Iran-USA, negoziati già in crisi: Teheran accusa Washington di doppio gioco

Mentre gli Stati Uniti inviano nuove truppe in Medio Oriente per una possibile operazione di terra, il Senato americano controllato dai repubblicani boccia per la terza volta una risoluzione per limitare i poteri di guerra di Trump.

Iran-USA, negoziati già in crisi: Teheran accusa Washington di doppio gioco
Fonte: Dipartimento della Difesa

Due round di negoziati, due attacchi nel mezzo. È questo il motivo per cui i funzionari iraniani hanno detto ai Paesi mediatori di non fidarsi più di Donald Trump e di non voler cadere nella stessa trappola una terza volta. La posizione è stata trasmessa a Pakistan, Egitto e Turchia, secondo quanto riporta Axios. A peggiorare le cose dal punto di vista di Teheran c'è il fatto che mentre si parla di pace, Washington continua ad inviare truppe in Medio Oriente, e il Senato americano controllato dai repubblicani ha respinto per la terza volta una risoluzione che avrebbe limitato i poteri di guerra del presidente.

Un piano in 15 punti e un incontro che non c'è ancora

L'Amministrazione Trump punta a organizzare colloqui diretti con l'Iran entro giovedì a Islamabad, in Pakistan. Lunedì mattina ha fatto pervenire a Teheran, attraverso i mediatori, un piano in 15 punti che ricalca molte delle idee già bocciate dall'Iran prima dell'inizio del conflitto e prevede, oltre al cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz, la revoca delle sanzioni e garanzie sul programma nucleare iraniano, sui missili e sul sostegno ai gruppi armati alleati di Teheran. Gli Stati Uniti vogliono discutere il piano come qualcosa da accettare o rifiutare in toto e chiedono all'Iran di presentarsi a Islamabad per discutere.

Ma la sfiducia iraniana verso questo processo negoziale ha radici chiare. Israele aveva attaccato l'Iran con il sostegno di Trump lo scorso giugno, a pochi giorni da un round di negoziati sul nucleari già programmato. Tre settimane fa, Usa e Iran avevano raggiunto un accordo provvisorio a Ginevra per proseguire i negoziati la settimana successiva: due giorni dopo, Usa e Israele hanno attaccato di nuovo, dando il via al conflitto attuale. Sono queste le due occasioni a cui i funzionari iraniani si riferiscono quando parlano di inganni, e sono queste che rendono così difficile convincere Teheran a sedersi nuovamente a un tavolo negoziale.

Per cercare di ricostruire un minimo di fiducia con Teheran, la Casa Bianca ha fatto sapere che il vicepresidente JD Vance — considerato scettico rispetto all’operazione militare in corso — potrebbe prendere parte ai negoziati. Secondo due fonti, il mediatore Steve Witkoff ne avrebbe proposto il coinvolgimento sia per il peso istituzionale della carica, sia perché i funzionari iraniani non lo considerano un sostenitore della linea dura.

Negoziati Usa-Iran: tra bombe e diplomazia
Negoziati e guerra
Tra bombe e diplomazia: lo stallo dei negoziati Usa-Iran
Piano in 15 punti, sfiducia iraniana e voto al Senato — 25 marzo 2026
I numeri chiave
15
Punti del piano Usa
Prevedono tra gli altri: cessate il fuoco, riapertura dello Stretto di Hormuz, revoca sanzioni, garanzie su nucleare, missili e gruppi armati alleati di Teheran. Presentato come pacchetto da accettare o rigettare in toto.
2
Precedenti traditi
Giugno 2025: Israele attacca a pochi giorni da un nuovo round di colloqui sul nucleare. Marzo 2026: l'accordo provvisorio di Ginevra per un altro round di colloqui viene violato due giorni dopo da un nuovo attacco Usa-Israele.
Islamabad
Sede proposta per i nuovi negoziati
Washington punta a organizzare colloqui diretti con l'Iran entro giovedì in Pakistan. Teheran non ha ancora accettato. Nulla è ancora definito, secondo un funzionario della Casa Bianca.
2–3
Settimane di guerra ancora previste
Secondo fonti di Axios, almeno due o tre settimane di operazioni militari sarebbero già programmate, indipendentemente dall'esito dei negoziati.
"Negoziamo con le bombe"
Pete Hegseth, Segretario alla Difesa Usa nello Studio Ovale
Rinforzi militari Usa
31ª MEU
Unità Marines in arrivo
Una unità della 31ª Forza di Spedizione dei Marines è attesa in settimana in Medio Oriente, un'altra è in viaggio.
82ª Airborne
Comando + brigata in Medio Oriente
Il comando dell'82ª Divisione Aviotrasportata, con una brigata di fanteria di alcune migliaia di soldati, ha ricevuto l'ordine di schierarsi in Medio Oriente.
Tocca per esplorare la posizione di ogni attore
Casa Bianca
Doppio binario
Piano in 15 punti come pacchetto unico. Pressione militare e apertura diplomatica allo stesso tempo. JD Vance potrebbe partecipare ai colloqui per dare peso istituzionale. Trump parla di "regalo" iraniano, Teheran smentisce.
Iran
Rifiuto totale
Teheran smentisce qualsiasi negoziato con Washington e pone le seguenti condizioni: fine definitiva del conflitto più riparazioni, non un semplice cessate il fuoco. Ha detto a Pakistan, Egitto e Turchia di non fidarsi più di Trump dopo i due precedenti.
Paesi del Golfo
Voce al tavolo
L'ex premier del Qatar al-Thani avverte: i Paesi del Golfo non possono essere esclusi. Lo Stretto di Hormuz deve restare aperto senza condizioni. Qualsiasi controllo unilaterale da parte dell'Iran è una minaccia all'economia mondiale.
Mediatori
In campo
Pakistan potrebbe ospitare i negoziati a Islamabad. Egitto, Turchia e Oman coinvolti come mediatori. L'inviato americano Steve Witkoff propone la partecipazione di JD Vance per la sua immagine meno aggressiva.
Voto sui poteri di guerra — Senato Usa
Contrari 53 Favorevoli 47
53
47
Risoluzione per limitare i poteri di guerra del presidente respinta. 3ª bocciatura consecutiva al Senato.
Le eccezioni nel voto
John Fetterman
Unico democratico contrario (Pennsylvania)
Rand Paul
Unico repubblicano favorevole (Kentucky)
"Gli americani meritano di conoscere la giustificazione e l'obiettivo finale di questa guerra"
Chris Murphy, senatore democratico del Connecticut
Il costo umano
13
Militari americani morti nel conflitto
6
Uccisi da droni in Kuwait
Tocca un evento per i dettagli
Giu 2025
1° inganno: attacco Israele a ridosso di un nuovo round di colloqui
Israele colpisce l'Iran con il sostegno di Trump, a pochi giorni da un round di colloqui sul nucleare già programmato. Per Teheran è il primo inganno.
Fine febbraio
2° inganno: accordo di Ginevra violato in 48 ore
Usa e Iran raggiungono un accordo provvisorio a Ginevra per un nuovo round di colloqui il 26 febbraio. Due giorni dopo, Usa e Israele attaccano di nuovo. È il secondo inganno agli occhi di Teheran.
24 Mar
Piano Usa in 15 punti inviato a Teheran
L'Amministrazione Trump ha trasmesso ai Paesi mediatori un piano che prevede la fine del conflitto, riapertura dello Stretto di Hormuz, revoca sanzioni e garanzie sul nucleare. Propone colloqui diretti tra Stati Uniti ed Iran a Islamabad entro giovedì.
25 Mar
Iran smentisce l'esistenza di negoziati in corso. Senato USA boccia la risoluzione sui poteri di guerra
Teheran nega ogni trattativa. Il Senato respinge 53-47 la risoluzione per limitare i poteri di guerra del presidente Donald Trump. Un drone iraniano colpisce l'aeroporto del Kuwait.
Fonti: New York Times, Axios, Associated Press, Fars News · 25 marzo 2026

"Negoziamo con le bombe"

In questo quadro si inserisce la linea, esplicitata senza troppi filtri, della Casa Bianca. Un consigliere di Trump l’ha riassunta così: "Trump ha una mano aperta per un accordo e l’altra è un pugno, pronto a colpirti in faccia". Per Washington, l’invio di nuove forze in Medio Oriente non è segno di malafede, ma di pressione calcolata a sostegno del negoziato. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, nello Studio Ovale, ha poi tolto ogni ambiguità: "Negoziamo con le bombe". E proprio ieri Trump gli ha dato l’ordine esplicito di mantenere la pressione militare sull’Iran.

Intanto, i rinforzi continuano ad arrivare. Una unità della 31esima forza di spedizione dei Marines è attesa in settimana in Medio Oriente, mentre un'altra è in viaggio. Il comando dell'82esima divisione Airborne, con una brigata di fanteria di alcune migliaia di soldati, ha ricevuto l'ordine di schierarsi in Medio Oriente. Diverse squadriglie di caccia raggiungeranno la regione nelle prossime settimane. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato che un'operazione di terra resta un'opzione, pur sottolineando che Trump non ha ancora preso una decisione in tal senso. Secondo fonti citate da Axios, altre due o tre settimane di guerra sarebbero già previste indipendentemente dall'esito dei colloqui.

Il "regalo" di Teheran e le smentite di Teheran

Ieri Trump ha accennato pubblicamente a un gesto di fiducia da parte iraniana, descrivendolo come "un regalo molto grande" legato al gas, al petrolio e allo Stretto di Hormuz, senza però aggiungere dettagli. Ha detto ai giornalisti che solo gli interlocutori con cui sta trattando a Teheran avrebbero potuto compierlo, e ha concluso: "Questa guerra è stata vinta".

A Teheran, però, nessuno sembra riconoscere questa ricostruzione. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, e il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, hanno smentito l’esistenza di qualsiasi negoziato con Washington. Ancora più dura la replica del portavoce militare del quartier generale Khatam al-Anbiya, il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, che — citato dall’agenzia Fars — ha ironizzato: "Il livello dei vostri conflitti interni è arrivato al punto da negoziare con voi stessi?". Quindi l’affondo: "Non definite il vostro fallimento come un accordo".

Nel frattempo, però, il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avuto colloqui con gli omologhi di Egitto, Pakistan e Oman, a conferma che Teheran si muove sul piano diplomatico regionale, ma senza ancora coinvolgere direttamente gli Stati Uniti. La posizione ufficiale dell'Iran rimane invariata: finché i bombardamenti proseguono qualsiasi dialogo è privo di senso, e ogni accordo futuro dovrà prevedere la fine definitiva del conflitto, non solo un cessate il fuoco, oltre a riparazioni per i danni subiti.

Il Senato boccia la risoluzione sui poteri di guerra

A Washington, intanto, il Senato a maggioranza repubblicana ha respinto con 47 voti a favore e 53 contrari una risoluzione per ordinare il ritiro delle forze statunitensi dalle ostilità contro l’Iran in quanto non autorizzate dal Congresso. Il voto ha seguito quasi perfettamente le linee di partito: l'unico esponente democratico contrario è stato il senatore della Pennsylvania John Fetterman, mentre l’unico repubblicano favorevole è stato Rand Paul, del Kentucky. È la terza volta che il Senato non riesce ad approvare una misura di questo tipo.

Il senatore democratico Chris Murphy, del Connecticut, ha dichiarato in aula che gli americani meritano di conoscere "la giustificazione e l’obiettivo finale di questa guerra". I democratici hanno inoltre annunciato che continueranno a sottoporre al voto risoluzioni analoghe, almeno finché i repubblicani non accetteranno di tenere audizioni pubbliche sugli obiettivi del conflitto con l’Iran.

Il nodo dei Paesi del Golfo

Con i negoziati bloccati e il Senato americano deciso a non frenare Trump, cresce intanto la pressione dei Paesi del Golfo per ottenere un ruolo nei possibili accordi di pace. L’ex primo ministro del Qatar, Hamad bin Jassim al-Thani, ha avvertito che gli Stati della regione non possono essere esclusi dai colloqui tra Stati Uniti e Iran: il futuro del Golfo, ha sottolineato, non può essere deciso senza di loro.

Al-Thani ha inoltre ribadito che lo Stretto di Hormuz non può trasformarsi in uno strumento di pressione e deve restare aperto "senza condizioni né restrizioni, in qualsiasi circostanza", avvertendo che qualsiasi tentativo di controllo unilaterale da parte dell'Iran di questo Stretto vitale rappresenterebbe una minaccia non solo per i Paesi del Golfo, ma per l’intera economia globale.

Nelle stesse ore, però, un drone iraniano ha colpito un serbatoio di carburante all’aeroporto internazionale del Kuwait, provocando un incendio. L’autorità dell’aviazione civile kuwaitiana ha fatto sapere che i danni sono stati limitati alla struttura e che non si registrano feriti. Dall’inizio delle offensive americane e israeliane del 28 febbraio, il Kuwait è stato più volte bersaglio di attacchi attribuiti all’Iran: 6 dei 13 militari statunitensi morti finora nel conflitto sono morti in un precedente attacco di droni iraniani proprio in Kuwait.

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.