La senatrice dell'Iowa Joni Ernst verso il ritiro
La senatrice repubblicana dell’Iowa, Joni Ernst, ha deciso di non cercare un terzo mandato, lasciando un seggio aperto che potrebbe diventare un campo di battaglia cruciale per le elezioni di metà mandato del 2026. La sua uscita apre la strada a una competizione serrata.

La senatrice repubblicana dell’Iowa Joni Ernst non si ricandiderà per un terzo mandato al Senato degli Stati Uniti. La decisione, anticipata da due fonti vicine alla senatrice e riportata per la prima volta dalla CBS, sarà ufficializzata la prossima settimana. Ernst, 55 anni, ha riflettuto a lungo sulla scelta, confidando la sua intenzione ad amici e collaboratori solo negli ultimi giorni. La sua uscita dalla scena politica apre uno scenario elettorale inedito in Iowa, uno stato che negli ultimi anni ha visto un consolidamento del partito repubblicano, ma che ora potrebbe tornare a essere conteso.
La senatrice, eletta per la prima volta nel 2014 con lo slogan “Make ‘em squeal” (“Fagli strillare”), promettendo tagli alla spesa pubblica, ha faticato negli anni a bilanciare le istanze dei sostenitori del movimento “Make America Great Again” di Donald Trump con quelle dei repubblicani più moderati. Negli ultimi mesi, Ernst è finita sotto i riflettori per una dichiarazione controversa: durante un incontro con i cittadini, rispondendo a una domanda sui tagli al programma Medicaid previsti dal pacchetto di riforme del presidente Trump, aveva affermato con tono secco: “Moriremo tutti”. Una frase che le è valsa critiche da più parti e che ha alimentato il dibattito sul suo futuro politico.
La notizia della sua decisione ha immediatamente scatenato una serie di mosse tra i potenziali candidati. Sul fronte repubblicano, la deputata Ashley Hinson, considerata una figura forte e carismatica, starebbe già preparando la sua candidatura. I repubblicani a livello nazionale vedono in lei una candidata ideale per mantenere il seggio in mano al partito.
I democratici, invece, si presentano già con un campo affollato. Tra i candidati in lizza per le primarie ci sono Josh Turek, deputato statale e campione paralimpico di basket in carrozzina; Zach Wahls, senatore statale; Nathan Sage, direttore esecutivo della Camera di Commercio di Knoxville; e Jackie Norris, presidente del consiglio scolastico di Des Moines. Il partito democratico, che ha bisogno di guadagnare almeno quattro seggi per riconquistare la maggioranza al Senato nelle elezioni di metà mandato del 2026, vede nell’Iowa un’opportunità per allargare la mappa dei collegi competitivi.
Fino a pochi anni fa, l’Iowa era considerato uno stato chiave, in bilico tra democratici e repubblicani. Barack Obama lo vinse due volte, nel 2008 e nel 2012, mentre Donald Trump lo portò dalla sua parte nel 2016. Tuttavia, negli ultimi anni, il partito repubblicano ha dominato la scena: Trump ha vinto nello stato con un margine di 8 punti percentuali nel 2020 e di 13 punti nel 2024. Nonostante ciò, i democratici puntano su alcuni segnali di ripresa. Nelle elezioni speciali di quest’anno, il partito ha ottenuto risultati migliori rispetto al 2024, incluso un successo in un distretto statale tradizionalmente conservatore. Un segnale che, secondo gli strategici democratici, potrebbe indicare un’inversione di tendenza per il 2026.
Oltre all’Iowa, i democratici stanno guardando con attenzione ad altri stati dove potrebbero emergere opportunità. In North Carolina, la corsa per un seggio aperto è considerata la priorità assoluta. In Maine, la governatrice democratica Janet Mills ha dichiarato di “stare considerando seriamente” una candidatura contro la senatrice repubblicana Susan Collins. In Ohio, l’ex senatore Sherrod Brown tenta un ritorno in politica sfidando il repubblicano Jon Husted. Infine, in Texas, il senatore John Cornyn affronta una sfida interna dal procuratore generale Ken Paxton, figura controversa e molto conservatrice, che i democratici ritengono un avversario più vulnerabile in una eventualità di scontro diretto.
Joni Ernst lascia dietro di sé un’eredità politica segnata da successi e contraddizioni. Eletta con la promessa di ridurre la spesa pubblica, ha dovuto fare i conti con un partito sempre più polarizzato e con un elettorato diviso. La decisione di non ricandidarsi riflette, in parte, le difficoltà di navigare in un contesto politico dominato dalla figura di Trump e dalle sue politiche. La sua assenza aprirà una nuova fase per l’Iowa, uno stato che, dopo anni di dominio repubblicano, potrebbe tornare a essere un terreno di scontro tra le due anime dell’America politica.