L'Argentina di Milei dimezza la povertà in due anni

Un editoriale del Washington Post elogia le riforme di libero mercato del presidente argentino: povertà scesa dal 53 al 28 per cento, inflazione da 200 a 33 per cento, crescita al 4,4 per cento

L'Argentina di Milei dimezza la povertà in due anni
Gage Skidmore

L'Argentina ha registrato un calo della povertà dal 53 al 28 per cento in meno di due anni, secondo i dati pubblicati questa settimana dall'istituto nazionale di statistica del Paese. Il risultato, ottenuto sotto la presidenza di Javier Milei, è al centro di un editoriale del comitato editoriale del Washington Post, che lo interpreta come una conferma della superiorità delle politiche di libero mercato rispetto a quelle stataliste.

L'editoriale sostiene che "l'esperimento di libero mercato guidato dal presidente Javier Milei ha ancora una volta smentito i catastrofisti". Il tasso di povertà aveva raggiunto il picco del 53 per cento nella prima metà del 2024, pochi mesi dopo l'insediamento di Milei alla Casa Rosada nel dicembre 2023. Da allora il dato è sceso costantemente fino al 28 per cento registrato alla fine del 2025. Si tratta di una riduzione di 25 punti percentuali, un risultato che il quotidiano di Washington giudica notevole, soprattutto considerando che una delle critiche più frequenti al programma economico di Milei riguardava proprio la persistenza di livelli elevati di povertà.

Il pilastro della strategia economica di Milei è stato il contrasto all'iperinflazione. Il presidente, che si definisce libertario ed è stato economista prima di entrare in politica, ha tagliato i sussidi statali e ridotto drasticamente il numero di dipendenti pubblici. Queste misure hanno prodotto il primo surplus fiscale su base annua in 123 anni. L'inflazione annuale è scesa dal 200 per cento al momento del suo insediamento al 33 per cento a febbraio. Il Washington Post ricorda che Milei, "discepolo di Milton Friedman e Adam Smith", ha sempre sostenuto che "il socialismo porta alla povertà e il capitalismo alla prosperità" e che dopo la sua vittoria elettorale si è mosso rapidamente per smantellare quello che il comitato editoriale definisce "uno Stato burocratico ipertrofico".

I risultati macroeconomici sembrano dare ragione alla linea del governo. L'Argentina ha registrato un tasso di crescita del 4,4 per cento nel 2025, recuperando dalla breve recessione del 2024. Il Fondo monetario internazionale prevede che il Paese continuerà a crescere a ritmi sostenuti nel 2026 e nel 2027, superando la media dell'America Latina.

L'editoriale del Washington Post non ignora le criticità. L'eliminazione di oltre 60.000 posti di lavoro nel settore pubblico ha contribuito a portare il tasso di disoccupazione al 7,5 per cento. Il comitato editoriale ritiene però che "le forze di mercato possano risolvere il problema, man mano che un settore privato in espansione crea posti di lavoro". Un'altra sfida riguarda le possibili conseguenze della guerra con l'Iran, che secondo il quotidiano "minaccia di far salire i prezzi in tutto il mondo".

Il Washington Post attribuisce un ruolo centrale anche al ministro della Deregolamentazione e della trasformazione dello Stato, Federico Sturzenegger, che in meno di un anno e mezzo ha modificato o eliminato oltre 14.000 regolamenti. L'editoriale sostiene che questa deregolamentazione "stimolerà gli investimenti privati e la crescita".

Il tono complessivo dell'editoriale è di aperto sostegno all'esperimento argentino. Il comitato editoriale del Washington Post definisce la trasformazione dell'Argentina "da quasi un secolo di socialismo al capitalismo di libero mercato" come una prova della "superiorità" di quest'ultimo. "È raro poter assistere a un esperimento così radicale in tempo reale", conclude l'editoriale. "Non sorprende, tuttavia, che stia funzionando".

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