La commissione controllata da Trump approva la sala da ballo della Casa Bianca

Il voto arriva pochi giorni dopo che un giudice federale ha ordinato lo stop ai lavori. I repubblicani al Congresso non sembrano avere fretta di intervenire.

La commissione controllata da Trump approva la sala da ballo della Casa Bianca
G. Edward Johnson

La National Capital Planning Commission, l'agenzia federale che supervisiona le costruzioni su suolo pubblico nell'area di Washington, ha approvato giovedì il progetto della nuova sala da ballo della Casa Bianca voluta dal presidente Trump. Il voto, 8 a 1, arriva però in un momento di forte incertezza giuridica: martedì un giudice federale ha ordinato la sospensione dei lavori, stabilendo che il presidente non può procedere senza l'autorizzazione del Congresso.

La commissione, composta da dodici membri, è stata rimodellata lo scorso anno da Trump, che ha rimosso tutti i commissari nominati dal suo predecessore Joe Biden e li ha sostituiti con propri alleati. A presiederla è Will Scharf, segretario dello staff della Casa Bianca e in passato avvocato personale di Trump. L'unico voto contrario è arrivato da Phil Mendelson, democratico e presidente del consiglio municipale di Washington. Due commissari si sono astenuti votando "presente". Mendelson ha criticato le dimensioni del progetto e la rapidità del processo di approvazione. "È semplicemente troppo grande", ha detto.

Il progetto prevede la costruzione di un edificio di circa 8.400 metri quadrati su due piani, con una capacità di quasi mille posti, nel punto dove sorgeva la East Wing, l'ala est della Casa Bianca demolita nell'ottobre scorso per volontà di Trump. Il costo stimato è di 400 milioni di dollari, finanziati interamente da donazioni private. Tra i donatori ci sono grandi aziende come Amazon, Google e Palantir, tutte titolari di contratti miliardari con il governo federale, un dato che ha sollevato interrogativi su possibili conflitti di interesse.

Render, White House

Il voto della commissione era previsto già a marzo, ma era stato rinviato a causa della valanga di commenti pubblici ricevuti: circa 32.000 secondo il New York Times, la stragrande maggioranza contrari al progetto. Il Washington Post ha rilevato che oltre il 97% dei commenti era critico. Prima del voto di giovedì, circa quaranta persone hanno protestato fuori dalla sede della commissione con cartelli contro il progetto.

La vera incognita è ora lo scontro legale. Martedì il giudice federale Richard Leon ha ordinato la sospensione dei lavori, stabilendo che il presidente non ha l'autorità di finanziare un progetto di queste dimensioni attraverso donazioni private senza il consenso del Congresso. Leon, nominato dal presidente repubblicano George W. Bush, ha scritto nella sentenza che il presidente è il "custode" della Casa Bianca per le future generazioni, non il proprietario. Il giudice ha concesso due settimane per presentare ricorso e ha escluso dall'ingiunzione i lavori necessari alla sicurezza dell'edificio.

Trump ha immediatamente annunciato il ricorso, definendo la sentenza "egregia", e ha contestato la necessità di un'autorizzazione del Congresso. "Abbiamo costruito molte cose alla Casa Bianca nel corso degli anni. Non si chiede l'approvazione del Congresso", ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale. Il presidente sembra inoltre intenzionato a sfruttare l'eccezione prevista dal giudice per i lavori di sicurezza: ha sottolineato che il progetto include un tetto a prova di droni, vetri antiproiettile, bunker, un ospedale e strutture di telecomunicazione sicure.

Lavori di demolizione a dicembre 2025, G. Edward Johnson

Sul fronte politico, i repubblicani al Congresso non mostrano fretta di intervenire. Se il ricorso dovesse fallire, i legislatori dovrebbero scegliere se approvare una legge che autorizzi esplicitamente la costruzione, un passo che li esporrebbe alle critiche dei democratici. Come ha scritto Politico, la maggior parte dei repubblicani con competenza diretta sulla materia non ha risposto alle richieste di commento. I portavoce dei presidenti delle commissioni competenti alla Camera e al Senato, il deputato Bruce Westerman dell'Arkansas e il senatore Mike Lee dello Utah, non hanno rilasciato dichiarazioni.

I democratici hanno già trasformato la sala da ballo in un argomento elettorale. La deputata Rosa DeLauro del Connecticut, prima democratica nella commissione bilancio della Camera, ha dichiarato che il progetto è un test chiaro sulle priorità repubblicane: i legislatori possono scegliere se riaprire il Department of Homeland Security, attualmente in shutdown, oppure autorizzare la costruzione di una sala da ballo da 400 milioni di dollari per ospitare amici miliardari del presidente.

Il progetto è impopolare anche tra gli elettori. Secondo un sondaggio Economist/YouGov condotto tra il 27 e il 30 marzo, il 56% degli americani disapprova le ristrutturazioni della Casa Bianca volute da Trump, mentre solo il 28% le sostiene. Un sondaggio precedente dello stesso istituto, condotto a febbraio, mostrava dati simili: il 58% degli intervistati si dichiarava contrario alla demolizione della East Wing per costruire la sala da ballo, contro un 25% favorevole.

Le divisioni attraversano anche le linee di partito. Tra gli elettori che nel 2024 hanno votato per Trump, il 57% approva il progetto, ma il 24% lo boccia. Tra i repubblicani registrati il sostegno si ferma al 56%, con un 22% contrario. Persino tra i sostenitori del movimento MAGA, il 13% si oppone.

Trump ha descritto il progetto come una priorità assoluta, sostenendo che i presidenti hanno bisogno di uno spazio permanente per ricevere dignitari stranieri e ospiti di alto livello, senza dover ricorrere alle tende montate sul prato sud della Casa Bianca. Giovedì sera, su Truth Social, ha celebrato l'approvazione definendo la sala da ballo "la più grande e bella del suo genere al mondo". Prima del voto, la Casa Bianca ha presentato alcune modifiche al progetto, tra cui l'eliminazione di una scalinata giudicata inutile e troppo grande dai critici.

La commissione ha anche derogato alle proprie procedure standard, approvando in un'unica seduta sia i piani preliminari sia quelli definitivi, un processo che normalmente si sviluppa in più riunioni nell'arco di mesi. A titolo di confronto, l'approvazione di una recinzione perimetrale della Casa Bianca richiese quattro passaggi in nove mesi tra il 2016 e il 2017. I critici vedono in questa accelerazione un'ulteriore conferma di come Trump abbia piegato i processi istituzionali per portare avanti il progetto prima della fine del suo mandato nel 2029.

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