La statua di un padre fondatore schiavista sarà esposta di nuovo a Washington
L'amministrazione Trump riporta in pubblico il monumento a Caesar Rodney, rimosso nel 2020 durante le proteste per la giustizia razziale. Critici: "Manipolano la storia"
La statua in bronzo di Caesar Rodney, uno dei firmatari della Dichiarazione d'indipendenza che rese schiave oltre duecento persone, sarà esposta nel cuore di Washington. Il National Park Service, l'ente federale che gestisce i parchi nazionali, prevede di installarla a Freedom Plaza, lo spazio pubblico su Pennsylvania Avenue tra la Casa Bianca e il Campidoglio intitolato nel 1988 a Martin Luther King Jr. La statua resterà esposta per almeno sei mesi nell'ambito delle celebrazioni per il duecentocinquantesimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti, secondo documenti del dipartimento dell'Interno ottenuti dal Washington Post.
La statua raffigura Rodney a cavallo e ricorda la sua cavalcata del 2 luglio 1776 verso Philadelphia, quando attraversò una tempesta nonostante il cancro per garantire il voto decisivo del Delaware a favore dell'indipendenza. Il monumento aveva occupato per 97 anni Rodney Square a Wilmington, in Delaware, prima di essere rimosso nel giugno 2020 durante le proteste seguite all'uccisione di George Floyd. Da allora era rimasto in un magazzino a New Castle.
Un portavoce del dipartimento dell'Interno ha dichiarato al Washington Post che l'amministrazione Trump si impegna a "celebrare e riconoscere l'intera ampiezza della storia della nazione, inclusa la vicenda di Caesar Rodney e della sua cavalcata decisiva nel luglio 1776". La dichiarazione non menziona il fatto che Rodney possedesse una piantagione e avesse reso schiave oltre duecento persone, né che la statua fosse stata rimossa nel contesto delle proteste del 2020. Il dipartimento non ha risposto alle domande su un eventuale riferimento al ruolo di Rodney come schiavista nel contesto dell'esposizione a Washington.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio. L'amministrazione Trump ha intrapreso una serie di iniziative per ripristinare monumenti rimossi o abbattuti durante le proteste del 2020. A ottobre il National Park Service ha ricollocato nella sua posizione originale a Washington la statua del generale confederato Albert Pike, suprematista bianco con presunti legami con il Ku Klux Klan, abbattuta dai manifestanti cinque anni prima. Lo scorso agosto il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato la reinstallazione al cimitero nazionale di Arlington di un memoriale confederato rimosso nel 2023 per ordine del Congresso. Una ricostruzione della statua di Cristoforo Colombo, gettata nel porto di Baltimora durante le proteste, è destinata ai giardini della Casa Bianca.
L'amministrazione è intervenuta anche in senso opposto, eliminando riferimenti alla schiavitù da proprietà federali. A gennaio il National Park Service ha rimosso a Philadelphia le installazioni che raccontavano la schiavitù nel luogo dove George Washington visse da presidente. Un giudice federale a febbraio ne ha ordinato il ripristino. Un ordine esecutivo del presidente Trump del marzo 2025, intitolato "Restoring Truth and Sanity to American History", ha messo sotto revisione mostre ed esposizioni sulla schiavitù nei parchi nazionali e nei musei Smithsonian. Reuters osserva che, nell'ambito di quella che Trump definisce una campagna contro l'ideologia "anti-americana", queste misure includono lo smantellamento di mostre sulla schiavitù e il ripristino di statue confederate, mosse che secondo gli attivisti per i diritti civili rischiano di cancellare decenni di progresso sociale.
La scelta di collocare la statua di uno schiavista in una piazza dedicata a un'icona dei diritti civili ha suscitato critiche. Adam Rothman, direttore del Center for the Study of Slavery and Its Legacies della Georgetown University, ha dichiarato al New York Times che l'amministrazione "manipola la storia per promuovere la propria ideologia".
Alcuni elementi storici suggeriscono un rapporto ambivalente di Rodney con la schiavitù. Nel 1767, come presidente dell'assemblea coloniale, presentò un disegno di legge per vietare l'importazione di persone schiavizzate in Delaware, ma la proposta non passò. Nel testamento dispose la liberazione delle persone che aveva reso schiave.
L'iniziativa è partita dal senatore statale repubblicano del Delaware Eric Buckson, che circa un anno fa ha contattato il National Park Service per proporre l'esposizione della statua. Buckson ha dichiarato al Washington Post che l'obiettivo è raccontare la cavalcata di Rodney e il suo significato per la nascita della nazione, aggiungendo di sperare che il monumento torni poi in Delaware, dove la sua storia possa essere raccontata in modo più completo, includendo il suo ruolo di schiavista. La città di Wilmington ha fatto sapere che nessuna decisione è stata presa su un eventuale ritorno della statua e che sono in corso discussioni su dove collocarla e su come contestualizzare adeguatamente le figure storiche. Il dipartimento dell'Interno non ha indicato una data per l'installazione.