La Corte Suprema boccia il divieto di terapia di conversione per i minori

La decisione, presa con 8 voti a 1, mette in discussione le leggi di oltre 20 Stati. L'unica dissenziente avverte: si apre una stagione di cure mediche meno sicure

La Corte Suprema boccia il divieto di terapia di conversione per i minori
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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il divieto della "terapia di conversione" per i minori, in vigore in Colorado dal 2019, viola con ogni probabilità il diritto alla libertà di parola garantito dal Primo emendamento della Costituzione. La decisione, approvata con 8 voti favorevoli e 1 contrario, coinvolge non solo il Colorado ma potenzialmente oltre 20 Stati che hanno approvato leggi simili per impedire ai terapeuti di tentare di cambiare l'orientamento sessuale o l'identità di genere dei minori.

Il caso nasce dalla causa intentata nel 2022 da Kaley Chiles, una consulente di Colorado Springs, che sosteneva di voler offrire ai suoi pazienti minorenni una terapia basata sulla conversazione, senza farmaci né interventi fisici, per aiutarli a ridurre attrazioni omosessuali indesiderate o a sentirsi più a proprio agio con il proprio corpo. Secondo Chiles, la legge del Colorado le impediva di esercitare liberamente la sua professione. Il caso è arrivato alla Corte Suprema dopo che una corte d'appello federale aveva respinto le sue richieste, applicando il livello di scrutinio giudiziario più basso, il cosiddetto rational basis test.

Il giudice Neil Gorsuch, autore dell'opinione di maggioranza in 23 pagine, ha scritto che la legge del Colorado "censura il discorso in base al punto di vista espresso" e che i tribunali inferiori avrebbero dovuto applicare il livello di scrutinio più rigoroso, lo strict scrutiny, che richiede al governo di dimostrare che una restrizione alla libertà di espressione sia strettamente necessaria per tutelare un interesse pubblico fondamentale. È un test che le leggi raramente superano. La Corte ha rinviato il caso ai tribunali inferiori, ma il messaggio è chiaro: la legge del Colorado difficilmente sopravviverà a questa forma di controllo più severa.

Gorsuch ha insistito sul fatto che la terapia praticata da Chiles consiste esclusivamente in conversazioni, e che il Colorado non stava regolando una condotta medica ma il contenuto stesso delle parole pronunciate dalla terapeuta. "Il Primo emendamento rappresenta uno scudo contro qualsiasi tentativo di imporre un'ortodossia nel pensiero o nel discorso in questo Paese", ha scritto. La sentenza rappresenta anche una vittoria per l'amministrazione Trump, che aveva sollecitato la Corte a dichiarare incostituzionale il divieto del Colorado.

L'aspetto più significativo della decisione è l'ampiezza della maggioranza: alla componente conservatrice della Corte si sono unite le giudici progressiste Elena Kagan e Sonia Sotomayor. Kagan, in un'opinione concorrente separata, ha definito il caso di Chiles un esempio "da manuale" di discriminazione basata sul punto di vista. Ha però aggiunto una precisazione importante: una legge che vietasse in modo neutrale qualsiasi terapia legata all'orientamento sessuale o all'identità di genere, senza privilegiare una posizione rispetto a un'altra, porrebbe una questione costituzionale diversa e più complessa. Il difetto della legge del Colorado, secondo Kagan, è che permetteva alcune forme di consulenza sull'identità di genere e ne vietava altre. Steve Vladeck, analista della Corte Suprema per la CNN e professore alla Georgetown University, ha spiegato alla stessa CNN che l'opinione concorrente di Kagan rappresenta un indizio importante sui limiti della sentenza: almeno alcuni giudici non sono contrari in linea di principio alla regolamentazione della parola dei professionisti sanitari, purché avvenga in modo neutrale.

L'unica voce contraria è stata quella della giudice Ketanji Brown Jackson, nominata dall'ex presidente Joe Biden, che ha letto parti del suo dissenso di 35 pagine direttamente dal banco, un gesto riservato ai casi ritenuti più gravi. Jackson ha sostenuto che la Corte stava pericolosamente minando la capacità degli Stati di regolamentare le cure mediche. "Chiles non parla nel vuoto: sta fornendo terapia a minori in qualità di professionista sanitaria abilitata", ha scritto. La giudice ha avvertito che la decisione "apre un vaso di Pandora pericoloso" e potrebbe condurre a uno scenario in cui vari professionisti sanitari rivendicheranno un diritto costituzionale a fornire cure al di sotto degli standard.

La terapia di conversione è da tempo screditata dalle principali organizzazioni mediche e psicologiche americane. L'American Medical Association respinge l'idea che l'attrazione per lo stesso sesso o l'identità di genere non conforme siano disturbi mentali. I critici di queste pratiche sostengono che possano causare danni emotivi, problemi di salute mentale e un aumento del rischio di suicidio. Secondo un rapporto del 2023 del Trevor Project, oltre 1.300 professionisti negli Stati Uniti offrono ancora questo tipo di terapia. Kelley Robinson, presidente della Human Rights Campaign, ha dichiarato che la decisione farà soffrire più minori americani, mentre il procuratore generale del Colorado Phil Weiser l'ha definita un passo indietro nella protezione dei bambini da pratiche sanitarie dannose e screditate.

La sentenza arriva in un periodo di crescente tensione sui diritti delle persone transgender e omosessuali davanti alla Corte Suprema. Lo scorso anno la Corte ha confermato una legge del Tennessee che vieta la somministrazione di bloccanti della pubertà e terapie ormonali ai minori transgender. Nel 2023 aveva dato ragione a una web designer cristiana che si rifiutava di creare siti per matrimoni omosessuali. Entro la fine di giugno sono attese altre sentenze su due casi relativi al divieto per le studentesse transgender di partecipare a squadre sportive femminili, casi in cui la maggioranza dei giudici ha già lasciato intendere di voler confermare i divieti.

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