Iran, la tregua scricchiola: Israele colpisce il Libano, Teheran minaccia lo stop

Teheran si proclama vincitrice e continua a usare lo Stretto di Hormuz come leva negoziale. Netanyahu apre ai colloqui con Beirut sotto pressione degli Stati Uniti, ma esclude una tregua in Libano.

Iran, la tregua scricchiola: Israele colpisce il Libano, Teheran minaccia lo stop
Immagine creata dall’intelligenza artificiale

Sono bastati due giorni perché il cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran mostrasse tutte le sue crepe. Teheran continua a dichiararsi vincitrice e rilancia la posta con richieste massimaliste. Intanto, Israele intensifica i raid in Libano contro Hezbollah, pur accettando di aprire un tavolo con Beirut. A Washington, invece, i democratici cercano di tentare (senza successo) di impedire al presidente Donald Trump di riaprire le ostilità senza il voto del Congresso.

L’Iran alza la posta

Dopo sei settimane di bombardamenti americani e israeliani, la leadership iraniana non mostra segnali di apertura. “Buongiorno alla vittoria. Oggi la storia ha voltato pagina”, ha scritto sui social il primo vicepresidente Mohammad Reza Aref nel giorno dell’entrata in vigore della tregua. “L’era dell’Iran è iniziata”.

Per il regime, essere sopravvissuto a un attacco congiunto delle due principali potenze militari mondiali rafforza l’ideologia della resistenza su cui si fonda la Repubblica islamica dal 1979. “Dal loro punto di vista hanno superato due superpotenze”, ha spiegato al New York Times Danny Citrinowicz, ex capo della sezione Iran dell’intelligence militare israeliana, parlando di una percezione di una “vittoria divina”.

La principale leva di Teheran resta lo Stretto di Hormuz, da cui prima della guerra passava circa un quinto del petrolio mondiale. Nonostante i danni subiti, l’Iran conserva pienamente la capacità di minacciare il traffico marittimo nello Stretto. “È una leva più efficace di quanto sia mai stato il programma nucleare”, ha dichiarato al New York Times Hamidreza Azizi, esperto di sicurezza.

Il costo interno della presunta vittoria, però, è altissimo. L’economia iraniana, già fragile, è stata ulteriormente danneggiato: i grandi produttori di acciaio hanno fermato la produzione, il commercio al dettaglio è crollato e cresce il timore di licenziamenti di massa. Secondo Ali Alfoneh, ricercatore senior dell’Arab Gulf States Institute, il Paese potrebbe affrontare una nuova ondata migratoria e spingersi verso una deterrenza più aggressiva, fino a una possibile corsa all’arma nucleare. “Questo modello rischia di trasformare l’Iran nella Corea del Nord del Medio Oriente”, ha affermato.

Negoziati con Beirut, ma niente tregua

La tenuta della tregua è comunque già in bilico. Teheran sostiene che il cessate il fuoco negoziato includesse anche il Libano e minaccia apertamente di abbandonare i colloqui o di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz se Israele continuerà a colpire il territorio libanese. Una lettura condivisa anche dai mediatori pakistani, ma respinta da Stati Uniti e Israele.

Oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver dato mandato al suo gabinetto di avviare negoziati diretti con Beirut, dopo colloqui telefonici con Trump e con l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. Secondo funzionari americani, questo passo è arrivato dopo che Washington ha chiesto a Israele di ridurre i bombardamenti per evitare un’escalation.

Secondo queste fonti, Trump avrebbe inizialmente autorizzato la prosecuzione della guerra in Libano, salvo poi cambiare posizione per il timore che il conflitto potesse far saltare la tregua con l’Iran. Nonostante l’apertura diplomatica, Israele esclude però un cessate il fuoco. Un funzionario israeliano ha invece precisato ad Axios che le operazioni militari continueranno.

Nel frattempo, sul campo di battaglia l’escalation prosegue. Nelle 24 ore successive alla tregua con l’Iran, i raid israeliani in Libano hanno causato almeno 254 morti, secondo la Protezione civile libanese. Un piano di pace proposto dalla Francia, che prevedeva il riconoscimento di Israele da parte del Libano, è stato respinto dal governo israeliano.

I democratici tentano di fermare Trump

Sul fronte interno, intanto, i democratici hanno cercato oggi ancora una volta di far approvare una risoluzione sui poteri di guerra per impedire a Trump di riaprire unilateralmente il conflitto con l’Iran. Il deputato Glenn Ivey ha chiesto il consenso unanime durante una sessione pro forma della Camera, ma il repubblicano Chris Smith, che presiedeva la seduta, ha ignorato la richiesta e chiuso i lavori.

La deputata Sara Jacobs ha annunciato che il partito forzerà un voto formale in aula la prossima settimana. La risoluzione, la cui approvazione al Senato resta dubbia e che comunque si scontrerebbe con un veto presidenziale, ha un valore soprattutto politico: dimostrare agli elettori che i democratici stanno utilizzando ogni strumento disponibile per evitare una nuova impopolare escalation.

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