovery, la società madre della CNN, da parte di Paramount Skydance, controllata dal miliardario Larry Ellison e dal figlio David Ellison, dichiarando: "Prima David Ellison prende il controllo di quella rete, meglio è". David Ellison, nella sua prima intervista da amministratore delegato di Paramount la settimana scorsa, ha invece promesso di sostenere l'indipendenza editoriale della CNN.
Le reazioni alla minaccia di Carr sono state dure. Will Creeley, direttore legale della Foundation for Individual Rights and Expression, ha dichiarato che il mandato di Carr alla guida della FCC è stato caratterizzato dalla sua "sfacciata disponibilità a intimidire e minacciare la stampa libera". La Radio Television Digital News Association, che rappresenta i dirigenti e il personale delle emittenti locali americane, ha definito l'approccio di Carr quello di "un bullo con una valigetta", aggiungendo che "usare il potere regolatorio federale per minacciare le licenze sulla base delle scelte di copertura giornalistica è incostituzionale, punto". Il governatore della California Gavin Newsom ha definito il post di Carr "palesemente incostituzionale".
Le associazioni per la libertà di stampa sostengono che la vera strategia di Carr non sia tanto agire concretamente contro le licenze, quanto spingere le aziende mediatiche verso l'autocensura, ottenendo così parte di ciò che Trump desidera senza un'azione governativa esplicita. Nonostante le minacce, le emittenti continuano a coprire con determinazione l'operato dell'amministrazione Trump. Come ha sintetizzato l'associazione delle emittenti locali: "I giornalisti hanno affrontato di peggio e hanno continuato a fare il loro lavoro. Continueranno a farlo anche adesso".