La firma di Trump comparirà sulle banconote americane
Il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che le prime banconote da cento dollari con la firma del presidente saranno stampate a giugno. La decisione è legata al 250esimo anniversario degli Stati Uniti
La firma di Donald Trump comparirà sulle banconote americane a partire da quest'anno. Lo ha annunciato giovedì il Dipartimento del Tesoro, precisando che i primi biglietti da cento dollari con la nuova firma saranno stampati a giugno e che la modifica sarà poi estesa a tutti i tagli di banconota. Si tratta di un fatto senza precedenti: nessun presidente in carica ha mai apposto la propria firma sul dollaro.
Il nome di Trump comparirà accanto a quello del segretario al Tesoro Scott Bessent. La firma del tesoriere degli Stati Uniti, Brandon Beach, presente sulle banconote da oltre un secolo, sarà invece rimossa. "Non c'è modo più efficace di riconoscere i traguardi storici del nostro grande Paese e del presidente Donald J. Trump che stampare il suo nome sulle banconote", ha dichiarato Bessent in un comunicato ufficiale. Lo stesso Beach ha espresso il proprio sostegno alla decisione, definendola "appropriata e meritata".
Il Tesoro ha giustificato la scelta come un omaggio al 250esimo anniversario dell'indipendenza americana, che cade il 4 luglio. La decisione rientra però in una serie di iniziative con cui Trump sta imprimendo il proprio nome su istituzioni e simboli nazionali. Dall'inizio del suo secondo mandato, il presidente ha promosso il conio di una moneta da un dollaro con il suo volto e la creazione di una moneta commemorativa in oro 24 carati con la sua effigie, approvata il 19 marzo da una commissione federale i cui membri sono stati tutti nominati da lui. Trump ha anche fatto aggiungere il proprio nome al John F. Kennedy Center for the Performing Arts di Washington e la sua amministrazione sta spingendo per intitolargli l'aeroporto Dulles della capitale. In Florida, l'aeroporto internazionale di Palm Beach cambierà nome in suo onore, in base a una legge approvata dal parlamento statale.
Già durante il primo mandato, Trump aveva fatto apporre la propria firma sui milioni di assegni di stimolo economico inviati agli americani durante la pandemia.
La tradizione delle firme sulle banconote risale al 1861, quando il presidente Abraham Lincoln autorizzò il segretario al Tesoro a delegare al tesoriere degli Stati Uniti la firma su titoli e obbligazioni del Tesoro. Dal 1914, secondo il Bureau of Engraving and Printing, le banconote riportano le firme congiunte del segretario al Tesoro e del tesoriere.
La decisione ha suscitato critiche tra i democratici. La senatrice Jeanne Shaheen, del New Hampshire, ha dichiarato al New York Times che "l'insistenza del presidente nel mettere il suo nome su banconote, monete e monumenti nazionali mentre è in carica va contro gli ideali del nostro Paese". Shaheen, che aveva presentato una proposta di legge per inserire il volto di Harriet Tubman sulla banconota da venti dollari, ha aggiunto che il 250esimo anniversario andrebbe celebrato "onorando le figure eroiche che hanno costruito la nazione, non alimentando l'ennesimo progetto di vanità del presidente in carica". La deputata dell'Ohio Shontel Brown ha scritto su X che il piano del Tesoro è "scandaloso e antiamericano".
Anche tra gli economisti repubblicani non mancano le perplessità. Douglas Holtz-Eakin, che lavorò nell'amministrazione di George W. Bush, ha messo in dubbio che la firma di Trump sulle banconote serva l'interesse nazionale. Considerando che il presidente ha già un'agenda fitta e che sempre meno persone usano i contanti, Holtz-Eakin ha commentato al New York Times che "questo potrebbe essere l'atto di futilità supremo".
Larry Felix, direttore del Bureau of Engraving and Printing dal 2006 al 2015, ha definito la scelta "insolita" e ha osservato che le banconote con la firma di Trump potrebbero diventare oggetti da collezione, dato che un futuro segretario al Tesoro potrebbe decidere di rimuoverla. Non è chiaro se la firma del presidente comparirà su tutti i tagli di banconota: il Dipartimento del Tesoro non ha risposto alle richieste di chiarimento del New York Times.