La religione conta più del reddito: perché gli americani votano secondo la fede
Un'analisi sui dati elettorali del 2024 mostra che l'appartenenza religiosa prevede il voto molto meglio dello status economico. La differenza tra evangelici bianchi e protestanti neri supera gli 80 punti percentuali.
Il reddito non determina il voto negli Stati Uniti. A sostenerlo è Ryan Burge, professore di scienze politiche alla Washington University di St. Louis, che ha analizzato i dati del Cooperative Election Study per dimostrare come l'appartenenza religiosa sia un indicatore molto più affidabile delle scelte elettorali rispetto alla condizione economica.
L'analisi parte da un'osservazione apparentemente contraddittoria: gli ebrei americani si collocano ai vertici della scala socioeconomica del paese, con redditi medi superiori agli 80.000 dollari annui, eppure circa due terzi di loro votano per i democratici. Secondo i tradizionali modelli demografici, persone bianche, benestanti e istruite dovrebbero tendere verso i repubblicani. Ma non è così.
Burge ha esaminato la relazione tra reddito ed educazione nelle diverse tradizioni religiose americane. I dati mostrano una correlazione forte e coerente: chi ha una laurea guadagna significativamente di più nel corso della vita. Questa tendenza si verifica in quasi tutti i gruppi religiosi. Gli indù registrano i redditi più alti, con una media di circa 85.000 dollari annui, seguiti da ebrei riformati, conservatori e da diverse denominazioni protestanti tradizionali come gli episcopaliani.
Quando però lo stesso grafico viene modificato sostituendo il livello di istruzione con la percentuale di repubblicani in ciascun gruppo, il quadro cambia radicalmente. I punti si disperdono senza alcun modello riconoscibile. Gli ebrei riformati, che hanno redditi elevati, mostrano meno del 20 per cento di elettori repubblicani. Lo stesso vale per atei e agnostici. Gli indù, pur rimanendo nella fascia alta dei redditi, si spostano leggermente verso il centro con circa un quarto di identificazione repubblicana.
L'analisi diventa ancora più precisa quando Burge divide le principali tradizioni religiose in quattro fasce di reddito. I risultati mostrano che all'interno di quasi ogni gruppo religioso non esiste una relazione significativa tra reddito e voto per Trump nel 2024. Tra i battisti del Sud, chi guadagna meno di 40.000 dollari ha votato Trump per circa due terzi, mentre tra chi guadagna tra 80.000 e 120.000 dollari la percentuale sale al 78 per cento. Un aumento di dieci punti percentuali che rappresenta l'eccezione, non la regola.
Tra i metodisti uniti, i protestanti indipendenti, i cattolici bianchi, gli ebrei e i buddisti non c'è praticamente alcuna differenza nel sostegno ai repubblicani tra chi guadagna 35.000 dollari e chi ne guadagna 115.000. Le vere differenze emergono confrontando tradizioni diverse con lo stesso reddito. Un battista del Sud e un ateo con identico reddito sono separati da sessanta punti percentuali nella probabilità di votare repubblicano.
Questo schema non è limitato alle elezioni del 2024. Burge ha confrontato i dati con quelli del 2008 e ha trovato gli stessi modelli. Tra gli evangelici bianchi, Trump ha ottenuto risultati leggermente migliori di McCain tra le fasce di reddito più basse, ma il sostegno tra gli evangelici più ricchi è rimasto praticamente invariato. La forza del partito repubblicano tra gli evangelici benestanti è rimasta stabile per almeno quindici anni.
Per verificare ulteriormente questa conclusione, Burge ha condotto un'analisi di regressione per prevedere il voto a Trump nel 2024 utilizzando reddito e appartenenza a sedici principali tradizioni religiose. I risultati mostrano linee quasi piatte per tutti i gruppi. Una volta controllata l'appartenenza religiosa, l'effetto del reddito sul voto a Trump scende praticamente a zero.
La rappresentazione grafica più efficace mostra tutte le sedici tradizioni sullo stesso asse. Gli evangelici bianchi si posizionano in cima, i protestanti neri in fondo. Trump ha ottenuto oltre l'80 per cento degli evangelici bianchi e meno del 10 per cento dei protestanti neri, anche confrontando persone con lo stesso reddito familiare.
I calcoli finali rendono il quadro ancora più chiaro. Tra gli evangelici non bianchi che guadagnano almeno 500.000 dollari annui, la probabilità di votare Trump è superiore solo di 1,2 punti percentuali rispetto ai membri dello stesso gruppo che guadagnano meno di 10.000 dollari. Per i mormoni la differenza è di un punto percentuale, per gli evangelici bianchi dello 0,6 per cento, per i protestanti neri dello 0,5 per cento.
Burge conclude con un esempio concreto. Se si prende il reddito medio di una famiglia ebrea e lo si inserisce in un modello che prevede il voto repubblicano, la probabilità risultante è del 32 per cento. Ma se si cambia solo l'identità religiosa da ebreo a evangelico bianco, mantenendo invariati reddito, istruzione ed etnia, quella probabilità sale all'85 per cento. La differenza non è il reddito, è la religione.