Immigrazione, meno del 14% degli arrestati dall'ICE nell'ultimo anno aveva precedenti per reati violenti
Un documento interno del dipartimento per la Sicurezza nazionale, ottenuto da CBS News, rivela che quasi il 40% delle persone fermate nel primo anno del secondo mandato di Trump non aveva alcun precedente penale.
Meno del 14% dei circa 393.000 individui arrestati dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE) nel primo anno del secondo mandato di Donald Trump aveva accuse o condanne per reati violenti. È quanto emerge da un documento interno del Dipartimento di Sicurezza Interna (DHS) ottenuto da CBS News, che fornisce il quadro più dettagliato finora disponibile sulle operazioni di rimpatrio condotte dall'Amministrazione americana.
I dati ufficiali, relativi al periodo compreso tra il 21 gennaio 2025 e il 31 gennaio 2026, contraddicono direttamente le affermazioni ripetute della Casa Bianca secondo cui la stretta sull’immigrazione irregolare è diretta soprattutto contro criminali pericolosi e violenti, definiti dal presidente e dai suoi collaboratori come “the worst of the worst” (“i peggiori tra i peggiori”).
I numeri nel dettaglio
Secondo il rapporto, circa il 58% delle persone arrestate aveva precedenti penali o accuse in corso, ma la maggior parte di queste non risultava coinvolta in reati violenti. Meno del 2% degli arresti riguardava infatti persone accusate o condannate per omicidio o violenza sessuale, e circa un altro 2% era costituito da presunti membri di gang criminali.
Le categorie di reato più gravi documentate includono circa 2.100 arresti per omicidio, 5.400 per violenza sessuale, 2.700 per rapina e 43.000 per aggressione. Complessivamente, i fermi legati a crimini violenti — inclusi sequestro di persona e incendio doloso — rappresentano il 13,9% del totale. Tra le altre violazioni ben più frequenti figurano invece la guida in stato di ebbrezza (circa 30.000 casi), reati legati all’uso di sostanze stupefacenti (22.600) e possesso illegale di armi (6.100).
Quasi il 40% di tutti gli arrestati — circa 153.000 persone — non aveva invece alcun precedente penale ed è stato accusato esclusivamente di violazioni amministrative della normativa sull’immigrazione, come la permanenza irregolare sul territorio americano o il superamento dei termini del visto. Tali infrazioni vengono generalmente giudicate in procedimenti civili, non penali, davanti ai giudici per l’immigrazione del Dipartimento di Giustizia.
In risposta alla pubblicazione dei dati, la portavoce del DHS Tricia McLaughlin ha sottolineato che reati come traffico di droga, distribuzione di materiale pedopornografico, furto con scasso, frode, guida in stato di ebbrezza, appropriazione indebita, adescamento di minori e traffico di esseri umani rientrano tutti nella categoria dei “crimini non violenti” utilizzati per giustificare gli arresti.
Il documento del DHS non include però gli arresti effettuati dalla Border Patrol, che l’Amministrazione Trump ha impiegato anche in città lontane dal confine con il Messico — come Los Angeles, Chicago e Minneapolis — dove gli agenti hanno condotto operazioni su larga scala fermando lavoratori stranieri nei parcheggi dei centri commerciali e interrogando passanti — compresi cittadini americani — sul loro status migratorio.
Un cambiamento rispetto all’era Biden
I dati mostrano un forte aumento dell’attività dell’ICE sotto la presidenza Trump: gli arresti amministrativi dell’ultimo anno sono più che triplicati rispetto ai 113.000 registrati nell’anno fiscale 2024, ultimo anno dell’Amministrazione Biden. Tuttavia, la percentuale di persone arrestate con precedenti penali è scesa dal 72% dell’anno fiscale 2024 al 58% circa nel primo anno del secondo mandato Trump.
Circa 7.500 arresti (l’1,9% del totale) hanno riguardato presunti membri di organizzazioni criminali come il Tren de Aragua, una gang di origine venezuelana che il presidente aveva indicato come obiettivo principale della sua campagna di contrasto dell’immigrazione. Oltre 200 uomini accusati di far parte del gruppo sono stati rimpatriati in un carcere di massima sicurezza in El Salvador, ma un’inchiesta di 60 Minutes ha mostrato che anche in quel caso la maggior parte di loro non aveva precedenti penali noti.
Sebbene il programma di rimpatri di Trump abbia goduto di ampio sostegno durante la campagna elettorale del 2024 e nei primi mesi del suo secondo mandato, l’opposizione pubblica è aumentata nel tempo. Un sondaggio nazionale di CBS News del mese scorso ha registrato un calo dell’approvazione dell’operato di Trump in materia di immigrazione al 46%, rispetto al 59% all’inizio del secondo mandato. Oltre il 60% degli intervistati ha dichiarato che gli agenti dell’immigrazione stanno usando metodi “troppo duri”.