Kamala Harris apre alla corsa presidenziale del 2028
L'ex vicepresidente ha parlato alla convention del reverendo Al Sharpton a New York, davanti a una platea di politici e attivisti afroamericani. È in testa nei primi sondaggi
Kamala Harris ha dato il segnale più esplicito di una possibile candidatura alla presidenza degli Stati Uniti nel 2028. "Potrei farlo, potrei. Ci sto pensando", ha detto venerdì durante la convention della National Action Network a New York, rispondendo a una domanda diretta del reverendo Al Sharpton. "Vi terrò aggiornati", ha aggiunto lasciando il palco dopo un intervento di circa quaranta minuti accolto da applausi e ovazioni.
L'ex vicepresidente aveva già lasciato intendere un interesse per una nuova corsa alla Casa Bianca, ma le parole di venerdì hanno assunto un peso diverso per il contesto in cui sono state pronunciate. La convention della National Action Network, l'organizzazione per i diritti civili fondata da Sharpton, ha ospitato in settimana una sfilata di possibili candidati democratici per il 2028, trasformandosi nel primo grande banco di prova informale per le primarie del partito. Harris è stata la sesta potenziale candidata a salire sul palco, dopo il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, il governatore dell'Illinois JB Pritzker e il deputato californiano Ro Khanna, tra gli altri. Nessuno di loro ha ricevuto un'accoglienza paragonabile alla sua: la platea gremita ha scandito a più riprese "Candidati di nuovo!", al punto che Sharpton ha scherzato dicendo "questa è una convention, non una funzione religiosa".
L'elettorato afroamericano rappresenta una quota decisiva nella base delle primarie democratiche, e la scelta di Harris di presentarsi in questa sede non è casuale. Nel suo intervento, l'ex vicepresidente ha riconosciuto che nel 2024 il Partito Democratico ha perso terreno tra gli elettori afroamericani e latinos, in particolare tra gli uomini, e ha invitato i democratici a non dare per scontato il sostegno delle comunità di colore. "Penso che dobbiamo essere elettori transazionali", ha detto. "Se volete il mio voto, questo è quello che mi aspetto in cambio. Mi aspetto di ottenere qualcosa".
Harris ha anche sottolineato la sua esperienza come vicepresidente per quattro anni al fianco di Joe Biden. "Ho trascorso innumerevoli ore nel mio ufficio nell'Ala Ovest, a pochi passi dallo Studio Ovale. Ho trascorso innumerevoli ore nello Studio Ovale, nella Situation Room. So qual è il lavoro e cosa richiede", ha detto a Sharpton. Un modo per distinguersi dagli altri candidati in campo e ricordare di essere l'unica nella corsa ad aver già ricoperto un incarico a quel livello.
Sul fronte politico, Harris ha attaccato ripetutamente il presidente Trump su diversi temi, dalla guerra in Iran alla politica estera e ai diritti di voto. Nei giorni precedenti la convention aveva già criticato la gestione del conflitto con l'Iran, scrivendo sulla piattaforma X che Trump "ha iniziato una guerra disastrosa di sua iniziativa, senza un piano e senza una strategia per uscirne". Prima di un discorso televisivo di Trump sul conflitto, Harris aveva pubblicato un video sui social in cui accusava il presidente di aver "mandato le truppe americane in pericolo" mentre "i costi crescono di giorno in giorno".
Le persone vicine a Harris sostengono che la decisione non è ancora presa. Come ha scritto Politico, i suoi collaboratori la spingono a compiere passi che le consentano di lanciare una campagna quando e se lo vorrà. Lo stratega democratico Joel Payne ha osservato, parlando con The Hill, che "i candidati sono molto bravi a depistare quando non vogliono che si pensi a qualcosa. Sembra che siano a proprio agio con le speculazioni, e questo è significativo". Un altro stratega, Anthony Coley, ha sintetizzato la situazione con una formula: "Sembra che stia tenendo aperte le sue opzioni".
Harris è in testa in diversi sondaggi preliminari sulle preferenze dei democratici per il 2028, probabilmente grazie alla notorietà acquisita con due precedenti candidature e quattro anni come vicepresidente. Ma non mancano le perplessità. Alcuni donatori democratici, come riporta The Hill, si chiedono se abbia senso riproporre una candidata sconfitta nelle primarie del 2020 e battuta da Trump nel 2024. Un ulteriore elemento di complessità è il rapporto con il governatore della California Gavin Newsom, che in alcuni sondaggi la supera e con cui condivide consulenti e finanziatori. Secondo un operativo californiano citato da The Hill, alcuni sostenitori "si stanno già silenziosamente schierando dietro Newsom".
L'ex vicepresidente ha annunciato che presto viaggerà in South Carolina, North Carolina, Georgia e Arkansas. L'anno scorso ha rinunciato a candidarsi a governatrice della California, alimentando le voci su un ritorno alla corsa presidenziale. In un'intervista alla BBC aveva detto che le sue pronipoti vedranno "sicuramente" una donna presidente e che quella donna potrebbe "probabilmente" essere lei. "Non ho finito", aveva aggiunto.