Iran, Rubio: la guerra andrà avanti settimane. Hacker violano email personale del direttore FBI
Rubio ha detto ai suoi omologhi dei Paesi del G7 che il conflitto continuerà oltre le previsioni iniziali. Hacker filo-iraniani violano l'email personale di Kash Patel e i tassi di interesse tornano a salire a causa delle preoccupazioni legate alla guerra.
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran non finirà a breve. Marco Rubio ha informato oggi i Ministri degli Esteri del G7 riuniti in Francia che il conflitto durerà ancora almeno 2-4 settimane. Lo riferiscono tre fonti con diretta conoscenza dei contenuti della riunione, citate da Axios. Si tratta di una finestra temporale più lunga di quelle finora ammesse pubblicamente dai funzionari americani.
Rubio ha anche riferito ai suoi omologhi che Washington sta ancora comunicando con Teheran attraverso dei mediatori, ma senza contatti diretti. Ha anche ammesso di non sapere con certezza chi stia prendendo le decisioni in Iran e fatto sapere che due alti funzionari iraniani sarebbero disponibili a trattare, ma hanno bisogno dell'approvazione della leadership suprema. Il problema, ha spiegato, è che questi funzionari evitano di usare i telefoni per non essere localizzati e uccisi, il che rallenta le comunicazioni con i mediatori. Il vicepresidente JD Vance sarebbe il candidato principale a guidare la delegazione americana in eventuali negoziati, anche se Trump ha fatto sapere che Rubio, Steve Witkoff e Jared Kushner sono tutti coinvolti nello sforzo diplomatico.
Pensando al dopo guerra, Rubio ha spiegato agli alleati che gli Stati Uniti non hanno bisogno di aiuti per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma desiderano comunque la partecipazione degli alleati a una task force marittima per presidiarlo a conflitto concluso. Uno dei motivi è che l'Iran intende imporre un pedaggio alle navi in transito: una presenza internazionale servirebbe a segnalare che lo Stretto non è sotto il controllo di Teheran.
Le armi all'Ucraina nel mirino
La guerra sta intanto già producendo effetti sugli impegni americani in altri scenari. A margine del summit di oggi del G7, Rubio ha dichiarato ai giornalisti che le forniture di armi all'Ucraina non sono state ancora modificate, ma che ciò potrebbe succedere presto. "Non è ancora successo. Non è stato ancora cambiato nulla. Ma potrebbe succedere", ha affermato il Segretario di Stato come riportato da Bloomberg.
Secondo Politico, che cita a sua volta tre funzionari europei a conoscenza delle informazioni, proprio il Dipartimento di Stato guidato da Rubio ha già avvertito gli alleati che le forniture di munizioni, in particolare di missili intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot, potrebbero subire interruzioni. Il Financial Times aveva già riferito a metà marzo, citando fonti anonime, che dall'inizio della guerra con l'Iran gli Stati Uniti hanno quasi esaurito scorte di munizioni critiche sufficienti per anni.
Gli hacker iraniani colpiscono il direttore dell'FBI
Intanto il gruppo hacker Handala, che secondo le autorità americane ha legami con i servizi di intelligence iraniani, ha rivendicato il furto di informazioni personali dell'attuale direttore dell'FBI Kash Patel, incluse email, documenti e potenzialmente file confidenziali. L'FBI ha confermato di essere "a conoscenza di soggetti malintenzionati che hanno preso di mira le informazioni personali del direttore Patel" e ha dichiarato di aver adottato tutte le misure necessarie per limitare i rischi, precisando che le informazioni compromesse "sono di natura storica e non riguardano alcuna informazione governativa attuale".
I materiali pubblicati da Handala e revisionati da Axios provengono dall'account Gmail personale di Patel, anche se alcune email risalivano a un suo vecchio indirizzo del Dipartimento di Giustizia, usato nel 2014. Le conversazioni riguardano viaggi tra il 2012 e il 2019, ricevute di trasporto, messaggi con familiari, pratiche fiscali e informazioni su appartamenti a Washington. Il gruppo ha pubblicato anche alcune foto di Patel vicino ad auto con targa cubana mentre fuma sigari, oltre a un estratto di una versione precedente del suo curriculum.
Handala ha dichiarato che l'attacco è una risposta all'operazione dell'FBI della settimana scorsa, che aveva sequestrato diversi domini del gruppo dopo che Handala aveva rivendicato un attacco informatico contro la società americana di tecnologia medica Stryker. "Mentre l'FBI sequestrava con orgoglio i nostri domini e annunciava immediatamente una ricompensa da 10 milioni di dollari per le nostre teste, abbiamo deciso di rispondere in un modo che sarà ricordato per sempre", ha scritto il gruppo. Va ricordato che gruppi come Handala sono noti per esagerare la portata dei propri attacchi: la CNN aveva già riportato a fine 2024 che hacker iraniani avevano avuto accesso ad alcune comunicazioni di Patel.
I tassi di interesse tornano a salire
Il conflitto in Iran sta intanto spingendo verso l'alto i tassi di interesse a lungo termine negli Stati Uniti, con effetti diretti sui mutui e sulle finanze pubbliche. Il rendimento del titolo di Stato a dieci anni è salito al 4,45%, dal 3,96% registrato prima dell'attacco contro l'Iran. Il tasso medio sui mutui a tasso fisso a trent'anni è passato invece dal 5,99% di fine febbraio al 6,62% di giovedì, secondo Mortgage News Daily. Tre aste di titoli di Stato questa settimana hanno registrato una domanda più bassa del previsto, con prezzi in calo e rendimenti in rialzo.
Secondo Joe Brusuelas, capo economista di RSM, l'ultimo mese ha visto "una maggiore volatilità nel mercato obbligazionario e un premio al rischio crescente" richiesto dagli investitori per acquistare titoli del Tesoro americano. Tra le preoccupazioni citate: una posizione fiscale americana considerata sempre più insostenibile, il rischio di nuova inflazione e l'incertezza sulla durata del conflitto. I mercati scontano anche la possibilità che la Federal Reserve possa alla fine decidere di tornare ad aumentare i tassi anziché tagliarli: la probabilità che il tasso di riferimento sia più alto di ora a fine anno è stimata al 40% secondo il CME FedWatch Tool, come riporta Axios, nonostante la Fed non abbia dato alcun segnale in questa direzione.