Iran, escalation su nuovi fronti. Londra accusa Mosca di aiutare Teheran ed il petrolio russo vola
13esimo giorno di guerra: attacco terrorista a una sinagoga a Detroit, gli Houthi pronti a intervenire, Londra denuncia il ruolo della Russia nei raid con i droni. Intanto il greggio russo vola verso gli 85 dollari e Riyadh tratta con Kyiv per i sistemi di difesa anti-drone.
La tredicesima giornata della guerra israelo-statunitense contro l'Iran ha confermato ciò che molti analisti temevano: il conflitto non si sta contenendo, ma al contrario si sta sempre più ramificando. Un attacco contro una sinagoga nell'area di Detroit, la minaccia concreta degli Houthi yemeniti di entrare nel conflitto, l'accusa inglese alla Russia di assistere tatticamente Teheran ed un'impennata del greggio russo che sta ridisegnando ancora una volta gli equilibri energetici globali compongono il quadro di una crisi che, giorno dopo giorno, coinvolge attori e teatri sempre più distanti dal fronte originario.
Attacco alla sinagoga di Detroit
Negli Stati Uniti, la guerra ha fatto sentire i suoi effetti nel modo più diretto. Un uomo armato di fucile ha speronato un veicolo contro la Temple Israel Synagogue, nella periferia di Detroit, prima di essere ucciso. Nel retro dell'auto sono stati rinvenuti numerosi esplosivi. La sinagoga non ha riportato feriti tra studenti e personale, ha confermato lo sceriffo della contea di Oakland, Michael Bouchard, annunciando però un rafforzamento immediato della sicurezza attorno a tutte le strutture ebraiche della zona. "Da due settimane parlavamo della possibilità, purtroppo, che accadesse qualcosa del genere", ha aggiunto.
La governatrice democratica del Michigan Gretchen Whitmer ha definito l'episodio "straziante", mentre il direttore dell'Fbi Kash Patel — che già a febbraio aveva messo i reparti antiterrorismo in stato di massima allerta per la guerra con l'Iran — ha confermato la presenza di agenti federali sul luogo. Patel ha annunciato che l'FBI sta indagando come "atto di terrorismo" anche una separata sparatoria avvenuta alla Old Dominion University in Virginia, sede di una delle più grandi basi navali al mondo: il sospetto, un ex membro della Virginia National Guard che nel 2016 si era dichiarato colpevole di tentato supporto materiale all'ISIS, è morto. Almeno due vittime facevano parte del programma Rotc dell'ateneo.
Netanyahu rivendica i successi
Sul piano diplomatico, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha tenuto la sua prima conferenza stampa dall'inizio delle operazioni, tracciando un bilancio ottimista della campagna militare congiunta in corso con Washington. Netanyahu ha sostenuto che senza l'intervento militare l'industria nucleare iraniana sarebbe diventata invulnerabile entro pochi mesi, ed ha confermato l'eliminazione della Guida Suprema Ali Khamenei, liquidando il figlio e successore Mojtaba come "un burattino" dei Pasdaran, incapace persino di apparire in pubblico.
Il premier ha descritto il rapporto con il presidente Trump come "incredibilmente forte", con colloqui quasi quotidiani, e ha lanciato nuovamente un appello diretto al popolo iraniano affinché scenda in piazza per il cambio del regime. A Hezbollah ha riservato un avvertimento: il gruppo "pagherà un prezzo elevato" per la sua aggressione, e se il Libano non procederà al disarmo della milizia, Israele agirà da solo. Ma proprio mentre Netanyahu parlava di vittorie, il conflitto mostrava nuovi segnali di espansione. Mojtaba Khamenei, descritto da Netanyahu come una figura debole, ha giurato ritorsioni contro Israele e gli Stati Uniti, nel suo messaggio di oggi ha pubblicamente ringraziato Hezbollah, le milizie filoiraniane in Iraq e gli Houthi in Yemen — un segnale che l'"Asse della Resistenza" potrebbe presto attivarsi su più fronti.
Iran, giorno 13
Il conflitto si espande: nuovi fronti militari, accuse a Mosca ed il boom del petrolio russo che ridisegna gli equilibri energetici.
milioni di $/giorno
"La Russia è il principale vincitore di questo conflitto"
Sumit Ritolia, analista di KplerGli Houthi: "Le dita sono sul grilletto"
Proprio gli Houthi rappresentano l'incognita più preoccupante. I ribelli yemeniti, già autori nel 2024 di un blocco del traffico commerciale nel Mar Rosso, hanno dichiarato in settimana di avere "le dita sul grilletto". Allison Minor, direttrice del Project for Middle East Integration presso l'Atlantic Council, avverte che un'offensiva Houthi potrebbe colpire non solo Israele, ma anche Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, riaprendo al contempo il conflitto interno allo Yemen. Il rischio principale riguarda, però, le rotte marittime: un eventuale blocco dello stretto di Bab el-Mandeb, combinato con la quasi-paralisi dello Stretto di Hormuz già in atto, aggraverebbe in modo drammatico la crisi del commercio internazionale, colpendo in particolare le esportazioni di petrolio e gas naturale liquefatto.
"La mano invisibile di Putin": Londra accusa Mosca
A rendere il quadro ancora più complesso è intervenuta una denuncia pubblica proveniente da Londra, dove il Segretario alla Difesa britannico John Healey ha dichiarato di ritenere che dietro l'impiego dei droni iraniani di classe Shahed vi sia il sostegno diretto della Russia. Il generale Nick Perry ha spiegato che Mosca avrebbe fornito a Teheran indicazioni tattiche decisive, consentendo agli operatori iraniani di far volare i droni a quote più basse e con maggiore efficacia contro i bersagli.
Healey è stato tra i primi alti funzionari europei a rendere pubblica questa accusa, già circolata tra le agenzie di intelligence occidentali. Secondo il Washington Post, l'intelligence statunitense ritiene che la Russia abbia fornito all'Iran anche dati sugli obiettivi per colpire installazioni militari americane in Medio Oriente. Mosca ha smentito, e l'inviato speciale del presidente Trump, Steve Witkoff, si è detto pronto a prendere la Russia in parola — una posizione che segnala la cautela di Washington nell'aprire un nuovo fronte di tensione con il Cremlino mentre la guerra è ancora in corso.
Il petrolio russo vola: Mosca "principale vincitrice" della crisi
Ma è proprio il Cremlino che Healey ha indicato come il principale beneficiario della crisi: Vladimir Putin è "l'unico leader mondiale che ora beneficia dei prezzi alle stelle del petrolio", ha detto il Ministro britannico, accusando Mosca di usare quei proventi per finanziare la guerra in Ucraina. I dati a disposizione confermano la sua analisi. Secondo i calcoli del Financial Times, il bilancio russo sta incassando tra 110 e 160 milioni di dollari aggiuntivi al giorno dall'impennata dei prezzi, con entrate nominali stimate tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari nei primi 12 giorni di conflitto. A marzo le entrate aggiuntive potrebbero raggiungere i 3,3-4,9 miliardi se il prezzo medio si manterrà tra 70 e 80 dollari al barile.
La dinamica è alimentata dalla corsa all'acquisto del greggio russo. Dopo che Washington ha temporaneamente autorizzato l'India ad aumentare le importazioni da Mosca, le aziende indiane hanno firmato in 5 giorni contratti per circa l'acquisto di 30 milioni di barili — lo stesso volume acquistato nell'intero mese di febbraio. Le importazioni russe verso Cina e India stanno così crescendo del 22% a settimana, e secondo Sergey Vakulenko, ricercatore al Carnegie Berlin Center, se la crisi proseguirà i due Paesi ben presto "si contenderanno il petrolio russo". Il prezzo del greggio degli Urali sta raggiungendo gli 85 dollari al barile: un livello che, secondo Robin Brooks della Brookings Institution, rende di fatto inefficace il divieto europeo sui servizi marittimi alla Russia e aumenta la pressione su Washington per un allentamento delle sanzioni.
Riyadh guarda ai droni ucraini per difendere il petrolio saudita
Allo stesso tempo, un'altra delle conseguenze inattese del conflitto in Iran è l'avvicinamento tra Arabia Saudita e Ucraina sul terreno della tecnologia militare. Secondo il Wall Street Journal, Saudi Aramco — il più grande esportatore di petrolio al mondo — è in trattative avanzate con le aziende ucraine SkyFall e Wild Hornets per l'acquisto di droni intercettori destinati a proteggere i giacimenti petroliferi dagli attacchi iraniani. Le autorità saudite avrebbero inoltre avviato colloqui con Phantom Defense, altro produttore ucraino di sistemi di guerra elettronica.
L'interesse è cresciuto dopo che i droni iraniani hanno iniziato a colpire infrastrutture civili ed energetiche nella regione. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, tre gruppi di esperti — militari e ingegneri — si sono già recati in Medio Oriente per negoziare con Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, mentre l'Ucraina ha schierato droni intercettori anche a protezione delle basi militari statunitensi in Giordania. Un intreccio impensabile fino a poche settimane fa, che misura quanto questa guerra stia ridisegnando le alleanze ben oltre il Medio Oriente.