L’arresto di Maduro scatena una crisi politica anche al Congresso degli Stati Uniti
Trump ha ordinato il blitz militare che ha portato alla cattura dell’ex presidente venezuelano, contraddicendo settimane di dichiarazioni al Congresso. I democratici sono ora pronti al voto sulla War Powers Resolution mentre i repubblicani si dividono tra isolazionisti e interventisti.
L’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores sono comparsi oggi davanti a un tribunale federale di New York, dopo essere stati catturati venerdì sera in un’operazione lampo delle Forze Armate statunitensi che ha shockato il mondo ed innescato una crisi politica sia a Caracas che a Washington.
Per settimane, infatti, sia il presidente Donald Trump che i massimi funzionari della sua Amministrazione avevano assicurato al Congresso che gli Stati Uniti non cercavano un cambio di regime in Venezuela, nonostante il dispiegamento militare nei Caraibi. Con l’operazione di venerdì, si è invece scoperto che quello era esattamente l’obiettivo.
Il fatto é ancora più rilevante visto che il messaggio al Congresso era stato orchestrato dal Segretario di Stato Marco Rubio, ex presidente della Commissione Intelligence del Senato che non avrebbe mai accettato passivamente simili affermazioni quando sedeva al Congresso.
Inoltre, durante la campagna elettorale del 2024 Trump aveva anche detto agli elettori di non essere interessato ad avventure di politica estera o a “guerre infinite”, promettendo di concentrarsi invece sulla fine dei conflitti esistenti. I repubblicani avevano ripetuto questi argomenti durante le elezioni e dopo, anche mentre l’Amministrazione sosteneva la campagna contro presunte imbarcazioni di trafficanti di droga al largo del Venezuela.
Ora però Trump e altri alti funzionari dichiarano apertamente di non temere l’invio di truppe americane sul territorio venezuelano, in quello che rappresenta un cambiamento netto rispetto alle posizioni precedentemente espresse.
Le giustificazioni della Casa Bianca
Rubio ha dichiarato ieri, in una intervista concessa al programma This Week dell’emittente ABC News, che la Marina continuerà a “mettere in quarantena” le esportazioni petrolifere venezuelane “fino a quando non saranno soddisfatte tutte le condizioni nell’interesse nazionale degli Stati Uniti e del popolo venezuelano”. Il Segretario di Stato non ha definito con chiarezza quali siano tali condizioni, ma ha ripetutamente menzionato i legami del regime di Maduro con Hezbollah e l’Iran.
Dalla rielezione circa un anno fa, Trump ha spinto i confini del potere esecutivo oltre quelli di qualsiasi altro presidente degli ultimi decenni, ma la cattura di Maduro ha rappresentato indubbiamente un livello drammaticamente nuovo del potere dell’autorità esecutiva. Da parte sua, però, Rubio sostiene che l’Amministrazione sia coinvolta solo in un’azione ibrida di polizia sostenuta da forze militari e che non necessita di autorizzazione del Congress per questo tipo di operazioni.
“Non è una guerra”, ha insistito Rubio durante un’intervista separata a Meet The Press della NBC. “Siamo in guerra contro le organizzazioni di trafficanti di droga, non contro il Venezuela”. Ha definito Maduro “il leader” del Cartel de los Soles, un cartello con legami con i militari venezuelani, sottolineando che era già stato incriminato per questo motivo da una giuria americana nel 2020, durante la proprio Amministrazione Trump.
La reazione del Congresso
Di fronte a questa situazione senza precedenti, i democratici intendono forzare al più presto il voto su una War Powers Resolution per imporre nuovi limiti di legge all’autorità presidenziale, mentre alcuni esponenti più progressisti chiedono addirittura l’impeachment di Trump, pur senza che questa abbia qualche concreta possibilità di successo. Di sicuro il Senato voterà già questa settimana sulla proposta di legge di War Powers Resolution proposta dal senatore democratico Tim Kaine.
A parte questo, il Congresso cerca ora risposte da parte dell’Amministrazione su numerose questioni. I democratici, estremamente scettici su tutte le decisioni della Casa Bianca, cercheranno di incalzare i funzionari dell’Amministrazione sulle precedenti testimonianze in cui negavano di cercare un cambio di regime e criticano anche il fatto che questa campagna non aiuterà l’economia americana. Tuttavia, c’è un rischio politico non da poco: liberare il Venezuela da Maduro è ormai un risultato positivo già realizzato e portato a casa, motivo per cui il leader della minoranza democratica alla Camera Hakeem Jeffries e quello del Senato Chuck Schumer stanno adottando un approccio più cauto.
Resta incerto però se in futuro ci saranno truppe americane sul territorio venezuelano e quale possa essere la reazione del Congresso in questo caso. Trump afferma di non temere questa possibilità, ma Rubio e altri funzionari hanno minimizzato tale scenario.
In gioco anche il futuro di Cuba
Il senatore repubblicano Lindsey Graham ha lasciato intendere anche possibili azioni contro un altro storico nemico americano: Cuba. A tal proposito va ricordato che i deputati repubblicani cubani della Florida rappresentano un centro di potere importante del Partito che ora controlla Casa Bianca e Congresso. Mario Díaz-Balart, Carlos Giménez e Maria Elvira-Salazar, che rappresentano alla Camera le popolazioni cubane e venezuelane di Miami, sono le voci da seguire.
Anche qui si può però notare una tensione sempre più forte tra le quinte: il trio è stato infatti vicino a María Corina Machado, cui è stato vietato di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2024. Ma Trump ha affermato in mondovisione che Machado, vincitrice del Nobel per la Pace 2025, non è abbastanza popolare per diventare presidente del Venezuela e secondo il Washington Post la sua opposizione sarebbe dovuta anche al fatto che Machado abbia accettato il Premio Nobel invece di rifiutarlo a favore di Trump. Sta di fatto che, durante una conferenza stampa in Florida, Díaz-Balart è esploso contro un giornalista che suggeriva l’abbandono del sostegno a Machado.
Le prossime decisioni chiariranno molto probabilmente il futuro del Partito Repubblicano, diviso sempre di più tra la corrente isolazionista “America Only” di Tucker Carlson, Marjorie Taylor Greene e Thomas Massie, e i falchi come Tom Cotton e Lindsey Graham che sembrano avere sempre più ascolto da un presidente che sembra aver cambiato radicalmente idea sul ruolo americano nel mondo. In questo contesto la leadership repubblicana alla Camera dovrà gestire una base che teme che il focus sul Venezuela distragga dall’economia, che resta il tema principale per gli elettori alle prossime elezioni di midterm di novembre.