Iran pronto a una guerra lunga con gli Usa: "Non c’è più spazio per la diplomazia"

Il consigliere della Guida Suprema esclude alla CNN ogni trattativa e scommette sulla pressione economica globale per fermare il conflitto. Il Libano tenta invano una mediazione con Israele.

Iran pronto a una guerra lunga con gli Usa: "Non c’è più spazio per la diplomazia"

L’Iran si prepara a un conflitto prolungato con gli Stati Uniti e chiude la porta alla diplomazia. A dichiararlo è Kamal Kharazi, consigliere di politica estera dell’ufficio della Guida suprema, in un’intervista esclusiva rilasciata alla CNN da Teheran al decimo giorno di guerra. «Non vedo più alcuno spazio per i negoziati. Donald Trump ha ingannato i suoi interlocutori e non ha mantenuto le promesse», ha affermato Kharazi, ricordando che in entrambe le precedenti tornate negoziali «mentre eravamo impegnati nelle trattative, ci hanno colpiti». L’unica via d’uscita, secondo il consigliere, passa dalla pressione economica: la guerra sta generando inflazione e carenza energetica su scala globale, e quando le conseguenze diventeranno insostenibili i Paesi del Golfo saranno spinti a intervenire per «garantire la fine dell’aggressione americana e israeliana».

Quella pressione sta già montando. Dall’inizio del conflitto Teheran ha colpito numerosi obiettivi in Medio Oriente, dichiarando di prendere di mira interessi statunitensi nei Paesi del Golfo, ma gli attacchi hanno ripetutamente coinvolto anche edifici residenziali e aeroporti. Un portavoce del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) ha dichiarato domenica che l’Iran sta impiegando il 60% della propria potenza di fuoco contro basi americane nella regione. Le ricadute sul mercato energetico sono pesanti: il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz è crollato e il prezzo del petrolio ha superato brevemente oggi i 100 dollari al barile. Secondo il Rapidan Energy Group, circa il 20% dell’offerta mondiale di greggio risulta interrotta, quasi il doppio del record della crisi di Suez del 1956-1957. Il conflitto ha inoltre azzerato la capacità produttiva di riserva (la cosiddetta spare capacity) che funge da ammortizzatore nei mercati energetici.

Guerra Usa-Iran: i numeri del conflitto
I numeri del conflitto

Guerra Usa-Iran: giorno 10

Il bilancio umano, l'impatto sull'energia globale e i fatti chiave dal 28 febbraio 2026
Vittime per Paese
Iran
1.205
civili uccisi, di cui 194 bambini · 187 militari
Libano
486
+ 2 soldati israeliani
Iraq
13
milizie filo-iraniane
Kuwait
12
inclusi 6 militari Usa
Israele
11
9 a Beit Shemesh
Emirati
4
attacchi con droni
Arabia S.
3
incluso 1 militare Usa
Fonti: HRANA, ministeri della Sanità locali, CENTCOM, CNN
Impatto energetico
>$100
Prezzo del barile
Superato lunedì
20%
Traffico mondiale di petrolio interrotto
Stretto di Hormuz bloccato
Interruzione dell'offerta petrolifera: confronto storico
20%
~10%
Conflitto attuale (2026) Crisi di Suez (1956-57)
Fatti chiave
Diplomazia esclusa — Il consigliere della Guida Suprema Kharazi: "Non c'è più spazio per i negoziati"
Mojtaba Khamenei nominato nuova Guida Suprema. Trump: "Un grande errore". Israele promette di colpire ogni successore
Libano isolato — Proposta di negoziati diretti con Israele respinta da Washington e Tel Aviv. 600.000 sfollati nel sud del Paese

La successione alla Guida Suprema

Sul piano interno, il segnale più rilevante è l’elevazione di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, alla massima carica dello Stato — una scelta che indica la volontà dell’Iran di proseguire sulla linea della fermezza. Kharazi ha confermato il pieno allineamento tra apparato militare e nuova Guida suprema: «La responsabilità del leader è guidare la capacità difensiva dell’Iran, e il nuovo leader lo farà come faceva l’ayatollah Khamenei». Il presidente Trump, che nei giorni scorsi aveva definito la nomina «inaccettabile», ha rincarato la dose in un’intervista a NBC News: «Penso che abbiano commesso un grande errore. Non so se durerà». Anche Israele ha promesso di colpire qualsiasi successore. Kharazi ha replicato: «Non sono affari suoi».

Il regime ha mobilitato il consenso intorno al nuovo leader con manifestazioni di massa a Teheran e in altre città, amplificate dai media di Stato e dall’agenzia semi-ufficiale Mehr. Il ministero dell’Istruzione ha sospeso le lezioni per consentire la partecipazione alla cerimonia di fedeltà al nuovo leader. Alti esponenti religiosi hanno espresso sostegno, tra cui l’ayatollah Arafi e il nipote del fondatore della Repubblica islamica, Seyed Hassan Khomeini, che ha invocato la «protezione dell’Iran contro l’aggressione del regime sionista». Si è congratulato anche l’ex presidente moderato Hassan Rouhani, augurandogli «successo nel rafforzare l’unità e la coesione nazionale».

Il Libano tra guerra e diplomazia mancata

L’escalation investe in pieno anche il Libano, dove il governo ha proposto negoziati diretti con Israele attraverso l’amministrazione Trump. Secondo cinque fonti informate citate da Axios, Beirut ha contattato Tom Barrack, ambasciatore statunitense in Turchia, proponendo colloqui a livello ministeriale a Cipro e sostenendo che alcuni esponenti di Hezbollah fossero aperti a un’intesa. La risposta è stata gelida: Barrack ha chiesto «azioni concrete» sul disarmo di Hezbollah («Se non si tratta di un intervento reale sulle armi, non c’è nulla di cui discutere»), mentre Israele ha respinto la proposta giudicandola tardiva.

Hezbollah era entrato nel conflitto al secondo giorno di guerra, lanciando razzi e droni verso Israele, che ha risposto con massicci bombardamenti — anche su Beirut — e incursioni di terra nel sud del Paese, provocando la fuga di oltre 600.000 civili. Il presidente Aoun, il primo ministro Salam e il presidente del Parlamento Berri erano rimasti furiosi per la decisione del gruppo armato, dal quale avevano ricevuto rassicurazioni sulla sua non partecipazione. L’episodio ha reso evidente che l’ala politica di Hezbollah non controlla quella militare e che l’IRGC esercita un’influenza decisiva. Ne sono seguite due decisioni storiche: la messa al bando del braccio militare del gruppo e l’ordine di espulsione dei membri dell’IRGC dal suolo libanese.

Un bilancio umano sempre più pesante

A nove giorni dall’inizio delle ostilità, il costo umano del conflitto continua a salire. Secondo la Human Rights Activists News Agency (HRANA), almeno 1.205 civili sono stati uccisi in Iran, tra cui 194 bambini, oltre a 187 militari. In Libano le vittime sono almeno 486. Il conflitto ha provocato morti anche in Iraq (13), Kuwait (12, tra cui 6 militari americani), Israele (11, 9 dei quali in un attacco su un edificio residenziale a Beit Shemesh), Emirati Arabi Uniti (4), Arabia Saudita (3) e, in misura minore, Bahrein e Oman. Da parte americana, l’esercito ha identificato il settimo caduto: il sergente Benjamin Pennington, 26 anni, deceduto per le ferite riportate nella base di Prince Sultan Air Base in Arabia Saudita. Altri 9 militari statunitensi risultano in condizioni gravi.

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