Iran, Mojtaba Khamenei promette vendetta ed annuncia che Hormuz resterà chiuso
Il nuovo leader supremo rompe il silenzio e annuncia che lo stretto di Hormuz resterà chiuso. I rapporti riservati dell'intelligence indicano che il regime di Teheran non è a rischio collasso, mentre il petrolio supera i 100 dollari al barile.
Mojtaba Khamenei, nuovo Leader Supremo dell'Iran, ha rotto il silenzio con un primo messaggio pubblico in cui ha promesso vendetta per i bombardamenti americani e israeliani ed annunciato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso come "strumento di pressione contro il nemico". Il messaggio — letto dalla televisione di Stato senza alcun video né foto del leader — è il tentativo del regime di proiettare un'immagine di controllo e coesione mentre il Paese resta sotto attacco ininterrotto da due settimane.
Il minaccioso discorso di Mojtaba Khamenei
Nel suo messaggio, Khamenei ha delineato le prossime mosse nella guerra. Ha dichiarato che l'Iran intende aprire nuovi fronti "dove il nemico ha poca esperienza ed è molto vulnerabile" ed ha ringraziato i proxy regionali — Hezbollah in Libano, le milizie filo-iraniane in Iraq e gli Houthi in Yemen — lasciando intendere un possibile ingresso diretto di questi ultimi nel conflitto. Ha avvertito che gli attacchi alle basi militari statunitensi nella regione proseguiranno finché non saranno smantellate.
Rivolgendosi ai Paesi del Golfo, Khamenei ha inoltre affermato di volere buone relazioni con i Paesi vicini, ma ha sostenuto che le basi americane nella regione sono state utilizzate per colpire l'Iran e ha intimato ai governi ospitanti di chiuderle "il prima possibile". Una dichiarazione che stride con i fatti: dall'inizio del conflitto l'Iran ha lanciato circa 2.500 tra missili e droni contro i Paesi del Golfo, colpendo in molti casi obiettivi civili come hotel, edifici residenziali e infrastrutture energetiche.
Il nuovo Leader Supremo ha anche evocato il bombardamento di una scuola femminile il primo giorno di guerra — 175 vittime, per lo più bambine — per il quale un rapporto preliminare del Pentagono attribuisce la responsabilità agli Stati Uniti. "Saremo particolarmente sensibili riguardo al sangue dei nostri bambini", ha dichiarato promettendo vendetta. Ha aggiunto che dopo la guerra Teheran esigerà un risarcimento da Washington e Tel Aviv e, in caso di rifiuto, "sequestrerà proprietà o distruggerà beni di valore equivalente".
Mojtaba Khamenei ha ereditato il ruolo di Leader Supremo dopo che l'Assemblea degli Esperti, l'organo di alti religiosi sciiti, lo ha designato nei giorni scorsi. Suo padre, l'ayatollah Ali Khamenei, è stato ucciso il 28 febbraio, primo giorno dei bombardamenti americani e israeliani. Secondo funzionari israeliani citati da Axios, Mojtaba si trovava nello stesso complesso colpito: il padre, la madre, la moglie e la figlia sono rimasti uccisi, mentre lui è sopravvissuto riportando ferite. Non è più apparso in pubblico da allora e, secondo altre fonti, si troverebbe in terapia intensiva al Sina University Hospital di Teheran.
Petrolio oltre i 100 dollari, rischio stagflazione globale
L'impatto economico del conflitto, intanto, si aggrava di giorno in giorno. Poche ore dopo che Trump ha dichiarato che la guerra è stata "vinta" e finirà "presto", sei petroliere sono state colpite da imbarcazioni suicide iraniane nello stretto di Hormuz, spingendo il Brent oltre i 100 dollari al barile. Questa mattina il greggio di riferimento globale ha segnato un rialzo di quasi il 10%, a 101 dollari — rispetto ai 72,48 dollari precedenti all'inizio della guerra. Anche la curva dei futures resta elevata: il Brent con consegna a luglio 2025 quotava 91,60 dollari e non scende sotto gli 80 fino a dicembre, segnale che i mercati considerano probabili interruzioni prolungate delle forniture.
L'Iran si è detto pronto ad attaccare le navi commerciali che tentino di attraversare lo Stretto, largo appena 34 km nel punto più angusto e circondato su tre lati da territorio iraniano. Oltre al petrolio, il blocco minaccia le forniture di gas naturale liquefatto (GNL), materie prime per fertilizzanti, alluminio e acciaio. I tentativi americani di forzare il passaggio — compresa l'offerta di coperture assicurative statali e l'ipotesi di scorte della U.S. Navy — non hanno ancora dato risultati.
In questo contesto, le proiezioni economiche si fanno cupe. Gli economisti di Goldman Sachs, ipotizzando un Brent medio a 98 dollari tra marzo e aprile, prevedono un'inflazione statunitense al 2,9% nel 2026 (0,8 punti in più rispetto alle stime precedenti) e una crescita del PIL al 2,2% (0,3 punti in meno), con la probabilità di recessione salita al 25%. In uno scenario più grave, con il greggio a 110 dollari per un mese intero, l'inflazione salirebbe al 3,3% e la crescita scenderebbe al 2,1%. Oxford Economics si è spinta oltre, modellando un'ipotesi di prezzi a 140 dollari per due mesi: un livello sufficiente a trascinare eurozona, Regno Unito e Giappone in recessione e a far calare il PIL globale dello 0,7%.
| Scenario | Brent medio | Inflazione | Pil |
|---|---|---|---|
| Goldman Sachs – scenario base | $98 | 2,9% | +2,2% |
| Goldman Sachs – scenario estremo | $110 | 3,3% | +2,1% |
| Oxford Economics – scenario di crisi | $140 | 5,1% (globale) | −0,7% (globale) |
Benzina e consenso: Trump sotto pressione
Per questo motivo, sul fronte interno il conflitto si sta trasformando in un problema politico per la Casa Bianca. Un nuovo sondaggio di Morning Consult, condotto mercoledì sera su 1.002 adulti americani, indica che il 74% degli intervistati percepisce un aumento dei prezzi della benzina — 30 punti percentuali in più rispetto a sei settimane fa. Il 48% ne attribuisce la responsabilità al presidente e alla sua Amministrazione. Il prezzo medio della benzina è salito a 3,60 dollari al gallone dai 2,95 di un mese fa, un incremento superiore al 20%.
L'Amministrazione Trump ha replicato definendo le turbolenze sul mercato come "interruzioni a breve termine" destinate a rientrare una volta completati gli obiettivi militari. Trump ha scritto questa mattina che gli Stati Uniti, in quanto maggior produttore mondiale di petrolio, "guadagnano molto" quando i prezzi salgono, ma ha aggiunto che la sua priorità resta "fermare un impero del male, l'Iran, dall'ottenere armi nucleari".