La governatrice della Fed fa ricorso in tribunale contro il suo licenziamento
Lisa Cook contesta in tribunale la decisione del presidente, accusata di essere illegittima e pericolosa per l’indipendenza della Fed.

La governatrice della banca centrale degli Stati Uniti, Lisa Cook, ha presentato un ricorso alla giustizia federale per bloccare il tentativo del presidente Donald Trump di revocarle l’incarico. L’azione legale è stata depositata giovedì 28 agosto presso un tribunale di Washington e chiede un’“ingiunzione immediata” che confermi Cook al suo posto nel consiglio dei governatori della Federal Reserve (Fed).
Nel documento, la governatrice definisce l’iniziativa di Trump una “tentativa inedita e illegale” che, se portata a termine, costituirebbe un precedente nella storia della banca centrale americana. Sono stati citati in giudizio non solo il presidente, ma anche gli altri membri del consiglio della Fed e il presidente Jerome Powell, accusati di avere “la capacità di prendere misure per rendere effettiva la revoca”.
La Casa Bianca ha replicato che “il presidente ha esercitato l’autorità conferita dalla legge” in caso di “motivo valido”. Secondo l’esecutivo, la rimozione di Cook servirebbe a “rafforzare l’obbligo di rendere conto e la credibilità del consiglio dei governatori, al servizio dei mercati e del popolo americano”. Nei giorni scorsi Trump aveva inviato a Cook una lettera in cui la informava di essere “licenziata con effetto immediato”.
Lisa Cook, nominata alla Fed dall’allora presidente Joe Biden, ha fatto sapere subito di voler difendere il proprio incarico nelle aule giudiziarie. Dal campo presidenziale è stata accusata di aver mentito per ottenere mutui immobiliari a condizioni più vantaggiose nel 2021. Cook non ha replicato pubblicamente sul merito, ma nel ricorso sottolinea che “un’accusa senza prove relativa a richieste di prestiti immobiliari personali presentate prima della conferma da parte del Senato” non può costituire un motivo di rimozione da parte del presidente.
Il confronto si inserisce nel più ampio braccio di ferro di Trump con la Fed. Il presidente spinge da tempo per una riduzione più marcata dei tassi di interesse e vuole sostituire i vertici con figure vicine alla sua visione economica. La partenza di Cook gli permetterebbe di nominare un nuovo membro del consiglio dei governatori.
In passato Trump aveva già messo nel mirino Jerome Powell, che egli stesso aveva proposto per la presidenza della Fed durante il primo mandato. Aveva valutato l’ipotesi di rimuoverlo, salvo rinunciare di fronte alle preoccupazioni dei mercati finanziari, che contano sulla banca centrale per la stabilità monetaria e il contenimento dell’inflazione.
La vicenda ha suscitato forti reazioni nel mondo economico. Janet Yellen, presidente della Fed dal 2014 al 2018 e segretaria al Tesoro sotto l’amministrazione Biden, ha denunciato in una tribuna pubblicata mercoledì il rischio di trasformare la banca centrale in una “marionetta” del potere esecutivo. Secondo Yellen, Trump sta cercando di “intimidire” i membri del Federal Open Market Committee, composto da 12 votanti: i sette governatori, il presidente della Fed di New York e quattro presidenti di Fed regionali a rotazione annuale.