La Danimarca si stava davvero preparando a un attacco americano alla Groenlandia

A gennaio i soldati danesi portarono esplosivi e scorte di sangue sull'isola artica. Francia e Germania appoggiarono il piano per alzare il costo di un'eventuale azione militare di Trump

La Danimarca si stava davvero preparando a un attacco americano alla Groenlandia
Photo by Visit Greenland / Unsplash

L'esercito danese inviò esplosivi e scorte di sangue in Groenlandia a gennaio, nell'ambito di un piano di emergenza contro un possibile attacco americano. Lo ha rivelato DR, l'emittente pubblica danese, in un'inchiesta basata su testimonianze di dodici alti funzionari governativi, militari e dell'intelligence di Danimarca, Francia e Germania. Due funzionari europei hanno confermato la notizia al Financial Times.

I soldati danesi inviati in Groenlandia all'inizio dell'anno portarono abbastanza esplosivo da distruggere le piste principali dell'isola, quelle vicino alla capitale Nuuk e quelle della ex base militare di Kangerlussuaq. Ricevettero anche scorte di sangue in previsione di un eventuale combattimento. L'obiettivo non era vincere un confronto militare con gli Stati Uniti, cosa evidentemente impossibile, ma rendere qualsiasi tentativo di presa di controllo della Groenlandia un atto ostile, alzandone il costo politico e militare.

"Eravamo molto preoccupati che la situazione potesse degenerare", ha dichiarato al Financial Times un funzionario europeo a proposito delle ripetute minacce di Trump sulla Groenlandia nel mese di gennaio. La Danimarca non agì da sola: diversi paesi europei, tra cui Francia, Germania e i paesi nordici, inviarono truppe in Groenlandia con la copertura di un'esercitazione militare pianificata, che secondo i funzionari di Copenaghen era stata comunicata al Dipartimento della Difesa americano. La vera ragione, secondo l'inchiesta di DR, era prepararsi a un possibile attacco statunitense. "I francesi sono stati incredibilmente d'aiuto", ha detto un secondo funzionario europeo al Financial Times. "Hanno capito subito che avevamo bisogno di un piano".

La crisi rientrò grazie alla mediazione del segretario generale della Nato Mark Rutte, che convinse Trump al Forum economico mondiale di Davos ad accettare le basi di un "futuro accordo" con la Danimarca sulla Groenlandia. La prima ministra danese Mette Frederiksen ha dichiarato che i negoziati ad alto livello con gli americani proseguono su un possibile compromesso che rispetti le linee rosse di Danimarca e Groenlandia sulla sovranità. "Spero in un accordo, ma come ho detto, il desiderio di Trump di prendere il controllo della Groenlandia resta intatto", ha aggiunto Frederiksen.

La premier danese ha definito la situazione la peggiore crisi di politica estera dalla seconda guerra mondiale. "L'unico motivo per cui oggi siamo in una posizione migliore è la cooperazione europea", ha dichiarato. Parole che arrivano a una settimana dalle elezioni danesi, il che suggerisce un possibile uso politico della vicenda.

Trump reagì male all'invio di truppe europee in Groenlandia, galvanizzato dal successo nell'aver contribuito alla caduta del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Minacciò di imporre dazi aggiuntivi sulla Danimarca e sugli altri paesi coinvolti. "Dopo il Venezuela, pensavano di poter camminare sull'acqua. Prendiamoci questa cosa, e questo paese", ha raccontato al Financial Times un terzo funzionario europeo, aggiungendo che "quella paura non è svanita, ma non è più così presente".

L'inchiesta di DR ricostruisce come i preparativi si intensificarono dopo l'incursione americana in Venezuela. Secondo il resoconto, i servizi di intelligence valutarono la minaccia di un'azione militare americana come credibile, al punto da giustificare un piano difensivo concreto. "La Groenlandia non è sparita dal radar. Sta solo dormendo", ha detto un ex ministro danese a DR.

La vicenda illumina un aspetto inedito della presidenza Trump: per la prima volta nella storia della Nato, un paese membro ha pianificato attivamente una difesa militare contro gli Stati Uniti, il principale alleato dell'alleanza. Le rivelazioni mostrano quanto le minacce del presidente americano contro un alleato della Nato siano state prese sul serio non solo a Copenaghen, ma in diverse capitali europee.

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